Thursday, 25 April 2019 - 10:13

Crac banche venete: il governo giallo-verde non risarcisce i truffati, mentre l’Europa offre un rimborso fino all’80%   *di Enzo De Biasi

Apr 14th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Gli speciali di Bellunopress, Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

I truffati e le loro associazioni dall’incontro di lunedì 8 aprile con il Presidente del Consiglio dei Ministri alias avvocato del popolo, sono stati ingannati due volte. La prima perché il Consiglio dei Ministri riunitosi il giorno dopo non ha votato la norma per modificare la legge vigente; la seconda in quanto i truffati sono stati depredati di ben 750 milioni di € a fronte dei 525 per il triennio 2019-2021 previsti nella legge di bilancio votata appena 4 mesi or sono.
La norma correttiva non è stata approvata in data 9 aprile dal Consiglio dei Ministri in quanto uno dei due Vicepremier, ovvero l’on. Le Luigi Di Maio ha dichiarato a chiare lettere che le integrazioni devono essere concordate con ” tutte le associazioni dei risparmiatori”.

In altre parole, dato che solamente due di quelle presenti e facenti capo ad Ugone ed Arman non hanno aderito a quanto proposto dall’esimio avv.to prof. Giuseppe Conte, si deduce che le altre 17 valgono nulla rispetto a queste. Ma c’è di più e di peggio. Come diligentemente riportato dall’Huffingtonpost appena terminata la seduta del Consiglio dei Ministri dopo le ore 19.00, erano rimasti in tre: Salvini, Di Maio e Conte. Quest’ultimo messosi in contatto telefonico con Luigi Ugone, Presidente di Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza, gli chiede “Ci avete ripensato?” “No, vogliamo i risarcimenti automatici per tutti i truffati e soprattutto vogliamo vedere i testi”, ribatte l’interloquito. Cosi, in assenza di un Decreto-legge scritto da esibire all’interessato, il Governo Giallo Verde si è bloccato. Incredibile, ma vero!
Non è il caso di commentare ulteriormente il profilo istituzionale né tantomeno l’autorevolezza o la personalità di un Presidente del Consiglio che, il giorno prima, di fronte ad una trentina di persone aveva platealmente ripreso il cittadino Ugone al rispetto del luogo della riunione tenutasi in Palazzo Chigi e della propria funzione quale Capo dell’Esecutivo.

Un tempo il comico Grillo ed i 5 stelle urlavano nelle piazze e nei media “uno vale uno” principio fondativo del movimento vistosamente ripudiato. In effetti, 1 (uno) ha valso più di 8 (otto), se si considerano che le associazioni dissociatesi erano 2 state (due) su ben 17 a favore della proposta governativa illustrata nell’occasione.
Mutato il contesto, la stessa scena era andata in onda anche nell’ultima fase della discussione parlamentare della legge di bilancio a fine dicembre. Giunti a votare il testo appena approvato alla Camera che prevedeva la presenza di un arbitro esterno all’apparato ministeriale per la valutazione delle domande dei “danneggiati”, il Governo ha fatto retromarcia ingerendo una serie di articoli sostitutivi scritti dai grillini ben sapendo -in anteprima- che tale formulazione sarebbe stata censurata dall’ Unione Europea.
Irrilevante è stata l’affidamento accordato dalle associazioni assenzienti, di conseguenza gran parte di queste (15 su 17) si sono date appuntamento a Roma il prossimo venerdì, 19 aprile dalle ore 11 davanti Palazzo Montecitorio, per protestare contro il ritardo accumulato nel procedere al risarcimento degli azzerati.
La protesta è indirizzata a far valere le proprie ragioni, in primis, verso la Lega ed i 5 Stelle che nella campagna elettorale del 2018 hanno “più e più volte promesso pubblicamente ai risparmiatori traditi il risarcimento integrale dei danni, disatteso clamorosamente le aspettative e dimostrandosi interlocutori del tutto inadeguati ed inaffidabili”
Come narrano i media, l’unico provvedimento importante varato è stato il DEF che contiene il dimezzamento del fondo pro truffati. Vale la pena di evidenziare che in questo caso l’accoppiata Di Maio-Salvini era presente e consapevole di quanto andava deliberando sulla pelle dei truffati, a differenza del giorno prima a Palazzo Chigi in cui erano assenti.

