Tuesday, 17 September 2019 - 10:29
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Crac Banche: La Corte dei conti bacchetta il Ministero dell’Economia per il ritardo nell’erogare gli indennizzi e la Consap società del ministero, pagata eccessivamente  * di Enzo De Biasi 

Lug 20th, 2019 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Nel percorso a tappe verso il “via si parte” non sono ancora in Gazzetta Ufficiale alla data di ieri, 2 dei 3 decreti che operativamente faranno avviare il rimborso ai truffati. Trattasi del decreto che nomina la Commissione di Valutazione delle richieste e di quello che fisserà il primo giorno utile per presentare le domande. Siamo comunque certi che con il passare del tempo, i provvedimenti saranno inseriti nella raccolta delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana.

La sequela di atti necessari era già nota a fine dicembre 2018 con l’approvazione della legge nr. 145, poi riconfermata con il DL “crescita” art. 36 in aprile scorso. I propagandisti governativi e di conseguenza il circuito mediatico, non hanno informato con dovizia di particolari la vasta platea dei potenziali interessati né sul numero dei provvedimenti da adottarsi, né tantomeno sul loro contenuto. Ad esempio, sarebbe stato utile conoscere in anteprima la documentazione e relativi allegati da accludere alla domanda così come stabilito dall’art. 4 DM 11 giugno scorso, ma ciò non è accaduto. Va da sé che le associazioni degli azzerati, stanno scoprendo ora ciò che avrebbero dovuto sapere da tempo e per tempo e magari avrebbero potuto offrire qualche utile consiglio.
Del resto, la variopinta aggregazione di sigle associative assemblate nella cosiddetta Cabina di Regia, ha avuto da giugno 2018 in avanti quali interlocutori governativi due sottosegretari senza alcuna delega precisa in materia, nei fatti poco più di “portavoce” presso il Ministro Prof. Giovanni Tria. Tale situazione è durata fino al 22 marzo dell’anno corrente. Una volta che gli stessi sono stati ufficiati di qualche attribuzione, le loro competenze esclusive appaiono più come un contentino a chi non merita granché, ovvero un misero puzzle di funzioni e/o di interstizi istituzionali poco attinenti alla sostanza qui in discussione. Siamo ben distanti dalla delega conferita al loro predecessore veneziano in carica nell’esecutivo precedente, che fruiva di un’ampia, appropriata ed organica capacità d’intervento in materia di “Tesoro”.

La segnalazione è rivolta ai Capigruppo Consiliari della Regione Veneto che si sono impegnati a richiedere una seduta ad hoc del Consiglio Regionale, come promesso in occasione dell’incontro a Palazzo Ferro Fini tenutosi in data 09 luglio davanti ad alcune associazioni poco soddisfatte dell’attuale formulazione della norma che riguarda il risparmio tradito. L’auspicio è che sia il Vicepresidente del Consiglio che i Consiglieri Regionali presenti all’incontro, riescano a convincere la Lega risultata volutamente assente dalla riunione in questione ed apparsa riluttante sull’intera vicenda.
Nei talk show e nei giornali, è ripetuta l’affermazione che il truffato per accedere al FIR deve “avere un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro, elevabile a 200 mila se la Commissione Europea darà il suo assenso”, vero. Allo stesso tempo ci si dimentica di precisare che se ciò avverrà, servirà un 4 (quarto) decreto emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri con una procedura meno “celere”, in ossequio alla rapidità e semplificazione degli atti, di quella finora utilizzata dal MEF. In tal caso, sarà inevitabile un allungamento dei tempi di attesa previsti, di modo che al nastro di partenza tutti risultino allineati nello stesso giorno d’inizio nella presentazione delle richieste. In caso di diniego al raddoppio, ne bastano 3 (tre) e 2 mancano ancora all’appello.

