Sunday, 22 September 2019 - 04:08
direttore Roberto De Nart

Torna il Far West delle centraline: 80 nuovi progetti pronti a partire nel solo Bellunese. E centinaia su tutte le Alpi e gli Appennini

Mag 14th, 2019 | By | Category: Cahiers de doléances, Meteo, natura, ambiente, animali, Riflettore, Società, Associazioni, Istituzioni

I ministri Di Maio e Costa cedono alle pressioni delle lobbie e della Lega e sono sul punto di reintrodurre l’incentivo all’idroelettrico. Il governo intende ripristinare gli incentivi al mini-idroelettrico: per il Coordinamento nazionale tutela fiumi si mettono così in pericolo gli ultimi torrenti naturali in nome di interessi privati e di una produzione energetica trascurabile.

Pare proprio che anche sul fronte della tutela dei corsi d’acqua naturali non ci sarà il cambiamento promesso e che il “Far West” delle centraline – così lo aveva definito il deputato bellunese 5 Stelle Federico D’Incà – non finirà. Apprendiamo dai media nonché dai contatti intercorsi con i competenti uffici ministeriali che i ministri M5Stelle Di Maio e Costa, cedendo alle pressioni delle lobbie e della Lega, stanno per ripristinare proprio quegli incentivi al mini-idroelettrico che loro stessi avevano abolito. Incentivi che hanno causato, negli ultimi dieci anni, la devastazione di moltissimi corsi d’acqua naturali e di interi ecosistemi sulle Alpi e sugli Appennini.
Si parla, solo nel Bellunese, di circa 80 nuovi progetti per fare energia che di “verde” ha ben poco.
Esultano i produttori, per lo più società private a cui vengono dati soldi pubblici, pagati in bolletta dai cittadini.
Negli stessi giorni, però, le stesse associazioni di produttori chiedono “lo stato di calamità naturale” per gli impianti esistenti, in quanto la siccità ha diminuito le produzioni. Afferma Assoidroelettrica in una lettera indirizzata ai Ministri Di Maio e Costa: «Sono passati quei tempi in cui idroelettrico era sinonimo di guadagni anche significativi. In pochi anni i numeri in gioco si sono letteralmente stravolti».
Il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia, che riunisce oltre cinquanta tra comitati e associazioni sulle Alpi e gli Appennini, fa notare che il mini-idroelettrico, oltre ad avere un impatto devastante sugli ultimi torrenti ancora liberi, dà pure un contributo trascurabile al fabbisogno energetico nazionale. E riceve oltre un miliardo di Euro di incentivi all’anno. Secondo il Gestore Servizi Energetici (la società che per conto del Ministero dello Sviluppo Economico distribuisce gli incentivi), dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo. Nel 2017, in particolare, è diminuita nonostante nel 2016 siano entrati in funzione 538 nuovi impianti. Ciò è dovuto a fattori meteorologici: sono gli effetti del cambiamento climatico e le previsioni
future suggeriscono che questa sarà la tendenza.
Ma va evidenziato che, anche in presenza di precipitazioni più abbondanti e costanti, la produzione delle piccole centraline, le uniche per cui c’è ancora spazio, resta trascurabile. E n on solo la fonte idroelettrica in Italia è oramai ipersfruttata, ma gli impianti di piccola dimensione risultano anche assai più costosi di altre fonti rinnovabili, come riportato nella Strategia Energetica Nazionale.
Alla luce dei danni ambientali, l’Europa ha aperto una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Quadro Acque nei processi autorizzativi degli impianti. Questo è stato dimostrato anche da alcune sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite: solo per fare due esempi, a dicembre 2018 per due torrenti del Bellunese, il Grisol e il Talagona, il giudice supremo ha dato ragione a chi si opponeva alla costruzione di impianti in questi corsi d’acqua naturali, autorizzati in violazione della normativa.
La realizzazione di nuove opere potrebbe dunque portare a una sanzione europea. Incentivando nuove centraline anche sui torrenti naturali, si rischierebbe quindi di dover far pagare due volte i cittadini, prima per gli incentivi, poi per un’eventuale infrazione comunitaria. Oltre il danno, la beffa. Vallate alpine e appenniniche integre potrebbero invece rappresentare il fulcro di nuove attività economiche, per lo sviluppo di un turismo lento e sostenibile, legato agli sport di acqua viva, sempre più apprezzati e ricercati. Vanno inoltre considerati i servizi ecosistemici, ovvero i vantaggi che la natura, in quanto tale, fornisce gratuitamente all’uomo e che bisognerebbe quantificare in termini monetari.
Ma oggi, con l’annunciata reintroduzione dell’incentivo all’idroelettrico, la tutela degli ultimi corsi d’acqua integri nel nostro Paese rischia di essere compromessa, con l’aggravante che rispetto alla bozza Calenda del precedente governo, le tariffe in decreto sono state addirittura aumentate.

Il report GSE si può scaricare al seguente link: si veda in particolare il grafico a p. 73
https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20FER%202017.pdf

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One comment
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  1. E che non cedano allora.