Thursday, 23 May 2019 - 01:37

Il fascismo raccontato dai corrispondenti americani in Italia. Sabato a Belluno il professor Mauro Canali ai Grandi incontri di Liberal

Mar 10th, 2019 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Mauro Canali, già professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Camerino e membro del Comitato scientifico di Rai-Storia, sarà a Belluno in sala Teatro del Centro congressi “Giovanni 23mo” in piazza Piloni sabato 16 marzo alle ore 17.30 per presentare il suo saggio dal titolo “La scoperta dell’Italia, il fascismo raccontato dai corrispondenti americani” (Marsilio Edizioni). L’iniziativa è dell’Associazione Liberal Belluno presieduta da Rosalba Schenal. Conduce la serata Andrea Basile, docente.

Per questo libro, il professor Canali, che è uno degli studiosi più autorevoli del fascismo, allievo del professor Renzo De Felice, è stato insignito del Premio Fiuggi Storia 2017 per la saggistica. Il libro racconta attraverso la testimonianza degli inviati americani come all’inizio negli anni ’20 il fascismo venne visto di buon occhio. E Mussolini era ritenuto come l’unico credibile baluardo nei confronti del pericolo bolscevico. Soprattutto durante il cosiddetto “biennio rosso” culminato con l’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920. Canali cita Kenneth Roberts, inviato del “Saturday Evening Post” e autore del romanzo storico “Passaggio a nord-ovest”, che esaltò il fascismo quale unico argine in grado di impedire che l’Italia sprofondasse “in un turbine caotico di comunismo e di disastri finanziari”.  Isaaac Marcosson, definì Mussolini “Il Theodore Roosevelt latino”. E Lincoln Steffens del “New York American” scrisse: “Immaginate un Theodore Roosevelt consapevole, mentre governava, del posto che avrebbe occupato nella storia degli Stati Uniti, e avrete l’immagine di Benito Mussolini in Italia”. Non da meno fecero Walter Lippmann, vincitore di due premi Pulitzer e Anne O’Hare McCormick nel supplemento domenicale del “New York Times” formidabili sostenitori del regime mussoliniano in America. Occorrerà attendere il 1924  quando Francis Scott Fitzgerald si fermò a Roma cinque mesi con moglie Zelda per leggere pagine critiche fino a liquidare il regime come “spasmi di un cadavere”. Anche Hemingway inizialmente subì il fascino di Mussolini definendolo sul  “Toronto Daily Star” come “un uomo grande, dalla faccia scura con una fronte alta, una bocca lenta nel sorriso, e mani grandi ed espressive”. Salvo poi, dopo sei mesi nel gennaio del 1923 definirlo “il più grande bluff d’Europa”, uno che ha del “genio nel rivestire piccole idee con paroloni”. Per gli americani, l’elogio al fascismo cadrà tra il 1935-36 con la guerra di Etiopia e poi nel 1936-39 con la guerra civile spagnola e nel 1938 con le leggi antisemite.

 

 

 

 

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