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Recupero della Scuola Gabelli. Lettera aperta dell’Associazione

Nov 6th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Scuola, Società, Associazioni, Istituzioni

L’Associazione “Cittadini per il recupero della Gabelli” accoglie con soddisfazione la notizia dell’avvio dei lavori per il ripristino della storica scuola nel centro di Belluno fondata dall’ispettrice Pierina Boranga. Ma vi sono alcune perplessità e osservazioni che nella lettera aperta che segue, indirizzata al sindaco di Belluno Jacopo Massaro e all’assessore competente Franco Frison, rendono note.

***

 

Questa Associazione è soddisfatta della consegna dei lavori per il recupero dell’edificio della scuola elementare “A. Gabelli”.
Tale scopo è la nostra ragione statutaria, in tal senso ci siamo impegnati e lo saremo ancora, unitamente alla comunità civile, da noi sollecitata, vedasi l’ ”Impresa” del FAI di qualche anno fa.
Permanendo nella nostra azione di sollecitazione e per contribuire al migliore recupero possibile della scuola, coerenti con la linea educativa tracciata a suo tempo e tuttora valida dell’Ispettrice Boranga, poniamo all’attenzione dell’Amministrazione, in questa fase determinante e cruciale, alcune criticità.
Esse sono ricapitolabili nei seguenti punti: fruibilità del tetto, ubicazione degli uffici, smantellamento dell’aula magna, accesso ai disabili, restituzione del giardino alla sua funzione didattica, arredi didattici.

Scuole Gabelli- Belluno anni ’50

Fruibilità del tetto
Giunge voce che il tetto pur restituito alla sua originale forma in piano non sarà accessibile agli alunni per ragioni di sicurezza.
Ci permettiamo di ricordare ancora che il tetto è stato considerato dalla Boranga e voluto in piano per ragioni didattiche. Per tale esigenza è da considerarsi vera area didattica di lavoro.
Da tale punto di vista gli alunni “toccano” la loro città: nella parte civile, religiosa, imprenditoriale,
commerciale, ecc.. Da lassù si avvicinano alle loro montagne a 360°: il Nevegal, le vette Feltrine, lo Schiara, le vette Dolomitiche più lontane. E da lassù ancora allargano gli orizzonti della conoscenza geografica; basti considerare l’uso didattico della grande pietra circolare posizionata sul tetto e con, direzionati, il nome dei luoghi vicini e lontani dalla scuola.
Proponiamo allora che siano superati i vincoli di sicurezza. Costruiamo itinerari protetti e rendiamo utilizzabile il tetto come lo è stato negli anni gloriosi della storia della scuola. Regaliamo piuttosto agli alunni un piccolo osservatorio astronomico che ampli la loro conoscenza verso l’infinito.

Ubicazione degli uffici
Dall’esame delle tavole progettuali abbiamo preso atto che gli attuali uffici di presidenza e amministrativi verranno spostati dalla loro posizione in un altro luogo della scuola.
Se la Boranga ha individuato tale posizione degli uffici è per ragioni ben precise del tutto condivisibili.
Sono posti sullo snodo fra l’ala corta e l’ala lunga dell’edificio, in zona, sopra l’ingresso principale,
sopraelevata rispetto al resto dell’edificio.
Cosa significa ciò?
La direzione di una scuola negli aspetti giuridici è in una posizione di ruolo privilegiata. E` in posizione, perché no, di “controllo” ed è lo snodo fra l’attività direttiva e quelle educativa e didattica; in tale posizione è simbolicamente e concretamente visibile l’attività di regia della direzione nelle aree didattica, organizzativa e amministrativa.
Per tali ragioni Pierina Boranga ha voluto posizionato in tale sede l’ufficio e disconoscerlo è negare il suo credo. Fra l’altro smantellare quegli uffici significa sostituire integralmente finiture e arredi che, in quel contesto, erano di particolare pregio.