Le altre figure minori a partire dal presidente del Consiglio ed i restanti ministri hanno occupato circa mezz’ora del loro prezioso tempo per “dare i numeri ” della decrescita infelice certificata, per iscritto, ma già prevista 6 mesi or sono da molteplici agenzie nazionali ed internazionali ed ora fatta propria dal Governo in carica. Arrivati sulla terra i governanti, hanno archiviato (si spera) l’anno 2019 definito “Anno Bellissimo” da Giuseppe Conte, oppure la profezia di Luigi Di Maio “sarà l’anno del boom economico”. I risultati finora acclarati stanno a zero pardon (forse) ad +0.2 alla fine di dicembre.
Leggendo quanto deciso dal Consiglio dei Ministri si annotano due questioni. La prima, nel DEF si parla ancora di Fondo Ristoro Risparmiatori che era la dizione usata nella precedente legge 205/2017; evidentemente negli uffici del MEF non hanno preso nota che il legislatore volendo dare un segnale incisivo di cambiamento ha ora denominato detto capitolo di spesa ” Fondo Indennizzo Risparmiatori – F.I.R.” Ma si sa, non tutti hanno il tempo di leggere la Gazzetta Ufficiale.

Oggi il Fondo Ristoro per il DEF e FIR per la GU, invece che quantificare 525 ad anno , prevede una spesa di 75 milioni per il 2019, 325.milioni per il 2020 e 425 milioni per il 2021 (pag. 132 def 2019). Mentre a pag. 130 nella tabella “minori spese” sono recuperate alla disponibilità generale altri 78 milioni, probabilmente derivanti dai capitoli previsti, ma non impegnati, dalla precedente finanziaria 205/2017 per gli anni 2019-2020-2021.
In realtà oggi i dati contabili mostrano una liquidità a pagare per 825 milioni in tre anni, con una diminuzione di 750 milioni rimasti quale specchietto per le allodole, sulla carta, ovvero nel bilancio vigente. Da decenni nella P.A. un conto sono le potenzialità ad impegnare indicate dalla legge in essere che sommano appunto 1.575 milioni, altro aspetto -che interessa direttamente i cittadini truffati- è il quantum ricevibile nelle loro tasche con i limiti annuali indicati, dato che la pesante situazione di debito pubblico in cui si trova l’Italia, obbliga lo stato a comunicare periodicamente alla Unione Europea quanto esce dalle proprie casse per le decisioni di spesa mano a mano che queste si realizzano nel rispetto dei vincoli sottoscritti.
Come afferma l’onorevole Bitonci in una risposta data ad una testata on line, dipenderà dagli “ipotizzati tempi di istruttoria e di pagamento dei rimborsi “.
Se questa affermazione è seria, dato che si scrive di “tempi ipotizzati” quindi già definiti e programmati, perché il sottosegretario del MEF non espone coram populo sul sito istituzionale del Ministero in cui presta servizio dette previsioni in dettaglio cui sono seguite le quantificazioni nel DEF qui annotate?
Venendo poi alle procedure da seguire, anche qui, non siamo di fronte ad Achille piè veloce. Probabilmente e prima delle elezioni europee, giusto per apparire al loro elettorato come quelli che risolvono i problemi studiatamente creati da loro stessi, l’agognata norma da inserire in un decreto-legge sarà varata. Tale provvedimento, da convertirsi in legge nei successivi 60 giorni, sarà seguito da un decreto operativo e quindi (come direbbe Crozza imitando Salvini), aggiungendo altri 180 giorni dalla sua pubblicazione in G.U affinché chi ha titolo presenti domanda, arriveremo a Natale. Le risorse messe quest’anno a disposizione in relazione alla tempistica sono congrue, anche se a dicembre 2019 sarà trascorso un anno e nove mesi dalle votazioni che hanno “cambiato?” l’Italia. In ogni caso il DEF dovrà essere votato dal Parlamento entro il 30 del mese corrente, la proposta è che nel 2020 e 2021 si recuperino in toto i 750 milioni di € e che vista l’arroganza e la protervia dei 5 stelle nel gestire l’intera vicenda, tutte le forze di opposizione più la Lega, modifichino le cifre della tabella di pag. 132 ponendo il partito di maggioranza relativa in minoranza.

