Tuesday, 17 September 2019 - 10:32
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La grande storia raccontata dai protagonisti. Attentato a Hitler del ’44 di von Stauffemberg. L’avventura dei familiari. La storia incredibile di Fey von Hassell. A ricordarla il figlio Roberto Pirzio-Biroli, noto architetto

Mag 24th, 2019 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina

C’era un piano di fuga per sottrarre dai tentacoli della Gestapo , la figlia di Ilse von Tirpitz e del barone Ulrich von Hassell, ambasciatore di Germania a Roma dal 1932 al 1938, precedentemente nominato ambasciatore dalla Repubblica di Weimar, che sarebbe dovuto diventare ministro degli esteri del governo insurrezionale tedesco se l’operazione Walkyria, ossia l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944 del colonnello Claus Philipp von Stauffenberg, fosse andato a segno. L’esplosione, avvenuta nel quartier generale denominato Wolfsschanze (La tana del lupo) nei pressi di Keytrzyn (in tedesco Rastenburg, oggi Polonia) uccise 4 ufficiali, ma procurò solo lievi ferite a Hitler. Seguirono circa 5mila arresti con circa 200 esecuzioni. I più noti, come l’ambasciatore von Hassell, processati nel carcere di Plötzensee alle porte di Berlino e impiccati con filo di ferro e i loro corpi appesi con ganci da macellaio.

In ricordo dei giustiziati ogni anno viene svolta la cerimonia commemorativa con 500 parenti a Plötzensee, alla presenza delle massime autorità del governo tedesco. Come per noi in Italia sono le “Fosse Ardeatine”.

Roberto Pirzio-Biroli, architetto di fama internazionale, è egli stesso parte di quella “Storia incredibile” come recita il titolo del libro scritto dalla madre Fey von Hassell e pubblicato in Italia una trentina d’anni fa. Una sorta di diario che divenne anche fonte ispiratrice di cinque film in Germania e una fiction televisiva in Italia dal titolo “I figli strappati” su Rai 1 nel 2006.

Nel 1940 Fey von Hassell sposa il conte friulano Detalmo Pirzio-Biroli, figlio del generale Giuseppe Pirzio-Biroli e di Idanna Savorgnan di Brazzà, figlia unica della contessa Cora Slocomb, educatrice, filantropa e femminista statunitense e del conte Detalmo Savorgnan di Brazzà, inventore della macchina affrancatrice per le poste e di un sistema idraulico per fornire l’acqua al castello e alle stalle, da una sorgente. Oltre che primo progettista della Pontebbana.

Durante l’occupazione tedesca Detalmo Pirzio-Biroli collabora all’attività clandestina antifascista del Cln (Comitato di liberazione nazionale) e nel dopoguerra sarà segretario particolare di Ferruccio Parri, capo del primo governo italiano dopo la Liberazione, oltre che docente, diplomatico, studioso e viaggiatore.

Villa Savorgnan di Brazzà a Brazzacco di Moruzzo (Udine), dove abita Fey con i due figli piccoli Corrado e Roberto, è occupata dalla Wehrmacht già dall’8 settembre del ’43. Erano passati tre mesi in relativa calma e tranquillità dal fallito attentato al Führer al quartier generale di Rastenburg – racconta Fey von Hassell nel suo libro – Ero felice che in Germania c’erano ancora uomini dotati di coraggio (…) Al tempo stesso però pensai con terrore a mio padre perché sapevo delle sue attività clandestine a Berlino. E perché i nomi usciti sui giornali degli ufficiali dell’esercito mi erano molto familiari e tutti amici di mio padre”.