Smantellamento dell’aula magna
Ci sembra di aver capito che il progetto non preveda, come nel caso degli uffici, lo spostamento dell’aula magna dall’attuale sede a un’altra ma, addirittura, il suo smantellamento.
L’aula magna verrebbe trasformata in refettorio!
Vorremmo sottoporvi tre considerazioni:
A) Un’ aula magna qualifica in maniera determinante l’attività di una scuola.
E` il luogo dell’elaborazione del pensiero pedagogico e dell’individuazione dell’azione organizzativa,
educativa e didattica. E` il luogo del dialogo e delle scelte “politiche” della scuola. E` sede della
formazione professionale e degli organi collegiali.
B) Non prevedere un’aula magna alla Gabelli significa posizionare la scuola a rango di un plesso scolastico qualsiasi e non nella funzione strategica di scelte politico-amministrative, che a breve periodo, riteniamo si dovranno considerare nella riorganizzazione della rete scolastica comunale e provinciale;
funzione che la Gabelli, se vogliamo attestare la sua grande valenza storica, dovrà rivestire.
Dove si collocherà la scuola di alta formazione, auspicata da noi e dall’Amministrazione comunale sul metodo didattico Pizzigoni/Boranga, se non nella scuola a ciò deputata?
C) C’è anche una ragione artistico-educativa e ci scusiamo se banalizziamo un po’: che ci faranno in un refettorio il mosaico di Zalea (che rappresenta il mito del pellicano che sfama i suoi piccoli, fino alla morte di sé) apposto sulla parete est dell’aula magna e il busto della Giuseppina Pizzigoni? Le due opere, senza contare i murali storici dipinti sulla parete nord, “osserveranno “ i bambini che mangiano?
Non sviliamo l’ambiente e lasciamo l’aula magna così com’è e così dov’è e troviamo piuttosto un’altra sede per il refettorio. Non c’è alcun dubbio che, anche in questo caso, alla base della permanenza dell’aula magna nella sede propria sta il rispetto delle scelte della Boranga e il riconoscimento della dignità della Gabelli-scuola cittadina.

Accesso ai disabili
Siamo alla scelta più stridente, se si confermerà quella che l’accesso facilitato per le persone con difficoltà motoria sarà dal retro della scuola.
E` dal 1977, L.n°517, confluita poi nel 1992 nella L. n°104 che si discute sull’integrazione degli alunni disabili nella scuola e come è noto, una volta tanto, il nostro Paese è considerato faro a livello europeo e mondiale nell’integrazione degli alunni con disabilità.
Anzi le parole integrazione e inclusione stanno scomparendo dal vocabolario scolastico, a testimoniare che non ci devono essere differenze fra gli alunni, men che meno con quelli in difficoltà: quando una scuola si attrezza debitamente per seguire un alunno in difficoltà, si attrezza per tutti.
E che si fa nel recupero della Gabelli, dopo più di 40 anni di percorso d’integrazione?
I disabili accederanno all’edificio dal retro e non come tutti gli altri dall’ingresso principale!
E dell’ingresso dal retro si dovranno servire anche i disabili temporanei, gli adulti con difficoltà motorie, ecc..
Eppure, per non alterare la linea architettonica della facciata e per superare l’altezza della scalinata
d’ingresso principale, potrebbe bastare un piccolo elevatore.
Pierina Boranga, ovviamente, essendo andata in pensione nel 1958, non ha vissuto la stagione
dell’integrazione scolastica. Ma, conoscendo la sua mitica autorevolezza, non c’è dubbio alcuno che non avrebbe mai accettato un intervento edilizio così discriminante. Avrebbe certamente imposto un ravvedimento.

