Tuesday, 17 September 2019 - 11:07
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Sabato sera ad Aune di Sovramonte la presentazione del libro “I soldi della contessa” di Roberto De Nart

Ago 5th, 2019 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Sabato 10 agosto alle ore 20.30 ad , frazione di Sovramonte, in via 30, nei luoghi dove si svolsero i fatti, si terrà la presentazione del libro “” di , giornalista, fondatore del quotidiano on line Bellunopress. A fare gli onori di casa sarà Francesco De Bortoli, organizzatore dell’evento e appassionato di storia locale, che dialogherà con l’autore.

Il libro, tratto dagli atti processuali della Corte d’Appello di Belluno del 1950 e depositati all’Archivio di Stato di Venezia, racconta gli ultimi anni di vita di , tedesca di cittadinanza americana, conosciuta come “la contessa” per la sua relazione sentimentale con il conte Borgoncelli, titolare della ditta Aices di Pedavena, che eseguiva i lavori di fortificazione per conto della Todt nel Feltrino.

L’assassinio della Kusch, a guerra finita, sarebbe rimasto sepolto nell’oblio, se qualche anno dopo la fine della guerra, la cognata Erminia Reja Kusch non avesse inoltrato un esposto alla Questura di Belluno per avere giustizia. Le indagini di carabinieri e polizia portano subito alla denuncia di cinque partigiani: Rizzieri Raveane “Nicolotto” da Celarda di Feltre, comandante della Brigata Garibaldi; Bruno Tranquillo Polloni “Tempesta”, da Pedavena, comandante la compagnia “Toti”; Celeste Garavana “Gippo” da Torino; Paolo Mosca “Stellazza” da Agordo; Giuseppe De Bortoli “Valik”, comandante del Btg. Zancanaro. Dagli oltre 400 documenti esce un profilo assolutamente pulito di Marta Kusch, uccisa dai partigiani al solo scopo di impossessarsi dei soldi. Ed erano molti i soldi nella sua disponibilità, che servivano a pagare gli 800 operai della Aices. Quattro milioni è la cifra ufficiale che ricorre nei documenti. Ma è ciò che dicono gli imputati. Secondo la ricostruzione dell’autore, i soldi sottratti alla Contessa furono molti di più, una cifra che si aggira sui 10 milioni di lire del 1945, pari a circa un milione di euro di oggi.

Il 20 novembre del ’50 inizia il processo nell’aula della Corte d’Assise di Belluno, che si chiuderà con la scarcerazione degli imputati in forza della cosiddetta “Amnistia Togliatti”, che prevedeva la non punibilità per fatti di guerra accaduti tra l’8 settembre del 1943 e il 18 giugno del 1946. Ma quell’omicidio, con la guerra, non aveva nulla a che fare. “Come purtroppo spesse volte si è lamentato, la nobiltà della lotta partigiana è insozzata e avvilita da chi per denaro ha macchiato pagine di eroismo scritte col sangue e col sacrificio”, scriverà al riguardo nel 1950 Nicola Parrella, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Venezia.

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