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sabato, 29 Febbraio, 2020
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Crac Banche. Dal Governo Giallo Verde a quello Giallo Rosso: persi due anni e 540 milioni di indennizzi non erogati

“Settembre, andiamo. È tempo di migrare” è l’inizio di una celebre poesia di G. D’Annunzio. La transumanza si è ripetuta , in questo caso non solo per il bestiame ed i pastori, ma per il Governo denominato Conte I°, formato fino a poco tempo prima dai 5 stelle e dalla Lega di Salvini, migrato – il 5 settembre dell’anno in corso – verso il Conte – bis. Infatti, l’attuale compagine è composta da quattro contraenti: l’azionista di maggioranza di prima, ovvero i 5 Stelle, quindi il PD che ha gemmato Italia Viva, a questi va aggiunta la pattuglia di LeU (Liberi e Uguali). L’operazione è stata oltremodo facilitata da Matteo Salvini, leader maximo della Lega che ad agosto ha preferito scendere dalla giostra governativa e lasciare il posto alla seconda componente più premiata dagli elettori nel marzo 2018, il Partito Democratico.

A dispetto di quanto vanno dicendo i demagoghi di ogni risma, nella Repubblica Italiana i Governi nascono e muoiono dal e nel Parlamento. Non spetta al popolo votante decidere chi sta a Palazzo Chigi, il corpo elettorale si limita ad eleggere esclusivamente deputati e senatori, non certo i ministri né tantomeno il Presidente del Consiglio. Così è, ogni altra affermazione è palesemente falsa rispetto a quanto sta scritto in Costituzione.

Focalizzare questo passaggio avvenuto due mesi or sono è importante, perché i mutamenti nella composizione dell’esecutivo, s’intrecciano con la vicenda penosa dei mancati rimborsi ai truffati dalle banche. Un dato va da subito evidenziato, il Governo di prima e di quello di adesso per i suffragi popolari raccolti, i parlamentari eletti ed infine, per il numero prevalente di esponenti ministeriali (33 su 65) era e resta a trazione pentastellata. Infatti, come narrano le cronache, da un Governo Giallo-Verde si è transitati ad uno Giallo-Rosso, fermo restando l’Avv.to Giuseppe Conte e parallelamente nella sua interezza, il partito che lo ha espresso.

Avvicinandosi un’altra tornata di bilancio, quella per il 2020, vale la pena di comprendere i motivi del ritardo negli indennizzi, le chance per possibili correttivi al FIR in essere ed infine, non meno importante, le cattive performance della piattaforma tecnologica gestita da Consap per conto del Ministero dell’Economia e della Finanza.
La previgente norma, legge, nr. 145/2018, aveva cosi malamente disciplinato l’intervento a favore dei truffati, in ossequio a quanto fortissimamente vollero soprattutto i 5 Stelle a dicembre 2018 nell’ultimo passaggio della finanziaria al Senato, che si rese necessario un successivo decreto-legge poi convertito a giugno 2019 per riportare l’aiuto economico previsto in linea di galleggiamento con le direttive dell’Unione Europea. Come afferma il proverbio “una cosa nata male, prosegue peggio”. In questo caso, ciò è testimoniato dallo spezzettamento nella fase esecutiva del provvedimento governativo. In effetti l’art. 36 del c.d. “decreto crescita” per essere operativo, ha necessitato di ben tre decreti ministeriali attuativi e, forse, verrà prodotto anche il quarto. L’ultimo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha – finalmente – stabilito la data di decorrenza della presentazione delle domande di indennizzo, ovvero a partire dal 22 agosto 2019 ed a valere per i successivi 180 giorni; di conseguenza si va a terminare a fine febbraio 2020 per ottenere il 30% del costo d’acquisto di un’azione della Popolare di Vicenza o di Veneto Banca.

L’incapacità amministrativa sommata all’arroganza nell’esercizio del potere da parte del Governo Giallo-Verde durato 14 mesi, ha fatto perdere tempo e soldi che non si recuperano più. Probabilmente gli oltre 200mila azzerati ad ottobre 2019 “stanno come d’autunno sugli alberi le foglie”, termini appropriati presi in prestito da G. Ungaretti. Molto diverso era – probabilmente – il loro stato d’animo quando risuonarono alte e forti le parole di Di Maio “al di sotto del 100%, il rimborso è un’elemosina”, campagna elettorale dicembre 2017. Citazione di febbraio di quest’anno, sempre dalla stesso leader, venuto appositamente a Vicenza assieme all’altro capopopolo Salvini, quando disse “entro una settimana faremo il decreto e daremo i soldi” e tutti gli astanti al Palasport applaudirono come nei talk show. Chissà se qualcuno di loro ricorda che per attuare la legge 205/2017 bastava un decreto che poteva essere adottato entro la fine di ottobre 2018, grazie ad un prezioso intervento del senatore A. Ferrazzi (PD) votato all’unanimità dal Senato. L’esito venne stravolto dai due sottosegretari Bitonci (Lega) e Villarosa (5 stelle) che a nome del Governo in carica a settembre dello stesso anno, inserirono due paletti: 30% e massimo 100 mila € di risarcimento. Anche in quest’occasione, i truffati e le loro associazioni, nella stragrande maggioranza, erano molto soddisfatte e appagate del buon risultato, dimenticandosi di ciò che urlavano nelle piazze qualche mese prima “vogliamo tutti i soldi, no a paletti”.

