Monday, 22 July 2019 - 20:15

Foto del buco nero: realtà o merchandising scientifico?

Apr 12th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Tutti noi abbiamo visto nei giorni scorsi la prima foto di un buco nero. Ad insospettirci è stato il clamore mediatico e il modo con la quale è stata data la notizia all’opinione pubblica.
L’evento è stato descritto come epocale, storico, straordinario con profluvio di aggettivi alla chi più ne ha più ne metta!
Condito con una suspense che nulla a che fare con la ricerca scientifica.
Le scoperte scientifiche, infatti, di norma non vengono gestite come la serata finale del Grande Fratello!
Buona norma vuole che ogni scoperta sia pubblicata su una rivista di buon livello, dopo una paper review da parte di scienziati pari a quelli che l’hanno effettuata. Ciò che viene pubblicato dall’autore della nuova scoperta viene valutato da ricercatori di pari preparazione scientifica che ne verificano la correttezza, se sono state utilizzate tecniche adeguate, impiegati strumenti di misura precisi, e se si è seguito il metodo scientifico nelle misure e nelle conclusioni tratte. Dopodiché la Comunità Scientifica replica le misure e il metodo e vede se riesce ad ottenere gli stessi risultati.
Se tutto questo viene bypassato si offende la scienza.
Sulla scoperta, gli autori hanno detto che la foto del buco nero sarebbe quella di Sagittarius A che si trova al centro della nostra galassia. Non si capisce perché poi si sia passati a Messier 87, infinitamente più distante e quindi, in teoria, infinitamente più difficile da “fotografare”.
Si pensi infatti alla tecnica impiegata, quella dell’interferometria, che trasforma gli infinitesimi ritardi di un segnale radio per poi ricostruire tramite opportuni algoritmi l’immagine del corpo che genera quei segnali radio. E’ la tecnica utilizzata nei radar ad apertura sintetica.
Orbene, chi si occupa di tali radar sa che più distante è l’oggetto dall’antenna del radar, più decresce la definizione dell’immagine.
La differenza dei tempi di ritardo in un segnale che ha percorso 50 anni luce è veramente al limite dell’impercettibile. Perché cimentarsi in una tale impresa non richiesta, dato che ci si attendeva il ben più vicino ed interessante Sagittarius A? Perché incrementare di molte volte il margine di errore?
Mistero.
La foto insomma, non è una foto come intendiamo comunemente, ma una ricostruzione al computer della elaborazione di una massa enorme di dati. Non conoscendo l’algoritmo impiegato per generare tale immagine (come sarebbe stato più corretto definirla senza trarre in inganno l’opinione pubblica) dobbiamo fare una professione di fede per dire che quella che vediamo è quella prodotta dal buco nero di Messier 87.
Ma le professioni di fede non fanno parte della scienza, ma delle religioni!
La ricerca può essere stata anche interessante e l’immagine può anche essere effettivamente quella di un buco nero, ma non si è fatto di certo un buon servizio alla scienza spettacolarizzandola in un modo francamente inaccettabile.
Gli scienziati di solito pubblicano in tutt’altro modo l’esito delle loro ricerche.
Farlo in modo mediatico e con scopi forse anche commendevoli di cercare di stimolare l’opinione pubblica a finanziare alcuni campi della ricerca, non rende un buon servizio alla scienza tutta.
Così facendo viene il sospetto che gli interessi che stanno dietro alla scienza possano prevalere sulla scienza stessa. E allora guai a noi!

F.R.

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