Tuesday, 17 September 2019 - 10:28
direttore responsabile Roberto De Nart

Crac Banche Venete. Nel 2018 il Governo Penta-Leghista non ha speso tutti i milioni in bilancio per ristorare gli azzerati. Per il 2019 probabilmente non arriverà un euro in tasca ai truffati

Mag 7th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina

Il successo di un prodotto/servizio immesso nel mercato dipende, alla fin fine, da quanti clienti lo acquistano; di conseguenza il produttore valutato l’esito delle vendite (ricavi e guadagni) decide per il futuro del bene fabbricato. Pur con tutte le diversità e differenze, l’essenza del ragionamento può essere applicato anche ad una legge votata dal Parlamento (il produttore), tesa a risolvere un problema esistente nella realtà e che ha danneggiato centinaia di migliaia di cittadini (potenziali elettori).

Attualmente, è in fase di discussione alle Camere il Decreto Crescita che all’art. 36 (Banche Popolari e Fondo Indennizzo Risparmiatori) prevede una serie di modifiche ad un’impalcatura normativa – simile in sostanza – a quella prefigurata a settembre dello scorso anno. Infatti, fu in occasione della conversione in legge del Decreto Milleproroghe (legge nr 108/2018) che vennero – per la prima volta – inseriti i “paletti” del 30% di ristoro possibile per i truffati dalle banche, fino ad un massimale di 100mila € per ciascun risparmiatore azzerato.
Il primo effetto pratico fu quello di bloccare l’iter di un risarcimento possibile per centinaia di migliaia di cittadini “danneggiati” in lista d’attesa. Il differimento del termine a provvedere, rideterminato al 31 gennaio 2019, avveniva – chissà perché – con plausi, applausi e selfie di tanti rappresentanti delle Associazioni pro-truffati veicolati nei social-media assieme ad esponenti governativi.
Il secondo fu quello di affidare all’Arbitro delle Controversie Finanziarie (A.C.F.) l’applicazione di detti criteri alla platea di coloro i quali pur avendo già reclamato per essere stati ingannati, non avevano avuto ancora soddisfazione causa sospensione dell’attività dell’intermediario creditizio: Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca nel nostro caso.

Per capirne di più, è interessante vedere i risultati dell’attività svolta da ACF, divulgata dall’omologo report 2018. Complessivamente, sono stati accolti 854 ricorsi su 976 (87,5%), accordati 36,1 milioni di rimborsi su 44,8 milioni richiesti (80,6%), i casi veneti trattati sono stati 562. Applicando la regoletta del 30% sono stati effettivamente impegnati soldi dello stato per € 10.830.000,00 ovvero ciascheduno ha avuto una risposta media pro-capite pari a € 12.681,00.

Analizzando la situazione, l’aspetto più positivo è la percentuale di ristoro riconosciuta rispetto al petitum, in altre parole ciascun risparmiatore fatto 100 il danno patito s’è visto accogliere più di 80. Di contrasto, emerge la pochezza della concessione governativa, appena 30, ovvero una elemosina poco sopra i 10mila €.

I reggenti pro tempore il Paese, spesso affermano “non ci sono soldi”; nulla di più errato ed inattendibile. La finanziaria 2017 aveva stanziato 25 milioni di €, di questi la maggioranza Giallo-Verde ne ha usati meno di 11, non avendo voluto impegnare i restanti. In sede di conversione del citato decreto-legge sia Forza Italia che il Partito Democratico, avevano proposto di qualificare la prima erogazione, a “titolo di acconto”, la compagine nella tolda di comando ha respinto tale chance.

Approfondendo il report emerge che il 70% (66,8%) del valore delle richieste sta nella fascia economica 2,00-50.000,00 €, applicando il criterio al totale dei rimborsi ciò avrebbe comportato un fabbisogno di risorse pari a 25.270.000,00 € che rimborsabile per l’80%, al fine di rispettare le regole UE vigenti in materia di regime d’aiuto ai privati, avrebbe conseguito un esborso di 20 milioni e 216 mila €; cifra al di sotto per alcuni milioni di quanto già previsto. Incredibile, ma vero.

Invece di valorizzare questa esperienza, seguendo le orme della peggior classe politica, il Governo nella finanziaria vigente ha preferito cancellarla del tutto, ovviamente non ha innalzato la percentuale di rimborso nonostante l’effettiva disponibilità di cassa per quasi 1 miliardo e 700 mila €. Recentemente, poi, la stessa compagnia al vertice politico-istituzionale dell’Italia ha varato – tra gli altri 51 – anche l’art. 36 del Decreto-legge nr. 34 senza norme attuative da adottarsi a cadenza certa.

Da ultimo, un’ulteriore geniale “pensata legislativa” ha definitivamente affossato ogni speranza definendo “indennizzo a forfait”, il micragnoso 30%! Probabile che per circa 250 mila persone in attesa, il 2019 trascorrerà senza aver percepito alcun soldo. Forse che questa volta, i rappresentanti delle Associazioni faranno a meno di fotografie a braccetto con i governanti pro-tempore?

07 maggio 2019 Enzo De Biasi – Team tecnico Codacons Veneto

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