Thursday, 17 October 2019 - 17:56
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Crac banche e il decreto che non c’è. Presentato ai media il primo decreto attuativo, ma ne servono altri due. Per i rimborsi occorrerà attendere il 2020 * di Enzo De Biasi

Mag 15th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Gli speciali di Bellunopress, Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

In un servizio giornalistico curato dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore dell’11 maggio scorso, il Sottosegretario di Stato On.le Alessio Villarosa ha annunciato che il giorno prima il Ministro Tria aveva firmato il primo dei tre Decreti Ministeriali utile per avere i rimborsi.

Il testo a ieri (14.05.2019), non è ancora apparso in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, la versione resa disponibile dalla testata risulta sprovvista di data, di sottoscrizione ed è ancora in attesa dei pareri degli organi di controllo preposti.  La stampa qualificata sa, che l’arretrato in tema di provvedimenti operativi di leggi già approvate dal Parlamento ed in attesa di essere “tradotte in pratica”, ammonta a qualche centinaio di casi.

Appare davvero encomiabile, la solerzia del Governo di preannunciare un testo cui dovranno seguirne altri due più un quarto, eventuale, a cura del Presidente del Consiglio (art. 502 ter DL); dato che l’intero pacchetto è all’interno di un decreto-legge che ha cambiato la disciplina sul punto, votata appena quattro mesi or sono a cura ed opera della medesima maggioranza governativa.
L’osservanza delle regole e la considerazione del ruolo del Parlamento che sta esaminando l’architrave dal quale discendono anche i decreti pro-truffati, avrebbe dovuto consigliare maggiore rispetto delle funzioni assegnate a ciascun attore istituzionale, ma si sa le elezioni europee incombono e l’importante è cogliere il consenso dei cittadini che sono in attesa – da un anno – di vedere il famoso “cambiamento”. La trovata da pubblicità ingannevole è stata quella di anticipare al pubblico un testo informale, dando il messaggio tranquillizzante “ok, ora abbiamo il decreto presto arriveranno i rimborsi, vedete stiamo lavorando per voi” quando è noto -soprattutto a chi governa – che il provvedimento esibito è monco perché necessita e della Commissione di valutazione delle domande e di un altro atto per stabilire la tempistica con date certe e certificate da calendario solare per la presentazione delle richieste d’indennizzo.

Ma procediamo con ordine.

L’attenzione va posta sull’art. 10 dell’atto citato, laddove si esplicita una prima scadenza in capo alla società in house del MEF incaricata di predisporre “entro 20 giorni dalla pubblicazione del presente decreto una piattaforma informatica per fornire al pubblico informazioni chiare e complete circa le modalità di presentazione della domanda … dotata anche di un sistema interattivo di ricezione e risposta alle domande provenienti dal pubblico”. Una volta inserito l’atto in Gazzetta ed entro il periodo prefissato, la Consap predisporrà il software necessario per la consultazione e presa visione da parte dei cittadini interessati. Affinché ciò si realizzi -nel frattempo e senza alcun dubbio – sarà stato stipulato con il MEF un disciplinare di prestazioni e controprestazioni che regola le relazioni con la società a partecipazione del Tesoro, non solo per il supporto informatico ma anche per la componente di segreteria tecnica prevista dall’art. 7 DM. Il costo preventivato è fino ad un massimo di 12,5 milioni di € per il servizio da rendersi nel triennio 2019-20121; ai quali debbono aggiungersi 1,2 milioni di € (comma 501 bis da DL) da attingere dal FIR per pagare i 9 Componenti della Commissione Tecnica. Il meccanismo per partire, oltre alle normali attività rese dagli apparati ministeriali già pagati dai cittadini-contribuenti, preleva acqua ovvero soldi dal pozzo del FIR pari a quasi 14 milioni di € che, inevitabilmente, non potranno essere disponibili per i cittadini-danneggiati.

