Sunday, 22 September 2019 - 04:24
direttore Roberto De Nart

Perdita del lavoro, sfratto, burocrazia. E un’accoglienza che zoppica, anche da noi

Ago 5th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

La crisi economica, un’attività chiusa, una ristrutturazione aziendale, il licenziamento, la scelta di trasferirsi alla ricerca di un nuovo lavoro. Ma anche qui una serie di circostanze sfavorevoli, ed è così che una normalissima coppia non riesce a sbarcare il lunario, con l’affitto da pagare e i risparmi oramai agli sgoccioli.  Non rimane che chiedere aiuto alle istituzioni.

Ma siamo certi che il sistema di protezione, gli ammortizzatori sociali, l’accoglienza, chiamateli come volete, sia davvero in grado di dare una risposta a una situazione di emergenza, che nella vita può capitare a tutti?

La vicenda inizia a fine dello scorso anno, in un comune della Valbelluna, dove due connazionali, marito e moglie, rimangono senza lavoro. Ci sono soldi per pagare l’affitto di casa solo fino a ottobre. Decidono quindi di rivolgersi ai servizi sociali del Comune di residenza. In un primo momento sembra che la situazione possa essere gestita con un aiuto economico. Poi però, dalla documentazione, risulta che il reddito Isee supera il tetto dei 9mila euro per una manciata di euro, e quindi la giunta del Comune deve dire no. Provano con gli affitti calmierati, ma non ci sono più appartamenti disponibili. Per le case popolari non c’è nulla da fare, perché bisogna possedere la residenza da almeno 5 anni. Allora provano con la Caritas. Anche qui c’è un’apertura iniziale, ma i loro mobili, la storia di una vita, si sentono dire che li devono buttare, così come i loro due cagnolini, perché ci sarebbe la disponibilità, ma si tratta di un ammobiliato e solo per tre mesi. Passa il tempo, per evitare lo sfratto firmano un accordo bonario dove s’impegnano a liberare l’appartamento dove abitano entro il 15 luglio 2019. Ritornano al Comune. C’è un’altra possibilità di un alloggio in un Comune vicino. Ma ahimè era solo un rudere, con un progetto di ricostruzione fermo nel cassetto. Nel frattempo la signora, che è una ragioniera con esperienza amministrativa in vari uffici, trova un lavoro precario. Il marito si adegua ai lavori socialmente utili per il Comune, pur avendo una esperienza pregressa da magazziniere, operaio ecc. Le assistenti sociali fanno quello che possono, contribuendo alle spese di abbonamenti per i trasporti. E la Caritas fa avere loro i pacchi alimentari. Un grande aiuto e supporto morale viene dalla Chiesa evangelica bellunese di Col di Salce (Belluno). Ma sono tutti provvedimenti che arginano, ma non risolvono il problema casa innanzitutto. Siamo ad oggi. I termini per lasciare l’appartamento in locazione sono scaduti. Fortunatamente la coppia è riuscita a trovare, attraverso le agenzie immobiliari, una vera sistemazione. Almeno un tetto ce l’hanno. Perché in fondo al tunnel c’era anche l’ipotesi di dormire in auto. Ora cercano un lavoro, perché i precedenti sono a scadenza.

Nell’operoso e ricco Nordest, non era certo un simile percorso ad ostacoli quello che immaginavamo quando sentivamo parlare di accoglienza.

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