Monday, 26 August 2019 - 08:58
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Sabato alla Libreria Tarantola di Belluno Antonio G. Bortoluzzi presenta il suo ultimo libro “Come si fanno le cose”

Giu 3rd, 2019 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè
Sabato 8 giugno, alle ore 18.30, alla Libreria Tarantola di Belluno in via Psaro 13, si terrà la presentazione del volume “Come si fanno le cose” di Antonio G. Bortoluzzi.
Presenterà la serata Ezio Franceschini e le letture saranno curate da Sonia Vazza.

Antonio Giacomo Bortoluzzi (Foto: Sergio Mognol)

Prosegue con grande coerenza il percorso narrativo di Antonio Giacomo Bortoluzzi. Dopo la Triologia della Montagna, tre romanzi editi dalla Biblioteca dell’Immagine, che lo avevano segnalato al pubblico dei lettori e alla critica letteraria come il “cantore” delle difficoltà del vivere nei paesi in quota, giunge ora, per i tipi della Marsilio, questo nuovo romanzo, “Come si fanno le cose” che ne costituisce il naturale sviluppo.
Autore alpagoto, Bortoluzzi è nato nel 1965 in un piccolo borgo della Valturcana: “Poche case, molte stalle e sei famiglie. Prati ripidi, boschi, vecchi, donne e ragazzini. Un borgo dove non c’era nulla: né un prato in piano dove fare una partita, né una bottega, né una chiesetta. Tantomeno un telefono. Solo un lampione, un portone di legno dove mettere gli annunci mortuari e un capitello dedicato a San Fermo”. Con le frane conseguenti all’alluvione del ’66, giunge inevitabile il trasferimento in pianura, dove, con i contributi del disastro del Vajont, è sorta una discreta attività industriale, che fa presagire più agiate condizioni di vita. Dopo le scuole professionali, anche Antonio trova lavoro in fabbrica. Ma anche questa prospettiva di benessere col nuovo secolo viene messa in crisi dalle nuove logiche di globalizzazione. Molte aziende chiudono, altre arrancano. Emergono oggi timidi segnali di un ritorno alla montagna con il rilancio di vecchi-nuovi modelli di sviluppo: apertura di agriturismi, ripristino di malghe, coltivazioni e allevamenti biologici. In questo particolare contesto socio-economico si situa l’ultimo romanzo di Bortoluzzi.

Avvalendosi di queste particolari esperienze, vissute in prima persona o dai propri famigliari (nonni, genitori), Antonio dedica i primi romanzi a descrivere in toni quanto mai realistici le ardue condizioni di sopravvivenza della gente di montagna, nella prima metà del Novecento, costretta tra gli spettri della guerra e dell’emigrazione. Del 2010 è la sua opera prima, “Cronache dalla valle”, raccolta di racconti molto crudi sulla vita di questi contadini-montanari, finalista al Premio Calvino e segnalato dalla Giuria nelle edizioni 2008-2010. Il tema verrà ripreso e sviluppato in “Paesi Alti”, romanzo del 2015, vincitore del Premio Gambrinus-Giuseppe Mazzotti 2017 nella sezione Montagna: cultura e civiltà (oltre che finalista al Premio CAI Leggimontagna nel 2015 e al Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2016). Ma già nel 2013 con il secondo romanzo “Vita e morte della montagna” l’autore era passato a raccontare il cambiamento, l’abbandono della montagna alla ricerca di un (presunto) benessere nelle nuove aree industriali in pianura. Ora, con questo nuovo romanzo “Come si fanno le cose”, il ciclo si chiude (per il momento) con la crisi anche di questo modello economico.
Protagonisti sono due operai, Valentino e Massimo, manutentori presso un’azienda tessile; giunti a cinquant’anni, disillusi dalle proprie vicende esistenziali e sfiancati da troppi anni passati in fabbrica, decidono di dare una svolta alla loro vita: compiere una rapina in un magazzino attiguo alla fabbrica, affittato ad una impresa orafa, per realizzare un sogno comune, quello di rilevare un agriturismo situato a mille metri d’altezza sulla splendida piana del Cansiglio.

Il romanzo, scritto in chiave agro-dolce, con uno stile narrativo lieve e coinvolgente, con quel sapore di verità umana cui Antonio Bortoluzzi ci ha abituati anche nelle opere precedenti, non è solo una storia di crisi industriale, legata alla particolare contingenza epocale, ma anche un racconto sul valore profondo dell’amicizia e dell’amore, grazie all’incontro di uno dei protagonisti, Valentino, con Yu, una ragazza cinese, in una società che, anche in periferia, sta diventando sempre più multiculturale. E guarda caso proveniente proprio da quella Cina che con la propria concorrenza sta mettendo in seria difficoltà anche l’azienda di filati presso cui lo stesso Valentino lavora. Anche in questo gioco di incastri, sottilmente ironico, così come nella rocambolesca avventura della rapina attraverso le condutture fognarie della fabbrica, il romanzo denuncia una sua solidità strutturale, che avvince il lettore, trascinandolo con ritmo incessante fino all’ultima pagina.

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