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sabato, 29 Febbraio, 2020
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Crac banche. Il contributo regionale per le spese legali dei truffati veneti deve passare tramite associazioni e comitati, cui la Regione dà una percentuale del 30%. Zaia chiarisca e cambi i criteri

In questa triste vicenda dei traditi ed ingannati dalle banche venete, la Regione nella finanziaria 2016 aveva disposto 500 mila € a titolo di contributi ad associazioni e comitati per l’assistenza legale e 100 mila euro per il sostegno psicologico alle persone coinvolte nella crisi. La motivazione più che condivisibile nel suo obiettivo generale, è stata attuata in modo maldestro.  Se è vero che l’assessore ai Servizi Sociali nell’illustrare la prima delibera adottata nel marzo 2017 poteva affermare: “In questo momento siamo l’unica istituzione che sta intervenendo concretamente in aiuto ai risparmiatori danneggiati dal crack delle banche popolari venete. Il nostro è un intervento di solidarietà, rivolto ai cittadini più fragili e con minori possibilità economiche tra gli oltre 206 mila azionisti vittime dell’azzeramento del valore dei titoli della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca”, la realizzazione concreta dell’iniziativa rileva delle criticità.

L’intera operazione prevista da palazzo Balbi si articola in due passaggi. Primo step, vengono accreditate alle condizioni stabilite in un avviso pubblico, le associazioni ed i comitati costituiti ai sensi del Codice civile con regolare statuto e che rappresentino almeno 10 cittadini danneggiati dall’acquisto di prodotti finanziari delle due popolari venete. Secondo step, esclusivamente questi soggetti sono i beneficiari delle provvidenze erogate in due tempi ,30 per cento subito e il 70 per cento a saldo, in base ed in proporzione al numero dei mandati loro conferiti da parte di cittadini-truffati includenti regolari fatture quietanzate emesse dai professionisti forensi.

Per entrare in gioco, le associazioni ed i comitati devono dimostrare di avere una convenzione in essere con uno studio legale o con un avvocato iscritto all’ordine, preferibilmente esperto in materia bancaria.
Confezionata in questo modo l’incastellatura e al di là delle apparenze amministrative, la sostanza è stata la perimetrazione di un prato verde dove alcuni pastori possono pasturare il loro gregge, dando a costoro perfino la possibilità di indirizzare i singoli capi verso pochi mungitori scelti in anteprima dagli stessi soggetti che intermediano le domande degli aventi titolo, ovvero degli azzerati.

Altre anomalie sono riscontrabili nel fatto che non è individuata la percentuale o la cifra massima di concorrenza nelle spese legali cui la regione intende contribuire, né la decorrenza e la durata della convenzione sottoscritta tra cliente ed avvocato prevista e richiesta al fine di evitare la produzione di fatture di “scopo”, dall’assenza di controllo della direzione in termini sistemici, ordinati e programmati, lasciando un piccolo spazio di verifica unicamente in via residuale ed occasionale.
Ora, sia il codice deontologico degli avvocati, sia le norme UE vigenti sul mercato dei servizi professionali – da tempo – spingono affinché il cittadino/consumatore sia libero e possa comparare le prestazioni che richiede valutando più offerenti professionalmente idonei, senza che gli siano frapposti ostacoli di sorta né da parte del legale obbligato a dare riscontro né, men che mai, dalla mano pubblica tramite figure terze. Cosa poi aggiungere nei riguardi di un’amministrazione che preferisce adoperare organismi privati per attività routinarie senza particolare complessità, anziché utilizzare il proprio personale per poche centinaia di situazioni ed altrettanto modica quantità di risorse da erogare?