Difficile affermare che i governanti pro-tempore abbiano agito da soli, sono stati sempre confortati da un ampio consenso accordato loro in primis dai truffati, coordinati, seguiti e guidati da pregevoli rappresentanti dei comitati di base, da noti ed esperti avvocati od infine, da qualificati esponenti locali emanazione di associazioni di livello nazionale. Insomma, tutta gente di spessore culturale e professionale, gente di mondo, che sa leggere e interpretare i fatti, le norme codificate e le ricadute delle opzioni sul tappeto anche in una prospettiva di medio termine. Infatti, a novembre 2019 non un euro è stato erogato ai danneggiati o se volete, ai clienti dei legali.

In materia, è appena il caso di rammentare, che il tesoretto di 1.575 milioni ripartito nei tre anni: 2019,2020 e 2021, ha registrato un non riuscito impiego per i primi 525 milioni ai quali vanno aggiunti i 14 milioni non utilizzati del vecchio fondo ristoro, portando complessivamente gli indennizzi non percepiti a 540 milioni. Inoltre, se come informalmente già richiesto, ci sarà una proroga delle domande per altri sei mesi, il nuovo termine scadrà a fine agosto del 2020 e – forse – a fine anno potranno esserci i primi risarcimenti. Identico scenario se sarà accolta nella platea dei richiedenti, anche la richiesta di coloro che hanno perduto fino a un patrimonio mobiliare di 200 mila €.

In questa direzione, Arman e Ugone personaggi noti agli azzerati, si sono già attivati per sapere lo stato della pratica intercorrente tra Stato e Unione Europea. Infine, se sarà consumato inutilmente quasi tutto il 2020, i 2/3 delle risorse derivanti dalle sopravvenienze accumulatesi nel periodo 2010-2018 nei conti dormienti saranno state definitivamente assorbite da altre destinazioni. Già adesso è una corsa contro il tempo. L’avanzo annuale, al netto del valore restituito a chi reclama la titolarità del conto “dimenticato”, è di circa 100 milioni annui, più di 5 volte inferiore all’attuale dotazione. Su questi argomenti si è già scritto a più riprese negli ultimi due anni, ma come affermano gli acculturati “ trattasi di dettagli minori”.

Venendo ai miglioramenti da farsi al Fondo Indennizzi Risparmiatori (FIR), già oggetto di puntuali emendamenti approvati l’anno scorso dai gruppi di minoranza più consistenti (Forza Italia, PD, LeU, FdI) e bocciati dai Giallo-Verdi, essi mantengono tutta la loro validità ed incisività anche per la nuova legge di bilancio allorquando essa sarà resa in forma di articolato di legge depositato alla Camera. I suggerimenti da apportare concernono, in sintesi: l’inserimento dell’arbitro per arrivare al 100%, forte innalzamento della percentuale di ristoro oggi ferma al 30%, abrogazione della parola “forfettario”, equiparazione dei possessori di obbligazioni convertibili emesse negli anni 2013 e 2014 dell’indennizzo al 95 per cento al pari degli altri obbligazionisti. Ad oggi, il Governo ha prodotto unicamente un decreto-legge in materia fiscale collegato alla manovra 2020, che sul tema nulla innova. Va da sé che se il vuoto governativo permane non rinnovellando il FIR, non resta che sperare nei gruppi parlamentari sia quelli già dimostratesi favorevoli l’anno scorso, sia i refrattari a partire dai 5 stelle ed a seguire alla Lega di Salvini, altrimenti le correzioni agognate non vedranno la luce.
Dopo la pausa estiva e complice la novità della data utile per iniziare a caricare le domande di indennizzo sulla piattaforma Consap, molte sono state le difficoltà di funzionamento causa “bachi” (bug), al di là degli sforzi -tardivi- di sistemazione ancora in via di perfezionamento. Le associazioni ed i loro leader di riferimento, invece di leggersi attentamente quanto stava già scritto nel primo decreto, reclamizzato in data 4 di maggio dall’allora Sottosegretario Alessio Villarosa (5 stelle) del Governo Giallo Verde riconfermato nello stesso dicastero e posizione anche nella “nuova” squadra” ministeriale, hanno preferito convocare assemblee di soci per spiegare la bontà del cammino finora fatto e le mete ancora da raggiungere.

In realtà spettava alla ditta di casa MEF, caricare fin dal 1° luglio l’intera modulistica utile e far testare la stessa dai truffati anche per raccogliere eventuali osservazioni e richieste di informazioni, così da correggere eventuali difformità, errori riscontrati e fornire spiegazioni in modo interattivo. Ciò non è stato fatto, sebbene le prestazioni dell’intera equipe Consap gravino sul fondo FIR per 12 milioni e 500 mila € e le lacune della società partecipata dal MEF, fossero già state oggetto di severe osservazioni da parte della Corte dei conti proprio in relazione alle tenute dei conti dormienti. Dette critiche comunque, non avevano impedito al Ministro Giovanni Tria del Governo Conte I° di confermare Consap nel servizio da rendere; nonostante il dossier completo e approfondito pubblicato in giugno dalla magistratura contabile.
Si sa, la Gazzetta Ufficiale non fa parte delle news del cittadino-truffato, anche se lo riguardano, va da sé che chi afferma di tutelarne gli interessi e rappresentarne le richieste presso il ceto politico, non ha proprio tempo da perdere in letture noiose tipo un report qualificato anche se riguardano una realtà con la quale si scontrano i suoi patrocinati alias gli azzerati dalle banche venete.
Sia i primi che i secondi sono tutte persone che sanno quel che vogliono, nessun dubbio in merito!
2 novembre 2019 Enzo De Biasi

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