Tuesday, 17 September 2019 - 10:31
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Crac banche venete. Il Governo Giallo-Verde alla prova sugli emendamenti migliorativi proposti da Forza Italia, Partito Democratico e Fratelli d’Italia per rimborsare i truffati

Mag 27th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina

Venerdì 11 maggio il Sottosegretario 5 Stelle On.le A. Villarosa annunciava che a giorni sarebbe apparso in Gazzetta Ufficiale un decreto, a firma Tria, con il quale si dava il via ai rimborsi ai truffati, cui seguiva pochi giorni dopo l’assicurazione fornita dall’altro Sottosegretario Lega M. Bitonci ad un’emittente televisiva padovana, sul fatto che qualche giorno di ritardo non avrebbe cambiato nulla. Per la cronaca alla data di sabato 25 maggio, il pre-annunciato non si è ancora tradotto in un atto legalmente valido.
Quand’anche tale D.M. sarà in G.U. ma assenti altri due similari, individuazione in carne ed ossa delle nove persone che compongono la Commissione di Valutazione delle domande, data di inizio e data di termine per presentare le richieste da parte dei risparmiatori azzerati, i “pronto, si parte con i rimborsi”, non potrà essere vero.

L’argomento è arcinoto anche ai due esponenti governativi, ovviamente, ma fa gioco propagandare mezze notizie fasulle, intanto si occupano i mezzi di comunicazione e si nasconde la perdurante inattività governativa sul tema. Della serie, pura propaganda e palese disinformazione.

La narrazione fasulla, del resto, si ripete da quando questo governa è in carica, ovvero da un anno. Il riferimento è al c.d. “sforzo” o “impegno” dell’esecutivo per aver stanziato 1.5 miliardi pro-truffati. Anche in questo caso, nulla di più fuorviante. Il tesoretto, ossia i soldi in pancia al Ministero del tesoro, erano stati accertati fin dal settembre 2017. Si evince dagli atti parlamentari, interrogante On.le D. Pesco (5 stelle) che tali risorse non erano né sono a carico del cittadino contribuente, in quanto non derivano da imposte, tasse e tributi, ma sono soldi posti in uscita del bilancio dello stato dopo che in entrata risulta una cifra corrispondente pari alle somme abbandonate e non più reclamate dai titolari dei rispettivi conti correnti. In effetti, trattasi di cittadini smemorati che hanno regalato allo Stato quanto depositato e dimenticato, tutti soldi che possono essere destinati alle vittime da reato finanziario. L’azione di re-distribuzione poteva (doveva), essere realizzata una volta scaduta la prescrizione decennale proprio a fine 2018 tramite l’assunzione -come era stato votato al Senato della Repubblica in agosto- del decreto attuativo entro il 31 ottobre dello stesso anno. Se l’attuale compagine governativa avesse operato in tale direzione, magari riservandosi di ampliare successivamente la platea dei richiedenti, già da luglio di quest’anno chi aspetta da anni avrebbe già i soldi in tasca. Ma i Giallo-Verdi non hanno marciato in questa direzione. Anzi! I 5 stelle appena vinte le elezioni nazionali dello scorso anno, affermarono con orgoglio “noi faremo di meglio”. Il decorso del tempo darà ampia testimonianza, di come nel 2019 non sarà bonificato un euro a favore di circa 200.000 persone.