Alle 10 del mattino del 9 settembre del 1944, infatti, Fey von Hassell viene fatta prigioniera da un funzionario della Gestapo che si presenta insieme al colonnello Dannenberg, comandante delle truppe tedesche a Brazzà. Per Fey von Hassell inizia un’odissea, da Udine a Innsbruck e poi nei campi di concentramento di Reinerz, Stutthof, Buchenwald dove incontra Alexander Stauffemberg, tenente della riserva, professore di storia antica, fratello del colonnello Claus, autore dell’attentato, che viene fucilato quello stesso 20 luglio del ’44. E ancora i campi di concentramento di Dachau e Reichenau. Infine, il 28-30 aprile del 1945, il trasferimento a Villabassa insieme agli altri 140 familiari dei congiurati e poi all’Hotel Pragser Wildsee sul lago di Braies (Bolzano), territorio dell’Alpenworland annesso al Reich dall’8 settembre del ’43. Su di loro pendeva ancora l’ordine di Hitler di ucciderli tutti, sia i Sonderhäftlinge, ossia quelli di “eccellente” profilo, che i Sippenhäftlinge, ossia i “familiari internati”.

A confermarcelo è il figlio di Fey von Hassell, l’architetto Roberto Pirzio-Biroli: “Mia madre doveva essere fucilata appena successo l’attentato, tant’è che era già stato preparato dai partigiani un piano di fuga verso le montagne per salvarla. Ma ci fu una telefonata da Roma al capo partigiano di Pagnacco Gennari, con il contrordine: non era più necessario prelevare Fey von Hassell, perché la situazione del fronte orientale era già cambiata. Tito stava avanzando eliminando tutti quelli, sospetti, che incontrava, anche i suoi. Stalin – prosegue l’architetto Roberto Pirzio-Biroli – aveva telefonato a Tito dicendogli di non muoversi da Trieste e di non avanzare fino al Tagliamento. E questo, secondo le notizie che ho avuto recentemente da familiari di partigiani, aveva reso inutile e rischioso il piano di salvataggio di mia madre. Secondo i partigiani, infatti, i familiari internati sarebbero stati liberati di lì a poco”.

In realtà passeranno altri nove mesi prima che gli ostaggi riacquistassero la libertà.

Il 6 maggio 1945 le truppe della 88ma Divisione americana raggiungono l’albergo sul lago di Braies che rimase fino a quel momento sotto la protezione della Wehrmacht perché c’era ancora il pericolo che le SS uccidessero tutti. Il generale americano Gerow riceve ordini dal Quartier generale alleato di portare tutti gli ostaggi a Napoli sede del comando, per l’identificazione. Da Napoli Fey può finalmente tornare nella casa di Roma insieme al marito Detalmo. Ed è formidabile la sua descrizione della capitale dopo aver attraversato tutti i campi di concentramento.

“La vita di Roma mi dava l’impressione di essere poco cambiata rispetto a prima della guerra. Nel giro di 48 ore in via Veneto agli ufficiali tedeschi si erano sostituiti gli ufficiali americani senza che il resto della scena mutasse di nulla. In certi palazzi romani si ebbe la cena di addio per il generale tedesco Kesselring e poi la cena di benvenuto per il generale americano Clark”.

Rocambolesco e fortuito è anche il ritrovamento dei due figli piccoli di Fey, Corrado e Roberto, che erano stati sottratti alla madre al momento del suo arresto il 9 settembre del 1944 a Udine.

A rintracciare i due bambini è la madre di Fey, Ilse insieme all’altra figlia Almut. Dopo rocambolesche ricerche, attraversando tutta la Germania sotto i bombardamenti, fino in Polonia, i bambini vengono ritrovati in un orfanotrofio austriaco, un asilo nido a Wiesenhof-Hall vicino a Innsbruck, registrati come “fratelli Vorhof”, dove la prima sillaba inizia per “V”, come von, e la seconda per “h”, come Hassell. Il fratello maggiore Corrado ha 4 anni e riconosce subito la zia Amuth. Mentre al più piccolo, Roberto, di soli due anni, non lascia più dubbi sulla sua identità quando vede nelle foto di famiglia i cavalli di Villa Brazzà ed esclama “Mirko”, il nome del cavallino bianco.

“Fu un autentico colpo di fortuna, un caso” sottolinea Roberto Pirzio-Biroli che conferma l’aneddoto del loro ritrovamento, come poi riprodotto dalla fiction televisiva. Con una piccola precisazione, “il cavallino Mirko in realtà era bianco e non nero come nella fiction della Rai, che peraltro è stata apprezzata anche in Germania, più dei precedenti 5 film”.

Roberto De Nart

 

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