Thursday, 20 June 2019 - 13:07

A Mel tutti contro il lupo. Dorfmann: “Servono nuove regole”. La replica di Fant: “Informazioni non provate. Tutti gli esperti dicono che la presenza del lupo è importante nel territorio”

Gen 12th, 2019 | By | Category: Cronaca/Politica, Meteo, natura, ambiente, animali, Riflettore

Servono nuove regole, a livello europeo e nazionale, per la gestione del lupo. Questo il pensiero dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, ospite venerdì sera in un “tutto esaurito” con circa 150 presenti a Palazzo delle Contesse di Mel, per una serata su “La presenza del lupo – Quali sono le misure adottate dal Parlamento Europeo?”, organizzata dal Comune di Mel e dall’Unione Montana Valbelluna.

Dopo gli interventi del sindaco di Mel, Stefano Cesa, del consigliere provinciale, Ivan Minella, e del deputato Luca De Carlo, segretario della Commissione agricoltura alla Camera, è toccato a Dorfmann illustrare la situazione e la politica europea sulla gestione del lupo e della fauna selvatica.

«Le normative tutelano la specie, non il singolo animale. – ha sottolineato Dorfmann – Il problema, che per ora non tocca ancora le zone alpine, è l’ibridazione: si stima che tra il 20 e il 30% dei lupi in Italia siano ibridi, e il Commissario all’Ambiente ha sottolineato come l’ibrido sia una minaccia per la specie».
«Il lupo non è più una specie in via di estinzione, – ha continuato Dorfmann – serve quindi una revisione della Direttiva Flora Fauna Habitat, che prevede la massima tutela per questa specie: è una norma nata nel 1992 e che non è più stata modificata, serve un aggiornamento basato sui dati odierni; abbiamo bisogno di una normativa flessibile».
«Deve essere un obbiettivo del prossimo Parlamento Europeo: – rimarca Dorfmann – in questo momento, il Commissario all’Ambiente è maltese, quello quello all’Agricoltura è irlandese. Vengono da due isole, e il lupo non nuota; – ha ironizzato amaramente – manca la conoscenza del problema».
Oltre all’intervento a livello europeo, manca la norma nazionale alla quale spetta stabilire l’eventuale quota di abbattimenti: «In Italia, contiamo circa 2mila lupi: – sottolinea Dorfmann – qualche giorno fa, ero a Grosseto e la produzione del locale pecorino è a rischio per le predazioni del lupo. Il precedente Governo aveva preparato un Piano Lupo, che prevedeva un abbattimento del 5%: in Conferenza Stato-Regioni, ha ottenuto il sostegno solamente delle province autonome di Trento e Bolzano e delle regioni Toscana e Veneto. C’è uno scontro tra chi vuole restare a vivere in montagna e nelle zone rurali e la popolazioni metropolitane, dal maggior peso elettorale, che vedono la vita in montagna come una Disneyland alpina, senza comprenderne le difficoltà. Spero che questo Governo possa agire al più presto; se, dopo l’intervento europeo, gli stati membri non approvano il Piano Lupo, la situazione rischia di favorire il bracconaggio».

I dati
Dorfmann ha presentato alcuni dati sulla situazione del lupo in Europa. In Francia, ci sono circa 400 lupi «che costano ogni anno allo Stato oltre 20 milioni di euro di risarcimenti. – ha spiegato – Il Piano Lupo francese prevede una quota di abbattimenti pari al 10%,ma è insufficiente per mantenere il numero stabile, vista la crescita del 25% annua».
In Spagna, è la zona del Rio Duero a spiegare l’efficacia di una minor tutela per i lupi: «Nell’area a nord del fiume, vive l’85% dei lupi spagnoli, sotto una tutela più debole, mentre il restante 15% vive a sud del fiume, con tutela massima. – ha illustrato – I dati dicono che i lupi più tutelati provocano l’85% dei danni, mentre quelli del nord, vista la minor tutela, hanno imparato che è più sicuro attaccare un capriolo selvatico che una pecora o una mucca in allevamento».

I commenti in sala
Soddisfatti per l’esito dell’incontro i sindacati di categoria di agricoltori e allevatori, che hanno chiesto interventi rapidi perché in alcune zone della provincia la situazione è ormai insostenibile.
«A Roma c’è un cortocircuito tra le forze di governo, in lotta tra favorevoli all’abbattimento e un ecologismo non consapevole. – ha commentato il deputato Luca De Carlo – La speranza è che ci si renda conto che ci sono priorità, e la priorità è far vivere la montagna e gli agricoltori».
«Quando ha iniziato a emergere la questione lupo, qualche anno fa, abbiamo iniziato tutti a parlare e discutere, senza avere una visione globale della situazione, che invece abbiamo avuto grazie all’intervento di Dorfmann. – ha sottolineato il sindaco Cesa – Quello che mi preoccupa è la sopravvivenza delle nostre imprese agricole, perché a una redditività già molto bassa si aggiunge l’aumento della fauna selvatica, prima i cervi e i cinghiali, ora anche i lupi. Le attività agricole sono importanti realtà economiche, ma anche presidi per la sicurezza idrogeologica del territorio, e come tali vanno supportate e tutelate».

