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Il ricordo di Guido Rossa, sindacalista ucciso dalle BR * di Roberto De Moliner

Gen 23rd, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Guido Rossa

Guido Rossa, nato a Cesiomaggiore il 1° dicembre del 1934, operaio dell’Italsider di Genova, era rimasto attaccato al Bellunese non solo perché la famiglia paterna era originaria di Cesiomaggiore, ma perché in quanto era un provetto scalatore, ha sempre continuato a frequentare le montagne del nostro territorio per tutta la sua vita.
Fu trucidato dalle Brigate Rosse il 24 gennaio del 1979 alle 6:35 del mattino, mentre si recava sul luogo di lavoro.
Rappresentante della C.G.I.L., iscritto al P.C.I., viene eletto come delegato sindacale nel ‘70 quasi all’unanimità, e diventa ben presto punto di riferimento non solo per i lavoratori, ma anche per i dirigenti aziendali che lo apprezzavano per la sua serietà e statura morale. Gli anni ‘70 sono stati gli anni del terrorismo, i così detti “anni di piombo” per il nostro paese: una fase tragica, superata grazie all’impegno comune di tutte le forze politiche democratiche di allora.
Guido Rossa non aveva dubbi: credeva nel valore del lavoro, credeva nella democrazia della Repubblica nata dalla Resistenza, sosteneva con vigore la lotta al terrorismo, esponendosi anche in prima persona al processo contro Francesco Berardi, “il postino” delle Brigate Rosse, colto in flagrante in fabbrica con volantini e altro materiale propagandistico.
Rossa verrà in seguito additato dalle Brigate Rosse come una spia e per questo verrà ucciso.
Al funerale, cui partecipano 250.000 persone, presenziò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini in un’atmosfera molto tesa. Dopo la cerimonia Pertini chiese di incontrare i “camalli” (gli scaricatori del porto di Genova).
L’incontro avvenne in un grande garage pieno di persone, e con voce ferma Pertini disse: “Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate Rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!”.
Ci fu un momento di silenzio, poi un lungo applauso.
Con l’assassinio di Guido Rossa da parte delle Brigate Rosse si aprì una fase nuova nella vita politica del paese. Cominciò a incrinarsi quel velo di omertà e tacita accettazione grazie al quale le BR avevano lucrato in alcuni settori sociali e apparve clamorosamente falsa l’idea che la loro follia fosse rivolta a vantaggio dei lavoratori e dei più deboli.
Il Partito Democratico di Belluno nel quarantesimo anniversario dell’assassinio di questo nostro conterraneo, lo ricorda per il sacrificio e per l’integerrima levatura morale, propria di noi bellunesi, nella difesa delle istituzioni e della democrazia in un momento storico e politico in cui ogni giorno vengono messi in discussione tutti quei tutti quei valori democratici e di solidarietà in cui Guido Rossa credeva e per i quali si è sacrificato.
I recenti fatti di cronaca hanno visto una ricostruzione spesso fuorviante e fuori luogo rispetto a quella terribile fase storica del nostro paese. Si è voluto far passare l’idea che i militanti della sinistra approvassero le azioni portate avanti dalle frange criminali: in realtà, furono i cittadini che con le loro azioni contribuirono a creare le condizioni storiche e sociali di quello che passò alla storia come il “compromesso storico”. Non a caso, il progetto di unione democratica, che aveva l’obbiettivo preciso di sconfiggere definitivamente il terrorismo, venne avversato dalle Brigate Rosse fin dal giorno della sua nascita in Parlamento e costò la vita all’on. Aldo Moro.

Belluno 23 gennaio 2019.

Il Segretario
Roberto De Moliner.

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