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Cinema in abbazia. Si apre la stagione del cinema all’aperto presso l’Abbazia di Sant’Eustachio

Primo appuntamento “Il paziente inglese”, 19 giugno ore 21.00, Nervesa della Battaglia (TV)
A partire da mercoledì 19 giugno avrà inizio il ciclo di serate dedicate al cinema sotto le stelle nella splendida cornice dell’Abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia (TV). Una location d’eccezione che, grazie alle sue nobili origini e alle sue suggestive atmosfere, renderà onore a pellicole che hanno fatto la storia del cinema.

“Lo scorso anno il debutto con “Il nome della rosa” ha avuto un successo inaspettato, che siamo certi di ripetere anche quest’estate, con la rassegna “Cinema in Abbazia”. Non a caso – spiega Marco Cadò, responsabile dell’Abbazia di Sant’Eustachio, restaurata lo scorso anno dalla Giusti Wine – abbiamo scelto film che ricordano in qualche modo la storia dell’Abbazia e del territorio che la circonda”.
La programmazione cinematografica si apre con “Il paziente inglese” di Anthony Minghella, ispirato all’omonimo libro del canadese Michael Ondaatje: mercoledì 19 giugno alle ore 21.00, proprio nel giorno dell’anniversario della morte a Nervesa della Battaglia dell’asso dei cieli Francesco Baracca, sarà proiettato questo film pluripremiato, che vede tra i co-protagonisti il biplano originale Tiger Moth custodito nel campo di volo “Jonathan” in località Calandrine.
Il cinema sotto le stelle prosegue, poi, nelle seguenti date:
Giovedì 27 giugno, ore 21.00 – Maratona Trinità con i due classici “Lo chiamavano Trinità” e “Continuavano a chiamarlo Trinità”
Mercoledì 10 luglio, ore 21.00 – “Leoni”, commedia ambientata nella marca trevigiana
Lunedì 24 luglio, ore 21.00 – L’horror made in Italy de “La Chiesa”
Martedì 6 agosto, ore 21.00 – “L’orso”, ambientato in Canada, ma girato sulle Dolomiti
Mercoledì 21 agosto, ore 21.00 – “L’ultimo inquisitore”, un intreccio di arte e passione, ambientato nella Spagna di Goya.
Info e prenotazioni: marco@abbaziasanteustachio.com 320/2696169

L’Abbazia di Sant’Eustachio

Una bolla di papa Alessandro II del 1062 testimonia l’esistenza dell’Abbazia di Sant’Eustachio, fondata da Rambaldo III di Collalto e dalla madre Gisla. I Collalto, famiglia di stirpe longobarda, avevano perso la loro influenza su Treviso a favore del vescovo locale il cui potere, non soltanto religioso, si espandeva di anno in anno. Con la fondazione del monastero, quindi, essi contrapponevano a questa autorità un’istituzione indipendente e direttamente sottoposta al pontefice, il quale non vedeva di buon occhio l’espansione dei vescovi trevigiani, sostenitori dell’imperatore.

Tra il Cinquecento e il Seicento l’abbazia divenne un importante polo culturale: tra i suoi illustri ospiti, ricordiamo Pietro Aretino, Monsignor Giovanni Della Casa che qui compose il noto Galateo, e la poetessa Gaspara Stampa. Tra il 1744 e il 1819, il complesso fu guidato dal preposto Vinciguerra VII di Collalto, uomo colto e capace che lo trasformò in un’importante azienda agricola retta da esperti e studiosi e la salvò alle soppressioni napoleoniche. Nel 1865, le autorità ecclesiastiche giudicarono inutile questa istituzione e trasferirono il titolo di abate al vescovo di Treviso. Dopo la Rotta di Caporetto, l’edificio si ritrovò in prossimità del fronte del Piave e subì pesanti danneggiamenti. Le rovine, lasciate all’incuria, sono state di recente rivalorizzate con due restauri, uno nel 1992 e un secondo importante nel 2017 a opera della società agricola Giusti Dal Col.

Giusti è un imprenditore canadese originario della zona, che nel 2000 ha deciso di valorizzare questo territorio, vocato sin dall’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia ai vini di qualità. Partito da soli due ettari di vigneto, ha sviluppato con passione il suo progetto di promozione del territorio attraverso il vino, arrivando oggi a oltre 100 ettari vitati distribuiti in dieci tenute. Sei anni fa la decisione di avviare il recupero ambizioso di un frammento significativo della storia italiana grazie al restauro dell’antica Abbazia di Sant’Eustachio. Seicento giorni di lavoro hanno restituito fascino, vita e cultura al monastero, che oggi risplende più che mai immerso tra i vigneti e circondato da antiche mura anche grazie agli eventi, le mostre e le manifestazioni organizzate.

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