Monday, 26 August 2019 - 09:11
direttore responsabile Roberto De Nart

Ritrovata una lamina bronzea a pelle di bue con iscrizione latina

Giu 6th, 2019 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Alpago – “Secundus Sertorius V.S.L.M ( votum solvit libens merito)”. Salvo alcune lettere non ancora identificate nel loro significato, queste sono le iscrizioni latine, puntinate, contenute in una lamina, probabilmente in bronzo, a pelle di bue rinvenuta da Sandro Bortoluzzi del Gruppo Archeologico Cenedese durante i lavori boschivi per il recupero del legname sradicato dalla tempesta Via e immediatamente consegnata ai carabinieri di Puos d’Alpago. Anche in queste zone, poste lungo le pendici del Col Visentin, che si affacciano sul lago di Santa Croce, sono evidenti le devastazioni del bosco causate dal potente vento che tanti altri disastri ha provocato nella nostra provincia e, non solo.

La lamina, con la sua forma a pelle di bue, richiama gli ex voto dell’Età del Ferro al pari di quelle venute in luce nella Stipe votiva di Lagole ( VI sec. a. C. IV sec. d.C.), ma pure di quelle degli inizi del periodo romano rinvenute nel Santuario del Monte Calvario di Auronzo di Cadore ( II sec. a. C. –VI sec. d.C.). Le sole varianti sono, per i santuari cadorini, la presenza di iscrizioni venetiche e, a riguardo del santuario del Monte Calvario, rispetto a quello di Lagole, l’assenza di figurazioni incise. Seppure gli studi e le conoscenze, sugli insediamenti e le frequentazioni antiche, non siano molto approfonditi, va ricordato come lungo le pendici del Col Visentin vi potesse essere un tracciato romano che raggiungeva Polpet (Ponte nelle Alpi) innestandosi con la via che saliva da Feltre per la Valbelluna attraversando la Valle del Piave fino al Passo di Monte Croce Comelico e, solcando la Val Pusteria raggiungeva Augsburg (Augusta) in Germania superando il territorio austriaco. Mentre, per il segmento dai Coi de Pera( Ponte nelle Alpi) a S. Croce del Lago, vanno rammentate le intuizioni di Francesco Prest e Gildo De Min. Ma più in generale le scoperte viarie del topografo calaltino Alessio De Bon che sul finire degli anni trenta dello scorso secolo percorse e indagò stratigraficamente molto tratti di questo tragitto.

Proprio sabato 25 maggio il Gruppo Archeologico del Cenedese ha presentato a Vittorio Veneto il volume LXXXIX “Dalla Preistoria all’Alto medioevo nell’Antico Cenedese “ a cura di G. Arnosti, G. Riviera e F. Schincariol edito dal Centro di Antichità Altoadriatiche di Aquileja. Sono gli atti dell’incontro di studi per i 40 anni di fondazione del sodalizio, svoltosi il 15 e il 22 ottobre del 2016. In quelle 400 pagine vi è inserito pure un mio contributo dal titolo premonitore “La Via dei Santuari” e attiene anche gli ambiti della scoperta. Pertanto cosa è possibile aggiungere di fronte a questa lamina, che stando agli esempi che abbiamo citato sono ex voto propri dei santuari posti, tra l’altro, lungo una chiara direttrice stradale romana e nelle età precedenti da collegamenti molto estesi che raggiungevano il Norico e oltre.

E’ evidente di come non si possa prescindere dalle caratteristiche del luogo della scoperta e da quanto sia possibile percepire e vedere ancora sotto forma di strutture murarie, sulle quali non si notano residui di malte, come terrazzamenti, recinti forse per ovini, basamenti di possibili abitazioni, e percorsi, ora connotati da una autentica distesa di alberi sradicati, senza tralasciare la sicura presenza di sorgenti, fondamentali per insediamenti stabili. Infine l’ambito dove Sandro Bortoluzzi ha messo in luce la lamina situato in una posizione panoramica che si poteva notare, ma non oggi per via del bosco, anche da lontano. Ubicazione tipica dei luoghi di culto. Va affermato, tuttavia, che la certezza su quanto sia celato nel sottosuolo si può avere soltanto mediante auspicabili indagini archeologiche per le quali è necessario reperire i finanziamenti mediante l’interessamento degli enti locali e il coinvolgimento della Soprintendenza.

Eugenio Padovan

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