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Tagliaspese: lo Stato aumenta del 10% il prelievo alle Camere di Commercio. Pozza: “Il Veneto perderà altri 500mila euro di investimenti per territorio e imprese”

Mario Pozza

Venezia, 21 gennaio 2020 | Il Sistema camerale veneto perderà ulteriori 500.000 euro all’anno che non potrà investire per lo sviluppo e promozione del territorio o a sostegno delle imprese. Questo l’importo che la Legge di Bilancio 2020 obbligherà a versare allo Stato da parte delle Camere di Commercio e Unioncamere del Veneto per l’anno 2020, una cifra che va a sommarsi ai già 5 milioni di euro che il Sistema camerale veneto si vede prelevare forzosamente dal «tagliaspese» nonostante le funzioni e i compiti attribuiti siano aumentati.

Nell’ultimo decennio sono state introdotte nell’ordinamento alcune norme di contenimento della spesa pubblica relative a diverse categorie di beni, servizi e attività, imponendo il versamento al bilancio dello Stato dei risparmi conseguentemente ottenuti. Tali norme si applicano anche alle Camere di Commercio e Unioni regionali. Nel tempo, e in misura crescente, tali versamenti hanno comportato per il Sistema camerale veneto un prelievo forzoso di circa 5 milioni di euro annui (40 milioni complessivi quelli cui gli Enti camerali sono assoggettati).

Nell’ultimo decennio il Sistema camerale ha già fatto fronte alla riduzione del diritto annuo versato alle Camere (dal 2017 -50%) e alla riforma che ha previsto riduzione e accorpamento degli Enti. Obbligo che il Veneto ha anticipato autoriformandosi con gli accorpamenti volontari delle Camere di Commercio di Venezia-Rovigo (prima in Italia) e di Treviso-Belluno (terza in Italia). In questo contesto di restrizione, riforma e decreto legislativo hanno comunque attribuito maggiori compiti e funzioni alle Cciaa in un quadro di dubbia costituzionalità, come stabilito dalla Corte Costituzionale nelle sentenze n. 188/2015, n. 10/2016 e n. 7/2017 che hanno messo in evidenza l’importante nesso tra congruità dei finanziamenti e principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Lo scenario è ora reso più cupo dalla Legge di stabilità che, per il 2020, pone due ulteriori tagliole: l’aumento netto del 10% dell’importo del «tagliaspese» da riversare dalle Camere di Commercio per circa 500mila euro in Veneto; il blocco della spesa promozionale che non potrà superare la media del triennio 2016–2018 vincolando l’attività degli Enti camerali a servizio delle imprese.

«Abbiamo dovuto ricorrere alla giustizia perché la politica non ha capito che i soldi servono alle imprese – denuncia Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto alla vigilia della prima udienza per la Cciaa di Venezia-Rovigo che si terrà il 22 gennaio – . Le Camere di Commercio sono in evidente difficoltà nelle proprie attività di sostegno al sistema imprenditoriale dopo il taglio del diritto annuale con un meno 50% delle risorse a disposizione. Oltre al fatto – commenta il Presidente – che il Governo non ha valutato l’impatto negativo che avrebbe avuto la riforma sul sistema economico nazionale, per di più consentendo di mantenere le strutture come sono, invece di premiare, come è per i comuni virtuosi, le Camere di Commercio che si sono accorpate pre riforma. Subiamo infatti, noi enti neo costituiti prima della riforma, il danno di una legge retroattiva. Il dramma è che la politica non ha voluto recepire il grido di allarme del sistema camerale. L’irragionevole è che ci troviamo nel 2020 tragicamente penalizzati nell’ultima finanziaria con un ulteriore aggravio del 10% di versamento sul tagliaspese. Parliamo di 100mila euro in più per Camera di Commercio da versare allo Stato. Possiamo dunque denunciare che lo Stato ci riserva una lenta agonia. Il Veneto come sempre alle lamentele preferisce proposte costruttive – continua il Presidente Pozza – e anche stavolta il nostro Sistema camerale ne avanza una allo Stato: destinare le somme corrispondenti ai risparmi realizzati a programmi d’intervento per la competitività e la crescita delle imprese nel quadro delle competenze, molte nuove, riservate alle Camere dal decreto legislativo 219/2016. Si potranno così sostenere iniziative di promozione territoriale attraverso il turismo e le produzioni tipiche, la valorizzazione economica del patrimonio culturale e ambientale, anche attraverso produzioni cinematografiche, facilitare l’accesso al credito delle PMI, accompagnare alla digitalizzazione e facilitare il dialogo tra mondo imprenditoriale e scolastico, sostenere azioni di trasferimento tecnologico e innovazione».

 

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