Tuesday, 17 September 2019 - 05:40
direttore responsabile Roberto De Nart

Crac banche. Vademecum per il nuovo Governo: in primis avanti tutta per il ristoro al 100%. Ai truffati insoddisfatti, resta il mancato rimborso del misero 30% causa incapacità dei Leghisti e Grillini

Set 11th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Il nuovo governo Giallo-Rosso ha ottenuto la fiducia delle Camere e ora è nella pienezza dei poteri. La permanenza alla guida del Paese durerà finché potrà godere della fiducia di chi lo ha votato, vale a dire della maggioranza dei deputati e dei senatori. Infatti, il popolo elegge i parlamentari e questi, a loro volta, eleggono il Governo. Così è stato per il precedente esecutivo Giallo-Verde, con i leghisti che hanno abbandonato il centrodestra con il quale si erano presentati in alternativa ai 5 stelle ed al PD nel 2018, così è avvenuto adesso con il secondo gruppo parlamentare (PD) che ha sostituito il terzo (Lega) nella compagine governativa.

Come accaduto nei 66 (sessantasei) governi succedutesi dal 1948, la sorte degli esecutivi è decisa dai rappresentanti eletti a Roma per volontà popolare, non dai manifestanti davanti a Palazzo Montecitorio e di questi, alcuni, con il braccio alzato come usavano i fascisti del secolo scorso.

Le facezie da talk show in quel di Vicenza da parte di Di Maio “nella prossima settimana faremo il decreto ed erogheremo i soldi”, oppure di Matteo Salvini a Treviso “se Tria non scrive il decreto, lo scrivo io” narrate ai truffati accorsi a salutarli a febbraio dell’anno corrente, sono battute da scherzi a parte da raccontare davanti un boccale di birra o bicchiere di prosecco al bar sport della frazione comunale di residenza.

I fatti accaduti sono, il tanto tempo perso da giugno 2018, l’inutile braccio di ferro con l’Unione Europea ed infine la scelta infausta di una società partecipata dal Ministero dell’Economia, denominata Consap. Già in due occasioni, 15 maggio e 12 agosto su queste pagine, erano state evidenziate le prestazioni poste in capo dalla legge con il primo decreto pubblicizzato ai media dal vivace Alessio Villarosa (sottosegretario) in data 4 maggio, che riguardavano la simulazione on line da farsi a partire dal 1 luglio e della modulistica e del software e di un sistema aperto di domande e risposte.

Disattenti i governanti e dormienti i rappresentanti delle associazioni dei truffati che, adesso, si troveranno il 16 settembre prossimo per discutere con i tecnici dell’azienda ministeriale come mai “la piattaforma non funziona”. Tutto poteva emergere molto prima, magari promuovendo anche un ricorso ad hoc per inadempimento, ma si sa l’Italia è il Paese del tutto s’aggiusta, tosto o tardi. Rileggere le dichiarazioni rilasciate in data 22 agosto, primo giorno effettivo di operatività del FIR on line, da parte di Patrizio Miatello quando afferma “Abbiamo personalmente testato il funzionamento della piattaforma” e ringraziamo, anche nella veste del Coordinamento Ezzelino da Romano, il Ministro Tria e tutto il governo per gli sforzi fatti, è esilarante . Cosi come è davvero spassoso, annotare l’intervista data a Vicenza Today dall’altra accoppiata pro-truffati della BPVI, Arman ed Ugone, i quali tengono sempre “duri i banchi” che il 7 settembre chiedono “ se la piattaforma di Consap sia realizzata con personale proprio e se sia affidata a terzi. In ogni caso abbiamo bisogno di interfacciarci coi programmatori e con i gestori della piattaforma perché allo stato gli ostacoli tecnici sono talmente insormontabili che anche il call centre dedicato risponde in modo contraddittorio alle nostre domande”.

Da questa news di provincia, scaturisce un primo suggerimento. È opportuno che i sottosegretari incaricati dal nuovo ministro dell’Economia per trattare la questione “danneggiati dalle banche”, ricevano le deleghe non 9 mesi dopo come è successo al duo Bitonci-Villarosa in data 22 marzo corrente anno ed è altrettanto auspicabile che le stesse abbiano una qualche attinenza con la materia trattata.

Una seconda riflessione andrà fatta sul mantenere o meno in piedi il rapporto con Consap da parte del MEF, specie se i “bachi” (in gergo informatico sono gli errori di un software) continueranno nonostante gli sforzi – tardivi – di sistemazione. Alla ditta di casa MEF, nonostante i rilievi della Corte dei conti, sono toccati in sorte 12 milioni e 500 mila € per gestire il FIR (rimborso indennizzi), si può anche licenziarla e volgere lo sguardo altrove. Ad esempio, per situazioni simili, ANAC (autorità anticorruzione) ha concluso in data 18 giugno scorso gli arbitrati per i bond subordinati emessi da Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti; con l’80% delle richieste accolte e oltre 44 mln a favore dei risparmiatori. Viceversa, si può tornare da ACF (arbitro per le controversie finanziarie), che lo scorso anno ha dato una buona prova.