Ultimo ma non meno importante, è stato l’incontro tenuto in data odierna dall’onorevole David Borrelli europarlamentare uscente ed ora candidato per la lista di Più Europa.
L’esponente politico ha motivato le ragioni che lo hanno spinto a chiedere ed ottenere un incontro – congiuntamente alla sua collega di Strasburgo On.le Isabella De Monte (Partito Democratico) – il 26 marzo scorso, in modo da poter spiegare alla Commissaria europea M. Vestager la realtà socioeconomica del Nord Est e della situazione di “emergenza sociale” creatasi a seguiti del default delle banche venete, già cooperative di credito. La risposta dell’importante esponente della Commissione Europea è stata di massima apertura verso le richieste italiane, considerato che – casi analoghi – si sono già verificati anche in altri Paesi della UE e che – da tempo – sta dialogando con il Governo italiano cui peraltro spetta dettagliare una serie di parametri all’interno dei principi regolatori del regime d’aiuto. Ciò che interessa alla Commissione è che siano ben definiti i criteri selettivi che presidiano anche tramite regole semplici chi è “piccolo risparmiatore” e chi è “speculatore”. In questa direzione, da tempo, si è già stabilito uno schema di base, ovvero spettano rimborsi automatici per il danno patito a chi ha o un reddito imponibile IRPEF fino a 35.000,00 annui (quindi non ISEE) o a chi possiede valori mobiliari fino a 100.000,00 €. È sufficiente rientrare almeno in una delle due categorie. Le situazioni al di sopra di tali soglie, devono essere oggetto di valutazione – ancorché con procedura semplificata – da parte di un soggetto terzo per poter essere beneficiate. Le specifiche ulteriori sono a cura dello stato membro. La Commissaria, che resterà in carica fino all’insediamento della prossima Commissione UE prevista per ottobre, non pone alcun ostacolo se nell’ambito del regime d’aiuto concedibile per le tipologie anzidette lo Stato arriva a prevedere un corrispettivo del danno ingiusto e patito a causa di “misselling” fino all’80% del totale.
Certo stabilire l’intensità dell’aiuto, ovvero quale percentuale applicare non è compito della Commissione, quanto piuttosto del Governo in carica. In ogni caso è esclusa a priori la possibilità di arrivare ad un risarcimento totale ovvero del 100% , anche per le fasce più svantaggiate.

A questo punto sorgono spontanee due domande.
La prima, per quale ragione l’attuale esecutivo Giallo Verde non ha messo a disposizione dei parlamentari che lo hanno chiesto da mesi la corrispondenza UE-Governo italiano? La seconda, dato che i soldi regalati dai cittadini allo stato ammontano ad oltre un miliardo e mezzo e non derivano da tasse, imposte, tributi o risorse statuali, incrementandosi vieppiù di anno in anno, e che probabilmente il 90% dei casi rientrerà nelle maxi-categorie delineate, quale ratio sorregge la miserevole elemosina del 30% fissata già da settembre scorso, ripetuta in legge di bilancio per il 2019 e soggetta a così tanto ritardo?

 Enzo De Biasi – Codacons Veneto – 13 aprile 2019

Huffingtonpost “quella telefonata che ha bloccato il decreto”

https://www.huffingtonpost.it/2019/04/11/quella-telefonata-che-ha-bloccato-il-decreto-sui-truffati-dalle-banche_a_23710207/?ncid=other_email_o63gt2jcad4&utm_campaign=share_email

Vicenza più “Bitonci risponde ma non convince sul “buco nero degli indennizzi” alle vittime delle banche: Salvini rischia i rutti di quelle pance vuote “

https://www.vicenzapiu.com/leggi/bitonci-risponde-ma-non-convince-sul-buco-nero-degli-indennizzi-alle-vittime-delle-banche-salvini-rischia-i-rutti-di-quelle-pance-vuote/

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