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mercoledì, Giugno 3, 2020
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Alberi: siamo alla soluzione finale

E’ arrivato il vento, un vento insolito, un vento forte, un vento impetuoso, un vento distruttore, un vento che ha cambiato il panorama della nostra provincia. Tutti hanno visto la desolazione con grande dolore e grosso rammarico per non aver potuto far nulla per impedirla Lo spettacolo, evidenziato da giornali e televisioni, ha lasciato la pena per la perdita, ma ha anche esortato a ripartire ed a ripristinare al più presto i nostri boschi.
Tuttavia quel vento ha purtroppo seminato un terribile virus, che ha colpito le menti di alcuni amministratori locali, un virus che definiremmo “Dendrofobia”, che si è insinuato nel cervello (forse avventato) e sta producendo una furia distruttrice nei confronti di inoffensivi alberi cittadini che hanno la sola colpa di esistere.
Gli alberi crescono lentamente, in silenzio e non possono ribellarsi all’incuria e all’abbattimento, ma non mancheranno, nel tempo, di far sentire la loro vendetta:
Non più ricambio tra anidride carbonica e ossigeno.
Non più verde ristoro dalla vista abbacinata dal sole
Non più ombra fresca e riposo estivo per bambini e anziani
Non più freno all’invasione delle macchine
Non più attenuazione del rumore
Non più riparo per gli uccelletti che sempre più raramente solcano il nostro cielo
Non più decoro naturale e mezzo per celare certe brutture edilizie
Si potrebbe continuare con questo elenco, ma non è necessario, ognuno può comprendere e metterci del suo.
Veder abbattere gli alberi crea un senso di vuoto, di sbigottimento e dà luogo a presagi dolorosi: da tempo in città serpeggia la subdola volontà di liberare dalle piante Piazza Martiri. Questa improvvida situazione dell’attuale disboscamento cittadino, fa pensare ad un altro passo impunito, verso una soluzione finale di una piazza senza alberi.
Fermate seghe ed accette, curate i nostri alberi centenari o giovani, autoctoni o di origine lontana, oppure i nostri nipoti dovranno vivere in una città non più ai primi posti per la salubrità dell’aria, per la bellezza e per la musica che solo sanno produrre le fronde di un albero.

Luigi Sarzetto

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