L’impianto legislativo vigente prevede -in estrema sintesi- un indennizzo automatico per chi ha un reddito sotto i 35 mila euro o un patrimonio mobiliare sotto i 100 mila euro, in attesa di veder risolta la riserva UE. Gli altri risparmiatori azzerati, dovranno dimostrare di essere stati truffati in relazione al proprio profilo e la loro richiesta d’indennizzo valutata dalla stessa Commissione che esamina i casi più semplici. Il costo complessivo dei Commissari individuati è di € 133.333.333 cadauno ad anno, ovvero 1 milione e 200 mila tutti assieme e sempre in un anno, 3 milioni e 600mila nel triennio. I servizi di tenuta della segreteria tecnica, il supporto informatico e quello strumentale alla Commissione è affidato a Consap spa, società interamente posseduta dal MEF, dietro un compenso ritenuto congruo dal Ministero pari a 12. 5 milioni previsti per il meccanismo messo in opera. Il totale delle spese addebitate al Fondo pro-truffati, ammonta a 16. milioni e 100 mila €, rigorosamente attinti e sottratti alla disponibilità dei possibili rimborsi ai cittadini vittime di frodi finanziarie. In definitiva, considerata la media pro-capite riconosciuta dalla famigerata percentuale del 30 a cura di ACF a dicembre 2018, l’ammontare speso in consulenti e servizi dati all’esterno è pari a 1261 cittadini “danneggiati”, potenzialmente non ristorabili.
A questo punto ci si pone l’interrogativo, se tutti questi milioni regalati da Babbo Natale alias dal Fondo “Rapporti Dormienti” con i soldi dei cittadini smemorati che – a loro volta ed a loro insaputa- alimentano il FIR; potevano essere spesi più proficuamente.

Illuminanti in proposito sono le considerazioni effettuate dalla Corte dei conti nel certificare il mancato obiettivo di indennizzare i risparmiatori rimasti vittime nel default delle banche in base alla legislazione vigente: legge 205/2017 e nr. 145/2018. Nel referto pubblicato in data 18 giugno anno corrente * si evidenziano le numerose “criticità” – termine paludato in uso nelle relazioni inter-istituzionali- della gestione finora effettuata dal Ministero dell’Economia e della Finanza (MEF). Analizzando i dati raccolti, un primo gruppo di osservazioni concerne proprio la Consap spa cui si è rivolto il MEF per lo svolgimento di attività connesse alla gestione delle domande di rimborso degli aventi diritto delle somme devolute al Fondo, ovvero persone -i legittimi titolari o loro eredi -che si risvegliano reclamando ciò che si erano “dimenticati nei loro depositi bancari/assicurativi/postali”.

L’attività da svolgere ossia il dare e l’avere in capo a Mef e Consap, sono regolate dalla convenzione stipulata in data 14 giugno 2010. La prestazione di servizio richiesta ed effettuata-secondo i magistrati contabili- sembra essere stata definita “senza tener conto del suo effettivo costo” presumendo all’inizio “un importo di gran lunga inferiore a quello che poi, in concreto, è emerso” e ciò ha comportando da parte del MEF “un esborso di denaro pubblico che avrebbe dovuto essere destinato, alle vittime di frodi finanziarie” che non risultano -ad oggi- indennizzate. Chissà mai se soprattutto i 5 stelle, ma anche i loro soci governativi ovverosia la Lega, che dapprima hanno bloccato il decreto “Baretta” e poi pasticciato -perdendo mesi preziosi- sulla legge di bilancio dell’anno in corso scontrandosi con le regole europee, avranno di che riflettere su questa interessante diagnosi che attesta la loro dimostrata incapacità di saper amministrare una pratica già impostata.
Non meno tagliente è il giudizio sull’utilizzo delle risorse umane fatte da Consap per il servizio affidato. Infatti, la gestione, negli anni, ha avuto un numero particolarmente esiguo di persone dedicate “con un costo annuale, nell’intero periodo in osservazione (2010-2017), particolarmente antieconomico ed oggettivamente eccessivo rispetto alla funzione svolta”; seguono i dati contabili anche in rapporto al costo addebitato al Fondo, nonché la qualifica, il titolo di studio, il numero ed il livello di inquadramento delle unità concretamente impiegate.