Il pasticcio normativo artatamente creato in occasione della finanziaria vigente, legge nr. 145/2018, ad opera dei 5 stelle con la complicità della Lega, ha portato a traguardare il 31 gennaio per adottare il decreto attuativo. La stessa maggioranza ha dovuto rimediare l’impasse creata inserendo un apposito articolo, il nr. 36 appunto, nel decreto crescita dopo averlo concordato con l’Europa per il ripristino delle regole sul regime d’aiuto vigenti in materia da decenni. Risultato, altri 4 mesi perduti e la Vestager (Commissaria UE alla concorrenza e possibile futura Presidente della Commissione nella nuova legislatura apertasi ieri), nulla c’entra e c’entrava dato che fin da marzo 2017- intervistata sul punto- ha continuamente ripetuto anche a chi è andato, va ed andrà a trovarla nei suoi uffici a Bruxelles l’altro ieri, oggi e domani che stabiliti i parametri quantitativi nella misura nota -come già accaduto in altre situazioni analoghe – è possibile risarcire fino all’80% del danno ingiustamente patito. La % di rimborso spetta al Governo, che ha – da settembre 2018- stabilito un risarcimento miserevole pari al 30%, può essere incrementata.
Peraltro, autodefinendosi quale Governo della trasparenza, l’esecutivo Giallo Verde tiene ben nascosta la corrispondenza Stato-Ue nonostante diversi parlamentari di differenti gruppi politici abbiano chiesto di potere leggere ed esaminare il carteggio intercorso.

Un sincero ringraziamento va a Forza Italia, Partito Democratico e Fratelli d’Italia che hanno provveduto, elaborando le indicazioni di Codacons, Adusbef e di altre associazioni, a proporre emendamenti con appropriate modifiche emendative a rettificare l’art. 36, da oggi all’attenzione delle competenti Commissioni della Camera dei deputati. Il Governo ed i due soci-contraenti il patto, interpellati nel merito, saranno chiamati a decidere se accettare o respingere quanto proposto. Tali correttivi riguardano, tra le altre, le seguenti questioni essenziali.

La prima. Ritenere il 30% forfettario, quale pietra tombale verso qualsiasi ulteriore richiesta di ristoro per il mancante 70% da parte del risparmiatore azzerato, non è coerente con l’art. 47 della Costituzione e va, a contrario, ritenuto come anticipo/acconto d’indennizzo rispetto ad altri ristori azionabile in altre sedi e verso diversi soggetti passivi , siano questi giudiziali o di altra specie. Inoltre , nel calcolo del danno patito vanno inclusi gli oneri fiscali, gli interessi legali e la rivalutazione monetaria con riguardo ai prodotti finanziari “taroccati”.

La seconda. Ricordato che il 30% ed il paletto della rimborsabilità fino a 100.000,00 € di patrimonio mobiliare pro-capite ( o se la UE approverà l’estensione a 200.000,00) incide diversamente nella qualità e nell’economia per la vita e per la famiglia del truffato, a seconda se il danno ingiustamente patito e riconosciuto ammonta a 50.000, 00 per un risarcimento di € 40.000,00 o viceversa fino a 330.000,00 per una restituzione di quasi 100.000,00; il miglioramento richiesto è quello di soddisfare le posizioni svantaggiate elevando dal 30% all’80% del ristoro accordato, dando priorità in sede di liquidazione spettante. Del resto, esaminando i casi già decisi da ACF/Consob sia nel 2017 che nel 2018 ed in particolare quelli afferenti all’incarico ricevuto anche per le banche venete a settembre 2018, quasi il 70% sta nella fascia 1 €-50.000,00 di valore richiesto.

La terza. Ripristinare un arbitro (ACF e/o ANAC) che potrà riconoscere fino al 100% del danno ingiusto subito. Al risparmiatore va, quindi, ridata la facoltà̀ di rivolgersi ad un arbitro che non comporti costi aggiuntivi di rappresentanza legale e la possibilità̀di accedere al FIR, stante l’incapienza della banca in liquidazione.
Conclusa la campagna elettorale europea con il trionfo della Lega, la forte flessione dei 5 Stelle e l’imminenza del primo anniversario di Governo Giallo-Verde il prossimo 1 giugno, ci si augura che ciò possa favorire un equilibrato e ponderato apprezzamento dei suggerimenti offerti per rispondere – anche se in ritardo -, alle aspettative di chi è in attesa da più di cinque anni ed oramai, nella gran parte dei casi, ha più di 65 anni di età anagrafica.

27 maggio 2019 Enzo De Biasi – Team Codacons Veneto

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