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Jakov, il figlio di Stalin partigiano in Italia. L’enigma del capitano Monti Di Lucio Giuseppe Tarzariol e Alessandra Zambon

Giu 10th, 2019 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Anni Quaranta del Novecento: piena Seconda guerra mondiale. Jakov Josifovic Džugašvili è il figlio maggiore di Stalin, figlio di quel dittatore sovietico che ad oggi – pur a seguito delle centinaia di migliaia di pubblicazioni, documentari, film e via dicendo – rimane una delle figure più discusse e controverse di tutto il secolo passato.
Jakov ebbe in sorte una vita breve (nacque nel 1907 e morì negli anni Quaranta) eppure intensa. Ma il punto, il nodo su cui agiscono con perizia Tarzariol e Zabon, è proprio questo: quando, come e dove è morto Jakov? Secondo fonti ufficiali, riconducibili alla propaganda nazista, egli sarebbe morto nel 1943 in un campo di prigionia in Germania. Secondo altri numerosi studiosi sarebbe invece fuggito da quel campo e avrebbe trovato la morte in Italia, dopo essersi aggregato alla Resistenza partigiana sotto nuova identità. Nel 1941 Jakov sarebbe finito prigioniero nel campo di Hammelburg, nel sud della Baviera; poi l’anno seguente sarebbe stato trasferito a Lubecca; poi l’anno seguente ancora sarebbe stato traslato al campo di Sachsenhausen, vicino Berlino. E qui, appunto, avrebbe trovato la morte.
Tuttavia la Storia, quella con la S maiuscola, spesso prende piste carsiche, sotterranee: e confonde tutti noi. Già, perché svariate fonti – unite alla collazione di numerosi documenti (quali fotografie e lettere autografe, ad esempio) – vorrebbero invece Jakov in grado d’essere scappato dalla prigionia nazista (l’essere figlio di Stalin e l’aver conosciuto, proprio in campo di concentramento, figure legate alla Resistenza internazionale l’avrebbe aiutato in questo). Sarebbe così arrivato in Italia, Jakov, assumendo una nuova identità. Si sarebbe chiamato Giorgi Varazashvili (traendo nome e cognome da un uomo realmente vissuto e già morto) ed avrebbe combattuto insieme ai partigiani stanziati nel Nord Italia con il nome di battaglia di capitano Monti.
In Italia, il Monti/Jakov avrebbe vissuto una relazione con una donna tutt’oggi vivente, dalla quale avrebbe avuto un figlio. Il figlio, cui venne dato nome di Giorgio Zambon, a sua volta, avrebbe avuto una figlia: la Alessandra Zambon coautrice del presente volume.
Lettere inedite, fotografie, interviste autentiche a persone legate a questa vicenda – e molto materiale ancora – ci fanno conoscere i risvolti più controversi di un episodio a noi vicino, vicinissimo, e del quale, ancora, troppo poco si conosce.

Gli Autori:
Lucio Giuseppe Tarzariol, nato nel 1966 a San Fior, in provincia di Treviso, è bibliotecario a Revine Lago. È inoltre un personaggio poliedrico. In qualità di artista ha ricevuto numerosi premi e onorificenze di rilievo nazionale e internazionale. Ha all’attivo migliaia di opere esposte in centinaia di mostre. Ha collaborato con il CUN (Centro Ufologico Nazionale); ha pubblicato più di un centinaio di ricerche su vari argomenti – spaziando dall’indagine storica a quella artistica – e scritto numerosi articoli per riviste specializzate. Ha partecipato alla Triennale d’Arte di Roma. Gli sono state conferite due lauree honoris causa: la prima dall’Accademia Internazionale dei Dioscuri di Roma, la seconda dall’Accademia Santa Sara di Alessandria.
Tra i suoi libri ricordiamo almeno: Revine Lago e la Grande Guerra 1925/1918 e Il figlio segreto di Hitler in Italia.

Alessandra Zambon, nata in Piemonte, è figlia di Enia Liessi e di Giorgio Zambon. Proprio il padre Giorgio nacque dalla relazione tra Paola Liessi e Jakov Džugašvili (il capitano Monti) durante la permanenza di quest’ultimo in Italia, nella metà degli anni Quaranta. Depositaria di vasto materiale inedito e autentico, Alessandra contribuisce ogni giorno a fare chiarezza su figure fondamentali dalla sua famiglia e della nostra Storia.

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