Restituzione del giardino alla sua funzione didattica
La Gabelli è costituita da un edificio verticale, la costruzione, e uno orizzontale, il giardino. Così è stato concepito dalla Boranga per ragioni eminentemente didattiche. “Tempio, la natura…” è la prima parte della trilogia dettata da Giuseppina Pizzigoni alla sua discepola Pierina Boranga ed è scolpita sulla parete dell’ingresso dell’edificio.
Il giardino è il luogo dove concretizzare tale principio.
Quindi riprogettare l’edificio esige contestualmente riprogettare anche il giardino, restituendolo alla sua funzione.
Quello che noi chiamiamo sbrigativamente “il giardino” è in realtà sia nel pensiero pedagogico sia nella pratica educativa della Scuola di differenziazione didattica una vera e propria grande aula verde, un piano di lavoro didattico indispensabile, di cui avere prima di tutto rispetto come fosse un luogo sacrale e avere gratitudine per le tantissime opportunità d’apprendimento che offre.
Nel giardino gli alunni imparano facendo, sperimentando, come in nessun altro luogo: operano, osservano e pensano. In esso, sotto la guida degli insegnanti, si applicano con tutta la loro persona (testa, cuore e mano) nelle più varie educazioni: scientifico-biologica, geometrico-matematica, letteraria, estetica, affettiva, civile, religiosa.
L’area esterna va quindi attentamente riprogettata e riorganizzata, a maggior ragione, oltre che per i motivi elencati sopra, anche nel suo utilizzo diversificato, dal momento che sarà frequentato da bambini di più ordini di scuola. Va anzi ampliata considerando anche la parte di esso fronte palestra, dove potrebbe essere costruita una serra, il cui utilizzo completerebbe al meglio l’applicazione del metodo Pizzigoni/Boranga.
Relegare quel luogo a semplice giardino, magari invocando la tutela di piante pur vive e maestose, è
un’operazione che sottrae ai “fanciulli” (così li chiamava Pierina Boranga) di oggi e di domani l’occasione di crescere imparando.

Arredi didattici
Pierina Boranga ha voluto un edificio scolastico a misura del metodo Pizzigoni e ci sono infinite dimostrazioni di ciò: tuttavia, non sembri paradossale, tale suo auspicio non ha imposizione alcuna, quasi anticipasse il dettato costituzionale sulla libertà d’insegnamento.
Chi insegna alla Gabelli può beneficiare del tutto (ed è, ovviamente, auspicabile), ma anche del meno che l’edificio in quanto tale didatticamente offre: non ha strutture impositive.
A noi sembra invece che, così come appaiono nel rendering di progetto, gli arredi didattici a forma di onde posizionati lungo il corridoio dell’ala lunga del piano rialzato siano troppo vincolanti sul piano didattico. La Boranga ha voluto i corridoi ampi, alti, lunghi, luminosi, soprattutto “liberi“ didatticamente.

Concludendo, siamo consapevoli che le criticità esposte chiamino l’Amministrazione comunale a compiere un ulteriore sforzo di comprensione di criticità e problemi.
Se abbiamo formalizzato solo ora tanto i principi quanto la loro coniugazione in osservazioni al progetto approvato, per quanto a noi noto, è perché, al di là delle nostre richieste, degli auspici e dei suggerimenti propostivi sia pubblicamente sia privatamente, durante l’intera fase progettuale è mancata qualunque occasione concreta di confronto nel merito tra la nostra Associazione, la vostra spettabile Amministrazione e i progettisti incaricati.

Siamo fiduciosi che, pur in corso d’opera, le criticità esposte possano essere affrontate e superate.
Ciò nel rispetto, anche da voi in più occasioni pubblicamente conclamato, del pensiero dell’Ispettrice Pierina Boranga e per il perseguimento del bene di una comunità scolastica che nel giro di pochi anni potrà ri-abitare la “Scuola più bella d’Italia”.
Restiamo a disposizione per ogni utile approfondimento, vi ringraziamo dell’attenzione che ci vorrete dare e inviamo i più cordiali saluti.
Belluno 31 ottobre 2019

ASSOCIAZIONE CITTADINI PER IL RECUPERO DELLA GABELLI

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