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venerdì, 28 Febbraio, 2020
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Caprioli e cervi come gli aerei di Mussolini. La Regione strizza l’occhio ai cacciatori sulla gestione venatoria

Caprioli, cervi, camosci, mufloni e daini  del Veneto come gli “aerei di Mussolini”, sempre quelli, spostati nei vari aeroporti dove il Duce andava in visita, o come le “vacche di Fanfani” anch’esse trasferite da fattoria in fattoria per la visita del noto leader democristiano quando era ministro dell’Agricoltura.

Secondo il report della Regione presentato oggi all’Hit Show di Vicenza, infatti, negli ultimi trent’anni la popolazione di caprioli, cervi, camosci, mufloni e daini in veneto è triplicata, passando dai 20 mila capi censiti nel 1990 ai quasi 53 mila del 2019.

Sono i cervi, secondo questo dossier ricavato dagli uffici caccia e pesca delle province veneteo, la specie che ha registrato i maggiori indici di crescita raggiungendo nell’arco di un trentennio una consistenza di oltre 12 mila esemplari. Di pari consistenza la popolazione dei camosci, che appare essersi stabilizzata negli ultimi anni. Significativa anche la crescita della popolazione dei caprioli, passati dai quasi 14 mila del 1990 ai 23 mila censiti lo scorso anno.

Aumenta la fauna selvatica, ma aumentano anche gli abbattimenti ad opera dei cacciatori. La percentuale di prelievo di cervi, caprioli, camosci e mufloni era inferiore al 10% nei primi anni ’90 e ora raggiunge il 12-15% delle popolazioni ungulati, a seconda delle diverse specie.

Ma questo non basta. Secondo quanto è emerso al convegno, infatti, si “vorrebbe migliorare la gestione venatoria” che tradotto significa dare facoltà ai cacciatori di abbattere un maggior numero di capi.

In questa partita, se è vero che si prospettano tempi duri per gli ungulati, non va certamente meglio ai loro naturali predatori, come i lupi, che non sono certamente visti di buon occhio dalla burocrazia regionale, forse perché sono dei formidabili “competitor non paganti” dei cacciatori, che a volte trovano più comodo servirsi dagli allevatori che lasciano incustodite le pecore.

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