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Perché Mattarella dovrebbe sciogliere anticipatamente le Camere * di Daniele Trabucco

Ago 30th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Daniele Trabucco

Com’è noto, l’art. 88 Parte II della Costituzione repubblicana vigente attribuisce al Presidente della Repubblica, dopo aver sentito il parere obbligatorio ma non vincolante dei Presidenti dei due rami del Parlamento italiano, di sciogliere anticipatamente le Camere, ossia prima della scadenza naturale della legislatura che ha durata quinquennale (non entro nel merito della natura giuridica del potere in esame). Nel caso della crisi di Governo extraparlamentare in corso, che si è aperta la sera del 20 agosto 2019 con le dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. avv. Giuseppe Conte, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha avviato due giri di consultazioni (non per trovare una maggioranza), ma per verificare se vi fossero i presupposti affinché le forze politiche presenti nel Parlamento potessero accordare la fiducia ad un nuovo Esecutivo sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica come prescrive l’art. 94 Cost. A mio modo di vedere, sebbene si tratti di una scelta legittima sul piano della Costituzione formale, Mattarella non ha avuto il coraggio (probabilmente per la sua posizione di democristiano di sinistra e di filoeuropeista che aborra il sovranismo. Alla faccia del potere neutro), di percorrere la via dello scioglimento laddove si ravvisi un contrasto tra le Camere e l’opinione pubblica.

Dottrina autorevole (Mortati, Galizia, Martines) ritiene che, ove risulti da circostanze obiettive (non quindi da sondaggi) quali ad esempio l’esito di elezioni amministrative, regionali, europee o di un referendum dall’alto contenuto simbolico la mancata corrispondenza tra rappresentanza parlamentare e corpo elettorale (le europee di fine maggio 2019 hanno dimostrato in modo inequivocabile il crollo di consensi del Movimento 5 Stelle rispetto alle politiche del 04 marzo 2018), lo scioglimento dei due rami del Parlamento è e resta l’unico strumento previsto dalla Testo fondamentale del 1948 “per adeguare la compagine parlamentare alla sopravvenuta metamorfosi del sistema politico” (così il costituzionalista De Fiores). Infatti, noi abbiamo, dati elettorali alla mano, la prova che la lista arrivata prima alle elezioni politiche (vinte, però, dalla coalizione di centro-destra), ossia il Movimento 5 Stelle, ha perduto (vedasi le recentissime elezioni europee) più di tredici punti percentuale.

Il 16 gennaio 1994 l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro (pax animae suae), dopo i referendum abrogativi elettorali del 1993 (in quel caso non vi era stata alcuna crisi né parlamentare, né extraparlamentare), sfruttò questa tesi per sciogliere anticipatamente le Camere. Si potrebbe replicare (Guarino) che questa ipotesi di scioglimento è collegata a dati opinabili, ma l’obiezione non regge. Infatti, da una parte i risultati elettorali non indicano tendenze di voto, ma una precisa e chiara volontà del corpo elettorale, dall’altro, lo insegna molto bene il prof. Gaetano Silvestri (già giudice della Corte costituzionale dal 2005 al 2014), quando è evidente una distanza tra Parlamento e corpo elettorale, o meglio quando risulta confermato, in più di una occasione, il contrasto tra “rappresentanza e rappresentatività” con orientamenti politici diffusi nel Paese distanti dalla rappresentanza parlamentare esistente (la Lega di Matteo Salvini è ad oggi volenti o nolenti il primo partito italiano che ha più che raddoppiato i suoi voti e il consenso dei partiti sovranisti è in aumento), il Presidente della Repubblica non può non sciogliere le Camere anche in antitesi ad un eventuale accordo tra due o più forze politiche.

A questo si aggiunga che Pd e Movimento 5 Stelle, alla fine del secondo giro di consultazioni, hanno presentato al Capo dello Stato solo alcuni punti di massima, non certamente una evidente convergenza programmatica su aspetti fondamentali per il futuro dell’Italia. In materia di politica immigratoria? Manteniamo le leggi di conversione dei decreti sicurezza o le abroghiamo? In questo secondo caso totalmente o parzialmente? Sulla politica economica e previdenziale quali saranno le scelte del Governo giallo-rosso? Mattarella sta permettendo ad un “papocchio” di accordo, funzionale solo ad evitare le urne per mantenere intatta la seggiolina, le sorti del nostro Paese. Io credo che vi sia molto da riflettere sulle già discutibili scelte di questo Presidente.

Daniele Trabucco

Associato di Diritto Costituzionale Comparato e Dottrina dello Stato presso Istituto INDEF di Bellinzona (Svizzera). Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico

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