Giusto per rinfrescare la memoria a chi afferma nell’articolo sopra citato “i pagamenti saranno celeri” si rammenta quanto segue. ACF/Consob incaricata di esaminare e liquidare le situazioni rimaste impigliate dalla LCA delle Banche coinvolte nel crac, applicando la percentuale fissata dall’attuale maggioranza al 30% aveva impegnato poco meno di 11 milioni di € sui 25 milioni di risorse disponibili nel 2018, a febbraio 2019 i risparmiatori truffati effettivamente saldati erano stati 542 casi su 854, per un corrispettivo bonificato al disotto dei 7 milioni di €. Nessuna perplessità per quanto sta arrivando. È ovvio che nel liquidare centinaia di migliaia di situazioni, Consap saprà fare di meglio e di più di Consob, i funzionari delegati citati nel DM saranno come Achille piè veloce con software incorporato h 24. Altro aspetto “minore” da evidenziare. È arcinoto, ma i politici non sanno o fanno finta di non conoscere che i soldi in tasca ai truffati non arrivano con l’atto di approvazione del riparto congiunto all’indicazione del beneficiario; ma con il trasferimento della somma accordata nel conto corrente del “danneggiato”. Viceversa, i titoli dei giornali e di radio-tv-internet che intervistano il leader di turno al Governo, enfatizzano e reclamizzano – come al mercato del pesce e della frutta settimanale – la prima fase, la seconda parte ovvero quando il cittadino riceve i soldi non riguarda più l’eletto dal popolo, colpevole dei ritardi nei pagamenti è la famigerata “burocrazia” o “il sistema”.
Il sopracitato articolo seguita con la seguente dizione “entro 45 giorni dalla pubblicazione del presente decreto la piattaforma consente agli utenti di procedere alla presentazione formale dell’istanza “, in altre parole trascorreranno altri 25 giorni dopo i primi 20 di consultazione e quindi, il cittadino sarà in grado di presentare la sua richiesta.
Così appare a prima vista, ma così non è. Nella legge nr 145/2018, modificata dal decreto crescita, era precisato all’ultimo capoverso dell’art. 1 comma 501 che il cittadino/truffato avrebbe dovuto presentare domanda al “Ministro dell’Economia e delle Finanze”. Nel Decreto Ministeriale propagandato dall’On.le Villarosa, il destinatario dell’istanza non è più individuato in una figura monocratica chiaramente identificata, ma il ricevente è – in prima battuta – la Commissione Tecnica che, con propria deliberazione, dovrà decidere “le forme”. Questo aspetto suppone, in via fattuale, che citata Commissione sia nominata ed insediata con persone in carne ed ossa, cosi che possa – in un futuro più o meno lontano – dar corpo a quanto richiesto dal comma 1 art. 4 DM. A questo punto, potrebbe chiedere l’addetto all’ufficio postale cui si rivolgerà l’avente titolo, oppure chiedersi il richiedente che scrive a mano la sua domanda o quello che la digita a computer, a chi indirizzo la domanda di indennizzo?
Mancando a tutt’oggi la Commissione cui spetta assumere la decisione anzidetta, non resta che aspettare il secondo Decreto Ministeriale con cognomi, nomi ed indennità di funzione. Non è qui il caso di aprire la questione sul come il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) procederà alla scelta degli “esperti esperenziati”, sicuramente il tutto avrà luogo con procedure aperte, trasparenti e con la massima pubblicità degli avvisi di presentazione delle candidature. Le persone che vivono in questo mondo cristallino e dedito al bene comune, sanno che solitamente quando si tratta di scegliere qualcheduno per un incarico ben retribuito, la faccenda è così semplice e lineare da risolversi in un batter di ciglia governativo.

Tornando al Decreto Ministeriale questione, affermare che entro 45 giorni “la piattaforma consente agli utenti di procedere alla presentazione formale dell’istanza” è un’inesatta rappresentazione dell’iter procedimentale considerato che le “forme … verranno indicate con delibera della Commissione”. Richiamandosi alla realtà dei fatti finora accertati, si registra che l’organo collegiale preposto non esiste.
Riepilogando su entrambe le scadenze dei 20 e dei 45 giorni indicate in questo primo Decreto Ministeriale, è il caso di affermare che esse hanno scarso significato ai fini della presentazione “in regola” della domanda di indennizzo, anche se la fase di interpello e di raccolta di eventuali interrogativi e richieste di chiarimenti può avere una qualche utilità divulgativa e di esercizio didattico.
In materia di tempistica per accedere al FIR (Fondo indennizzo risparmiatori) ed a scanso di ogni possibile equivoco, soccorre – infine – l’inciso inserito nell’art. 10 che recita “La data di decorrenza del termine di centottanta giorni per la presentazione delle domande di indennizzo, corredate di idonea documentazione, sarà stabilita con apposito decreto”.

Banalmente, ciò significa che non è questo DM a fissare né il termine d’inizio né tantomeno quello finale, quanto piuttosto un altro atto ministeriale che tosto o tardi sarà stampato dal Poligrafico di Stato. In effetti, il DM qui annotato per la parte che interessa il “quando” si potrà presentare la domanda d’indennizzo, rinvia ad altri due provvedimenti successivi di pari grado. Della Commissione di valutazione si è già scritto, occorre che essa sia viva e vegeta, mentre per la vicenda termini temporali iniziale e finale, si ripete che tra le due date dovrà intercorrere un lasso di tempo pari a 180 giorni, ovvero sei mesi. Se detto DM non è pubblicato entro il 31 maggio, la conta dei 6 mesi mancanti portano inevitabilmente all’inizio del prossimo anno.

Volgendo ora lo sguardo al calendario dell’anno in corso, va da sé che se tutto fila liscio le prime domande d’indennizzo saranno prese in considerazione a partire da gennaio-febbraio 2020 e presumibilmente, la liquidazione degli importi accolti potrà avvenire a primavera inoltrata. In questo contesto e non a caso, rispetto alla previgente norma che prevedeva “un piano di riparto semestrale delle risorse disponibili” (legge nr. 145/2018 art. 1 comma 501), nel Decreto-Crescita tala statuizione è stata sostituita con un più generico “piani di riparto delle risorse disponibili”, più flessibile e adattabile alla bisogna anche in un anno, il 2019, in cui -probabilmente- non vi sarà necessità di erogare alcunché ai “danneggiati” dalle banche.

A metà febbraio di quest’anno Di Maio a Vicenza ebbe a dire ”entro questa settimana ci sarà il decreto ed erogheremo i rimborsi”, oppure poco dopo Salvini a Treviso, “se non c’è il Decreto lo scrivo io” od ancora quest’ultimo di recente “i soldi ci sono, appena l’Europa ci dà l’ok noi siamo qui”; infatti anche i cittadini-truffati sono ancora lì in attesa dell’avverarsi delle profezie.

Ora, la montagna (il Governo) ha partorito il topolino (la bozza di decretino), non resta che attendere il suo perfezionamento negli atti ufficiali e la sua integrazione con altri due suoi simili. Della serie, cari “danneggiati” intanto disponetevi di buon animo ad ascoltarci e a recarvi alle urne il 25 e 26 maggio, poi chi vivrà vedrà.

15 maggio 2019 Enzo De Biasi- Team Tecnico Codacons Veneto
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