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Veneto, fuga dei cervelli. Via da questo vuoto culturale della politica

Ago 22nd, 2019 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Eugenio Padovan

Belluno – Quando le cronache giornalistiche di questo periodo riportano, insistono su dei preoccupanti dati come quelli della fuga di cervelli e stipendi veneti, ultimi al nord. Diviene inevitabile porsi degli interrogativi e, quantomeno, tentare di avviare una riflessione sulle ragioni che ci hanno portato a questo stato di cose.

Luca Vignaga, Amministratore Delegato della Marzotto Lab, nel suo intervento titolato ” E ora la nostra regione si dia un vero piano di marketing territoriale” pubblicato il 14 agosto scorso nella pagina economica del “Corriere del Veneto”, tra le altre valutazioni ne ha posto una che può essere sicuramente emblematica e vitale. “Per il nostro mercato del lavoro (quello veneto) i dazi già esistono e non sono legati al costo orario dei collaboratori: è un dazio culturale quello che il nostro territorio rischia di pagare sempre più. I giovani di oggi hanno un panorama di riferimento che è il mondo più evoluto. Possono scegliere molte opzioni territoriali, anche se molti vorrebbero rimanere. Posto che il nostro sistema educativo regge ancora la competizione globale (nessuno in giro per il mondo parla male dei nostri diplomati o laureati), quello che più manca è un sistema di iniziative e buone pratiche fuori e dentro le aziende”.

Rimanendo qui da noi lo sguardo e gli interrogativi vanno rivolti, certo verso il sistema produttivo ma, più ancora, nei confronti della classe politico-amministrativa dei vari livelli, da quello locale sino a quello nazionale. Ed allora, seppure senza generalizzare, diviene difficile, nascondere l’arretratezza della visione culturale di larghi strati della classe politica veneta insediati da decenni alla guida di vari enti compreso quello regionale. La scadente proposizione degli interventi che vengono presentati nei territori nella stragrande maggioranza dei casi; rivolti a marciapiedi, piazze, strade ossia a deleterie cementificazioni, sono l’esemplificazione della incapacità pianificatoria, nonché della scarsa conoscenza delle particolarità dei nostri enti locali. Dentro ai quali impera, una grande cecità, che tradisce un vecchio e superato modo di immaginare, elaborare e, quindi, puntare alla crescita di tutte le sfaccettature delle proprie comunità. Tale persistente condizione, come evidente, non stimola alla crescita del valore culturale e produttivo dei vari settori che non vengono mai messi nelle condizioni di interagire, dialogare, tra di loro, quanto piuttosto confliggere. Un esempio calzante può essere quello dell’edilizia perennemente in conflitto con la tutela dei beni culturali, considerati alla stregua di una maledizione invece di che una opportunità di far convivere varie figure professionali a partire dal costruttore, passando attraverso l’archeologo, il restauratore e via elencando.

E’ chiaro che se si scappa dalle responsabilità o si tentano delle scorciatoie non si presenterà mai, oppure in poche occasioni, una crescita di opportunità professionali (che andranno adeguatamente retribuite) capaci di offrire ai nostri giovani degli sbocchi professionali contribuendo anche a far salire il livello culturale della società che ci ruota attorno. Società che oggi continua ad impoverirsi con tutte le conseguenze che stiamo sperimentando. E i beni culturali sono solo uno dei settori da sviluppare perché se ne potrebbero nominare altri. Come affermava poco sopra il Vignaga, noi come realtà veneta, corriamo il rischio di pagare un dazio culturale. Una ulteriore tassa, come dimostrano gli allarmanti dati di fuga dei giovani cervelli. Mettendoci allo scoperto e senza strumenti per affrontare le sfide globali che sempre più dobbiamo affrontare. E’ vitale allora, prendere atto di come sia necessario studiare i rimedi. Rimedi che non possono e non devono prescindere da un elevato livello culturale dell’amministratore al momento di assumere ruoli pubblici.

Pertanto se il Veneto insieme al bellunese, sono ridotti in questo grave stato significa, che chi ha governato sinora, salvo qualche eccezione, ha fallito su tutta la linea e si deve guardare dentro e d’attorno, perché la società è profondamente mutata, e si attende, immediatamente, adeguate risposte e ricette. In caso contrario il nostro destino è segnato come dimostrano le statistiche dell’emigrazione giovanile di alto livello.

Eugenio Padovan

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