Di queste disattenzioni, altra potrà essere la sede dove approfondire la tematica. In questo contesto, appare in tutta evidenza il possente e potente conflitto d’interessi tra coloro che si dichiarano “operanti senza scopo di lucro ed a fine di bene per i truffati” e la percentuale del 30% loro riservata dalla Regione del Veneto che prima li solletica a candidarsi e quindi li pone quale primi attori per l’accesso ai mezzi finanziari previsti. La situazione è talmente paradossale che, a titolo di esempio contrario, vale l’operato in argomento del Ministero dell’Economia. Ebbene, una volta che sarà partita la possibilità di fare domanda di rimborso per ottenere il risarcimento del danno patito, spetterà esclusivamente al cittadino-truffato far domanda, non ad altri.

A Roma, ne fanno di tutti i colori, ma a nessuno è venuto in mente che le richieste debbano transitare in via tassativa per il tramite delle associazioni e dei comitati che rappresentano i danneggiati, anche se al tavolo del MEF queste erano presenti in circa sessanta rappresentanze. Concedere un “diritto di passo” come si usava nel medioevo per i pellegrini che venivano derubati nel percorso verso i santuari, da parte dei briganti (fuori legge) o dei gabellieri (in veste legale) alle dipendenze del signorotto di campagna di turno, poco cambiava per i defraudati. Una volta bloccati, sempre spogliati dei loro averi erano. Esaminando questi provvedimenti, al di là dei secoli trascorsi, li ancora siamo e chissà cosa ci riserva nel prossimo futuro una regione arricchita di maggiori competenze, ma con una governance intrisa – forse a sua insaputa – di cultura feudale basata appunto sul vassallaggio.

Venendo quindi agli atti riportati nel BUR afferenti l’esercizio 2017, risulta una prima divisione della torta tra gli 11 partecipanti all’avviso fino a 150.000,00 € , ovvero 13.636,37 cadauno ed a saldo i restanti 350.000,00 ripartiti tra gli 8 rimasti a rastrellare la documentazione di 421 truffati che, alla fine della fiera, sono stati il “raccolto” rispetto ad una platea potenziale di 206 mila veneti, numero magico utilizzato per giustificare l’esborso di risorse pubbliche. D’altronde tutta l’impalcatura è stata predisposta per soddisfare, ab origine, non tanto ed esclusivamente il cittadino-truffato, ma anche e bensì gli “aiutanti” della Regione.

A.D.O.C. Veneto di Venezia, Federconsumatori Veneto di Venezia e Lega Consumatori Veneto di Montegrotto Terme (PD) percepito il 30% di acconto fisso, pur conoscendo le condizioni d’ingaggio ed il lavoro da farsi, si sono acquietati. Gli uffici veneziani, invece di procedere a revoca in toto od in parte del contributo concesso acclarata l’assenza di risultato, si sono appagati della rinuncia di costoro nei confronti delle “somme eccedenti” la provvigione iniziale. Davvero dei galantuomini!. Viceversa, chi ha accolto la dichiarazione pare non si sia posto la questione se un ente pubblico può fare una “donazione liberale” a soggetti inadempienti, caricandone il costo sulla finanza regionale alias sul cittadino-contribuente. Vagliando gli agenti più produttivi nel raccogliere domande, la palma della vittoria spetta al “Coordinamento Associazione Banche Popolari Venete Don Enrico Torta” con 134 mandati e 100mila € assegnati, oltre la fiche di partenza. Tale associazione, è notorio, opera in sintonia con “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza” (e oggi anche in Veneto Banca), come sta scritto nel loro sito in internet. Quando a febbraio dell’anno corrente, i due vicepresidenti del Consiglio sono stati accolti ed applauditi in un palasport di Vicenza presente anche il presidente del Veneto, questi erano i principali organizzatori dell’evento-spettacolo che ha registrato un notevole afflusso di risparmiatori truffati e il divieto d’ingresso per le altre associazioni similari. Le cronache narrano che Di Maio ebbe a dire “entro la prossima settimana faremo il decreto ed erogheremo i rimborsi”, il riferimento era al patrimonio mobiliare andato in fumo. Il calendario 2019 annota che gli azzerati stanno ancora aspettando, purtroppo i soldi in tasca non li “vedranno” prima dell’estate prossima.

