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Incontro in Regione sul futuro della sanità ad Auronzo. Per l’assessore Lanzarin l’esternalizzazione non è privatizzazione

Venezia, 16 gennaio 2020 – L’esternalizzazione del servizio è cosa diversa dalla privatizzazione, secondo l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin. Ma se non è zuppa è pan bagnato!

“Il Punto di Primo Intervento di Auronzo di Cadore è una soluzione emergenziale, determinata dalla grave carenza di personale che interessa l’Ulss 1 Dolomiti, come tutto il Veneto e tutta Italia. Ho preso atto delle vostre preoccupazioni e sarà mia cura parlarne con il direttore generale Adriano Rasi Caldogno, innescando un incontro collegiale chiarificatore da tenersi nei prossimi giorni”. Lo ha detto l’Assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, incontrando oggi a Venezia alcuni Sindaci dell’area interessata al problema, tra i quali il Sindaco di Auronzo Tatiana Pais Becher.

La Lanzarin ha illustrato agli interlocutori le molte azioni in atto da parte della Regione per reperire il personale necessario, per Auronzo come per il resto del Veneto. Secondo l’assessore Lanzarin “l’esternalizzazione sarebbe convenzionata e quindi pubblica”. Ma se le parole hanno ancora un senso, tale affermazione appare irricevibile. Poco importa che sia assoggettata ai “monitoraggi e i controlli di qualità che ne conseguono”. “E’ l’estrema ratio – ha detto Lanzarin – per evitare il rischio della chiusura del servizio. Se, come spero, arrivassero i frutti delle tante azioni che stiamo realizzando sul fronte del personale sanitario, nulla vieterebbe di tornare alla situazione precedente”.

“Il nostro primo pensiero è, e deve essere, il mantenimento del servizio, in ogni modo possibile e tenendo conto della realtà – ha aggiunto l’assessore regionale – per cui non è assolutamente vero che, in questo caso come in altri, ci sia una strategia di privatizzazione. A maggior ragione -ha ribadito – per Auronzo, dove va tenuto presente che l’esternalizzazione in convenzione è un servizio interamente pubblico, che nulla ha a che fare con una privatizzazione”. Noi continueremo a chiamarla “privatizzazione” posto che il personale che lavora in strutture convenzionate è privato e non appartenente al comparto pubblico della sanità.

 

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