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mercoledì, Agosto 5, 2020
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Individuate dalla polizia le due ladre di Rolex. Adescavano le loro vittime in Galleria Cavour a Belluno

Sono due giovani donne di lingua spagnola, senza fissa dimora, di etnia rom, facente parti di una organizzazione criminale con diramazioni in Romania e in Spagna e con base veneta a Verona, le responsabili di alcuni furti aggravati avvenuti a Belluno in Galleria Caffi a maggio e giugno del 2018. Le ha individuate la Squadra mobile di Belluno dopo una indagine complessa coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Marco Faion, terminata con il rinvio a giudizio per furto aggravato delle due donne, Stefan Angelica classe 1992 già agli arresti domiciliari a Verona per altri reati, e Vaduva Rebeca classe 1996.

Professioniste con precedenti penali, abilissime nel furto con destrezza, le due donne avvicinavano le loro prede, generalmente uomini oltre la cinquantina, con modi gentili e affettuosi, avviando la discussione chiedendo informazioni generiche sulle possibilità di lavoro, per passare poi all’approccio sessuale e quindi, con la nota tecnica dell’abbraccio o del bacio, in pochi secondi riuscivano a sfilare l’orologio o il bracciale di valore.

In ambedue gli episodi accaduti a Belluno le vittime, frastornate dall’intraprendenza delle donne, si sono rese conto solo una volta rincasate della sparizione dell’orologio. Nei due casi avvenuti entrambi in Galleria Caffi, il bottino è stato di due Rolex del valore di circa 20mila euro cadauno. Ma vi sono stati altri tre episodi a Belluno, finiti senza che le donne siano riuscite a portare a termine il furto, e che per ora non è stato possibile determinare con certezza la responsabile.

Galleria Cavour, Belluno

Del resto, è difficile per le vittime riconoscere le predatrici – come hanno spiegato il questore Lucio Aprile e il commissario Vincenzo Zonno – perché tutta l’azione si svolge in pochi minuti. L’unico particolare ricordato dalle vittime è quella sensazione di mano unta delle donne, perché probabilmente hanno usato dell’olio o del grasso per sfilare meglio l’orologio dal polso.

Le responsabili di queste azioni, inoltre, sono difficili da individuare, perché cambiano continuamente domicilio, un centinaio di località diverse nel caso in questione. E se qualcosa va storto, l’organizzazione provvede subito a far uscire dal territorio nazionale la donna. Una indagine capillare, dunque, basata sull’incrocio di una serie di dati, tabulati telefonici, numeri di targa rilevati dalle telecamere.

Sono un migliaio le auto a noleggio o intestate a dei prestanome utilizzate dall’organizzazione. Nel caso di Belluno sono state verificate 323 Fiat Bravo come quella dei complici, che era presente vicino alla Galleria Cavour nei giorni in cui sono avvenuti i furti.

 

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