Conclusesi le attività di rendicontazione a fine ottobre 2018, il 6 di novembre la Giunta Regionale decide di replicare l’operazione per lo stanziamento a disposizione, vale a dire 300.000,00 € ri-bandendo l’avviso di chiamata per chi si offre nell’intermediare tra gli uffici e i truffati alle medesime condizioni dell’anno prima. In questa versione giuntale, cessa l’intervento finanziario a favore dell’Azienda Ulss 7 Pedemontana per il Servizio “In Oltre la Salute del risparmiatore”, ritenuto probabilmente non più prioritario e/o necessario. Invece, la Giunta interviene elevando la soglia di reddito fino a € 36.000,00 annui, così che più del 70% dei veneti può fruire degli interventi di assistenza legale rivolti “ai cittadini più fragili e con minori possibilità economiche”.

Sul punto soccorre un pensiero dell’ex Governatore G. Galan, il quale osservando la distribuzione statistica delle classi di reddito esclamò sorpreso, “non immaginavo che i miei concittadini regionali fossero così poveri davanti al Fisco!”.

Sia come sia, a questo provvedimento non segue l’usuale decreto direttoriale con la distribuzione dell’acconto fisso pari al il 30%, a favore di chi si è posto a servizio. Presumibilmente l’atto, in cassetto virtuale o fisico, esisterà con un proprio numero e data. Fatalità non è apparso sul BUR, cosi che i soggetti no-profit pro bono publico restano ignoti; viceversa è fissata al 15 ottobre dell’anno in corso il termine ultimo per rendicontare quanto racimolato in termini di mandati conferiti dai truffati agli organismi tuttora anonimi. Chissà se, nel frattempo, qualcuno nei palazzi veneziani vigila attentamente affinché gli avvocati, se e quando interverranno nella domanda di rimborso ai sensi della legge statale, non abbiano “alcun compenso” con le ovvie conseguenze in sede applicativa per l’eventuale concorso nelle spese fatturate.

L’esercizio 2019, partito con uno stanziamento pari a zero eurini, ora quota € 300.000,00 ancora da ripartirsi, stante probabilmente la mancata chiusura dell’operatività 2018. Ma il colpo grosso da portare a casa è lo stanziamento da prefigurarsi nel 2020 al cap. 102646 a favore dei cittadini-danneggiati dalle banche venete, prevedendo la chance di rimborsare accanto alle spese legali anche quelle documentali. Le stelle sono favorevoli, poiché il 2020 è l’anno in cui si rinnova il presidente ed il Consiglio Regionale. Qualche suggerimento per accattivarsi le simpatie potrebbe essere utile.

Innanzitutto, sbaraccare il recinto del pascolo verde chiuso a doppia mandata e spalancare la porta d’accesso a chi ha titolo in via diretta, quindi affidare ai dipendenti regionali l’istruttoria e l’esame delle richieste di concorso alle spese legali e documentali fissandone un quantum massimo per ciascuna tipologia, poi prevedere una soglia di reddito ISEE al di sotto di 25.000,00 € annui per i potenziali beneficiati, infine collocare nell’apposito capitolo almeno 1.000.000,00 € (700mila per il concorso nelle spese legali e 300.000,00 in quelle documentali) per ciascun anno del triennio, dando adeguata pubblicità a tutte le fasi dell’operazione.

Da ultimo, due associazioni dei consumatori validate dal Ministero a scala nazionale ed operanti anche a livello Veneto, sono degne di un’annotazione. Queste sono ADUSBEF e CODACONS, coordinate rispettivamente dagli avvocati, Fulvio Cavallari e Franco Conte che – pur avendo le caratteristiche per ottenere il 30% – hanno ritenuto più in sintonia con i loro statuti e le finalità sociali, di non presenziare al banchetto regionale imbastito nel 2017 e nel 2018; restando comunque sempre disponibili a titolo gratuito dei truffati , associati o non associati.

Enzo De Biasi – Staff tecnico Codacons Veneto

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