Wednesday, 16 October 2019 - 16:14
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L’Avvocato del Vajont, Sandro Canestrini. Lunedì alle 17.30 Aula magna del Catullo

Set 21st, 2019 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

L’Associazione culturale Tina Merlin e l’Isbrec con il patrocinio dell’Ordine degli avvocati di Belluno e dei Comuni di Erto e Casso, Longarone e Vajont, lunedì 23 settembre alle ore 17.30 nell’Aula Magna dell’Istituto Catullo, organizzano un incontro per il 50° dell’arringa dell’avvocato di parte civile nel processo del Vajont a L’Aquila, “L’Avvocato del Vajont, Sandro Canestrini”.

Sandro Canestrini, l’Avvocato del Vajont

Interverranno gli avvocati Nicola Canestrini e Franco Tandura e la presidente dell’Associazione culturale Tina Merlin, Adriana Lotto. Guido Beretta leggerà alcuni passi significativi dell’arringa (che andò avanti per tre giorni) che saranno commentati dall’avv. Tandura. Verrà proiettato il filmato della lettura della sentenza dell’Aquila.
L’Ordine degli Avvocati riconosce ai partecipanti 2 crediti formativi. Agli insegnanti viene riconosciuto un attestato di partecipazione valido ai fini della formazione.

Sandro Canestrini, scomparso pochi mesi fa a 96 anni, fu un avvocato a tutto tondo, fortemente impegnato nella professione intesa come impegno civile. Si occupò di innumerevoli vicende: basterà citare i processi più significativi che lo videro dalla parte dei superstiti di tragedie annunciate o di vittime del nazismo, come, oltre al Vajont, quello sulla tragedia di Stava, quelli contro gli obiettori di coscienza nei tribunali militari, ed ancora la strage dell’aereo di Ustica, il movimento irredentista in Alto Adige, il processo sul lager
della Risiera di San Sabba a Trieste, quello contro Michael Seifert, il boia del campo di concentramento di Bolzano, il primo maxiprocesso di Palermo alla mafia.

«Signori Giudici, sono sicuro che abbiate piena coscienza che voi state giudicando qui non solo la più grande tragedia causata da qualcuno da quando lo Stato italiano esiste, ma anche il più grande episodio giudiziario che si sia mai discusso in Italia: il più grande ma anche il più emblematico, il più grande processo emblematico dei primi settant’anni di questo secolo».

Diceva così, il 23 settembre 1969, 50 anni fa, l’avvocato Sandro Canestrini nella sua arringa pronunciata come patrono del collegio di parte civile, cioè dei superstiti del Vajont, al processo dell’Aquila.
La sua arringa divenne un libro, «Vajont, genocidio di poveri», ancora essenziale per capire il Vajont, stampato nel dicembre del 1969, ristampato nel 2003 ed esaurito, ed ora in una nuova ristampa (Cierre ed.). Canestrini lo dedicò «a tutti i morti e i vivi del Vajont, perché su di loro non cada la pietà». Quella pietà falsa, s’intende, che per molti anni si volle stendere come un velo con lacrime e con discorsi d’occasione, per coprire responsabilità economiche e politiche prima ancora che personali. Quella vicenda giudiziaria, conclusasi in Cassazione alla vigilia della prescrizione, stabilì che il disastro del
Vajont era prevedibile. Anche se le condanne furono poche e miti le pene.

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