La replica di Cristiano Fant (Siamo tutti animali – Movimento antispecista bellunese)

Una serata all’insegna delle informazioni non comprovate e di una chiara presa di posizione in sfavore del lupo. E’ il commento di Cristiano Fant dell’Associazione Siamo tutti animali – Movimento antispecista bellunese. L’europarlamentare ha “sconsigliato” l’abbattimento, forse dimenticando che l’animale non può essere nemmeno catturato.
Quello che Dorfmann auspica è il passaggio della specie in una fascia meno protetta in modo tale che possa essere cacciata e sicuramente la maggior parte delle persone presenti in sala (perlopiù cacciatori e allevatori) avrà accolto con entusiasmo la possibilità di spargere nuovo sangue nei boschi.
Quello che è mancato sono le prove, le relazioni tecniche che dimostrino quanto l’onorevole ha detto.

Ma vediamo di cominciare dall’inizio. L’onorevole De Carlo presente in sala ha detto che il lupo è stato reintrodotto sul territorio bellunese, informazione che andrebbe provata.
Secondo Dorfmann il lupo non ha più una connotazione geografica precisa, non rispetta i confini nazionali e le mescolanze genetiche lo hanno fatto diventare un “lupo europeo”. Il tema è oggetto di discussione e studi genetici precisi, anche se in alcuni casi risulta ovvio. Questa informazione dà la possibilità, a suo dire, di bypassare la normativa a tutela della specie, andando così ad aprire la caccia al lupo, che lo stesso Dorfmann ritiene non si debba più considerare una specie a rischio di estinzione. Un giudizio che ritengo scorretto in quanto fornito da una persona che non è un esperto in materia. E anche la provenienza delle cartine e le mappe mostrate non è apparsa del tutto chiara.
Ha poi riportato l’esempio di una sua conferenza a Grosseto dove gli ovini sembrano scomparsi, a causa del lupo e il pecorino toscano, a suo dire, non si produce più. Il politico non sa che il Progetto Medwolf, concluso a fine 2017 ha portato al dimezzamento delle predazioni da canidi, grazie alla posa di 74 recinzioni e alla consegna di 22 cani da guardiania. Risulta strano il contrasto tra quanto riportato dal Progetto e le parole del relatore.
Dorfmann ci dice che in Italia ci sono 2.000 lupi, una stima che mal si confronta con qualsiasi altra alla luce del fatto che non vi è un censimento preciso ma si ritiene che il numero dei lupi sul territorio possa rientrare tra le 1.400 e le 1.800 unità.

Anche riguardo alle predazioni degli animali domestici e da reddito sembra avere le idee chiare l’onorevole, dicendo che il lupo ne preda tantissimi. E qui possiamo riportare l’interessante studio compiuto in Piemonte su ben 10.000 fatte (escrementi di lupo) raccolte e analizzate: i dati hanno dimostrato che l’alimentazione del lupo è fatta dal 82% di ungulati e solo per il 6,6% di animali domestici o da reddito.

Su una cosa ha decisamente ragione il politico: quando afferma che nel Bellunese il lupo sa di non dover temere nulla se preda animali da reddito, ma non è certo colpa sua se non siamo capaci di tutelare i nostri beni.
Quello che andava detto (e non è stato detto) è che molte predazioni di animali da reddito e da compagnia è da imputarsi ai cani selvatici o randagi, vaganti nel caso della nostra provincia. Il lupo viene accusato di ogni predazione ma va detto che la regione Veneto non effettua i test del DNA a seguito di ritrovamento di cadavere ma classifica il fatto come una predazione da canide e sono molti i casi, in Italia in cui sono dei cani e non dei lupi a predare.

In quanto ai cani vaganti il sottoscritto ha inviato lettera ad ogni comune della provincia dando la propria disponibilità, a titolo gratuito ovviamente, per parlare alla popolazione del problema e chiarire le normative in merito: degli oltre 60 comuni, nessuno ha risposto.

Le reti di protezione sono brutte e i cani da guardiania sono pericolosi: queste due affermazioni riportate una di seguito all’altra dall’europarlamentare, possono essere tranquillamente smentite. Le reti non sono fatte per essere belle ma funzionali e i cani da guardiania risultano pericolosi solo se si attraversa il territorio del gregge ma ogni persona di buon senso sa che non deve farlo. Il cane da guardiania protegge il gregge e il territorio dove pascola e fa bene.

Insomma, una serata anti-lupo, dove non si è parlato dell’importanza dell’animale nell’ecosistema, del suo fondamentale ruolo di equilibratore della fauna selvatica che sempre più sta facendo danni sul territorio con buona pace dell’attività venatoria, incapace di parare il colpo oltreché complice in buona parte grazie all’introduzione forzata di alcune specie come i cinghiali, qualche decennio fa.

Tutti gli esperti di lupi – conclude Fant – ci dicono la stessa cosa: l’animale è importante sul territorio e se lo lasciamo lavorare risulta fondamentale, come già accaduto. I nostri animali domestici e quelli da reddito vanno tutelati come previsto dalla normativa e finché non si potrà dimostrare che i lupi sono troppi, non si potranno cacciare.

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