Temo che queste saranno proposte di difficile accoglimento, atteso che il defunto Governo Leghista e Pentastellato non ha voluto saperne di un soggetto terzo preferendo l’apparato “domestico” ovvero ministeriale/ancillare, né tantomeno ed ovviamente ha previsto un arbitro nella disciplina attuale. Come nelle favole “ e vissero felici e contenti”, qui nella tragedia del risparmio tradito, diventa e “persero 15 mesi di tempo”; contente, gaudenti e plaudenti gran parte delle associazioni che adesso scoprono (settembre 2019) che le cose non vanno per il verso giusto. Un fattore non è più recuperabile, i giorni, i mesi, l’anno e mezzo già trascorsi. Probabile che si prosegua con l’infelice opzione Consap, anche perché i 5 Stelle sono sempre il cardine del Governo oggi in carica. Magari poco più avanti, vuoi in coincidenza dell’assenso di Bruxelles per far accedere al FIR gli azzerati con patrimonio mobiliare fino a 200.mila, vuoi per gli aggiustamenti apportati; chi avrà il coraggio di negare uno slittamento in avanti del termine finale per la presentazione delle domande da parte di qualche decina di migliaia di cittadini? Quindi, cari truffati, il 2020 è l’anno giusto per cominciare ad incassare qualcosina, ovvero il miserevole 30% del danno patito.

A dir il vero, sul tappeto resta una questione di dettaglio. Lo specifico attiene la contabilità pubblica, materia noiosa e sottovalutata dai più, che sono poi i medesimi che hanno tralasciato la ricaduta operativa di un software e della modulistica da testare sul sito telematico a tempo debito. L’argomento è talmente semplice e banale, che merita poche righe. Nel 2018 sono stati utilizzati solamente 11 milioni dei 25 milioni stanziati dalla 205/2017 e quindi, agli atti, 14 milioni sono risultati risparmiati in quanto non spesi. Quest’anno, 2019, le casse del MEF avranno un “tesoretto” non speso di oltre 500 milioni, detratta Consap, dando per acquisito che entro dicembre non sarà individuato alcun beneficiario finale. Infatti, non un eurino sarà trasferito nel conto corrente del cittadino-truffato. Presumo che presto avremo parole “rassicuranti” dei nuovi/vecchi reggitori della res publica e non vi sono dubbi che con i Giallo -Rossi, tutte le associazioni saranno “serene e tranquille”, così come lo sono state con i Giallo-Verdi.

Puntando la prua verso l’immediato futuro, vale a dire i correttivi da fare alla normativa in essere, non resta che ripartire dagli emendamenti presentati compattamente ed unitariamente dalle forze di opposizione all’Esecutivo Penta Leghista in sella a giugno scorso: Forza Italia, Partito Democratico, Fratelli d’Italia e Liberi ed Uguali che, inutilmente e non per loro demerito, hanno chiesto ma non ottenuto alcun risultato importante, tranne la precedenza da dare in sede di liquidazione a chi può vantare un danno al proprio patrimonio mobiliare fino a 50.000,00 €.
Aggregando gli emendamenti già presentati in modo omogeneo, in sostanza, risultano tre tipologie di proposte tutt’ora valide.

La prima. Ripristinare in legge un arbitro (ACF / ANAC/giudice) che potrà riconoscere fino al 100% del danno ingiusto subito. Al risparmiatore va ridata la facoltà̀ di rivolgersi ad un soggetto terzo, preferibilmente senza costi aggiuntivi di rappresentanza legale e di conseguenza la possibilità̀ di accedere al FIR anche per gli anni a venire, stante la costante affluenza dei gettito derivante dai “conti dormienti” da rimodulare in sede di finanziaria per il 2020.

La seconda: Abrogare il termine “forfettario” o nella versione più completa sostituirlo con le parole “a titolo di acconto” in relazione alla prima percentuale del 30%, così come del resto avevano domandato sia Forza Italia che il Partito Democratico fin dal settembre 2018 in coincidenza del c.d. “decreto milleproroghe”, con apposite mozioni alle quali i Penta -Leghisti restarono sordi, muti e ciechi. Mantenere, quale pietra tombale il 30% è un accanimento indecoroso verso qualsiasi ulteriore richiesta di ristoro per il mancante 70%, affatto è coerente con l’art. 47 della Costituzione. In ogni caso, nel calcolo del danno patito vanno inclusi (non esclusi come è oggi) gli oneri fiscali, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria con riguardo ai prodotti finanziari “taroccati”.

La terza. Esaminata la platea dei casi già decisi da ACF/Consob sia nel 2017 che nel 2018 ed in particolare quelli afferenti all’incarico ricevuto anche per le banche venete a settembre 2018, quasi il 70% sta nella fascia 1 €-50.000,00 di valore richiesto. È , quindi, necessario stabilire che fino al limite di una perdita del proprio patrimonio mobiliare di euro 50.000 acclarata dal FIR, consegua un riconoscimento di indennizzo pari all’80 per cento dell’importo accolto. Cosi come per i possessori di obbligazioni convertibili emesse negli anni 2013 e 2014 dalle banche venete, l’indennizzo va commisurato al 95 per cento al pari degli altri obbligazionisti.

La palla passa al Governo in carica che potrà giocarla o- da subito- in sede del prossimo “milleproroghe per taluni aspetti e/o nella prossima legge di bilancio per l’anno che verrà.

Enzo De Biasi

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