In modo retorico i giudici si chiedono, perché in un contesto sempre più caratterizzato dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, “il Mef non sia stato in grado di reperire personale competente nell’ambito della propria dotazione organica”, considerata la non elevata complessità delle funzioni affidate, fattibili anche con personale ministeriale.

In linea generale, la risposta è semplice. L’opzione preferita dai governanti pro-tempore (da decenni) è sempre stata e continua ad essere quella di esternalizzare perfino i compiti amministrativi di routine, creando società fatte in casa (in house), cui attribuire un servizio istituzionale o quota -parte di esso, senza seguire le regole del mercato e della concorrenza, attivando una trattativa “privata” tra lo Stato-padrone e la ditta-ancella pronta per l’uso. Chiamasi affidamento diretto senza gara. Dopo quasi dieci anni dall’evento, la Corte dei conti studia, analizza ed elabora tabelle che stampa ed invia ai numerosi dirigenti preposti agli uffici pubblici e para-pubblici, scoprendo anch’essa che il “re è nudo” e qualche pannicello bisogna pur metterlo. Nel frattempo, chi decide sul serio ossia il MEF, ha già pensato di andare in direzione opposta a quella trepidamente suggerita dai gius-contabili. Fuor di dubbio che secondo consuetudine prevalente è molto più appagante, garantire qualche poltrona di Presidente/Amministratore delegato, Consiglieri, Direttore Generale di una spa che gestisce un po’ di dipendenti. Un tempo queste aziende casalinghe di matrice pubblica, si chiamavano “mangiatoie della partitocrazia”, chissà quale denominazione di nuovo conio adoperano attualmente gli esperti di comunicazione del Governo del Cambiamento. In questo contesto non è difficile affermare che, i 16 milioni offerti sul piatto alla Consap per essere di ausilio nell’operazione “rimborsi ai truffati”, sono sproporzionati rispetto alla quantità/qualità delle prestazioni da rendere.

Essendo la Corte un organo duraturo in quanto previsto in Costituzione, ciò sarà “scoperto” nel prossimo rapporto, probabilmente nel 2029. Per le persone semplici, nulla impediva che l’esame delle richieste rientranti nei criteri sotto soglia e con necessità di certificazione “soggettiva ed oggettiva” fosse gestito da un gruppo di funzionari costituito all’interno del MEF, qualificati ed incentivati con premi di produttività contrattualmente previsti, rinviando al collegio di esperti unicamente il 10% delle richieste residuali. Questa percentuale è ricavata dalle ripetute affermazioni fatte da esponenti del MEF, accreditando i medesimi una percentuale pari al 90% nel percorso “automatico”. Certo è che, la somma impegnata di 3 milioni e 600 mila appare sovrabbondante a tutto svantaggio del quantum dedicato ai cittadini defraudati nei loro risparmi. Invece che avvalersi di funzionari delegati Consap, la liquidazione del ristoro accordato in sede centrale, avrebbe potuto avvenire in sede decentrata nella ventina di prefetture da coinvolgere in relazione alla provincia di residenza degli interessati, favorendone l’accesso agli uffici dislocati a livello cittadino. Uno dei compiti degli Uffici Territoriali del Governo è anche quello di erogare i benefici economici per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, la struttura prefettizia a ciò dedicata avrebbe potuto essere integrata, se del caso ed a termine, con unità qualificate per le incombenze gestionali necessarie. L’esborso di denaro pubblico invece che favorire una delle tante “greppie di regime”, avrebbe potuto essere notevolissimamente inferiore e premiare la dedizione del personale pubblico, nella fattispecie statale.
Troppo banale e di buon senso, invece a Roma fanno di tutto, di più ed alla grande. Su questo non abbiamo dubbi, specie se trattasi di soldi regalati allo Stato; ma i “Padani eletti con i voti della Padania” che ci stanno a fare in Parlamento ed al Governo ?

Enzo De Biasi

Enzo De Biasi – Staff Tecnico Codacons,  20 luglio 2019 

Il Fondo “Rapporti dormienti” (istituito ai sensi della legge 23 dicembre 2005, n. 266) reperibile da: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_centrale_controllo_amm_stato/2019/delibera_11_2019.pdf

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