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venerdì, Agosto 14, 2020
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“Bagus Bag” la borsa kit ideata per aiutare le vittime della violenza

Katia Tafner

L’associazione di promozione sociale Bagùs, da poco costituita a Cortina d’Ampezzo, già attiva a livello nazionale grazie ai suoi progetti e soci, lancia uno strumento unico nel suo genere nel campo di attività di Polizia Giudiziaria che prende il nome di “Bagus Bag”.
Un progetto che si è reso possibile grazie alla grande collaborazione con la Questura di Belluno ed in particolar modo con il questore Lucio Aprile ed la squadra Mobile di Belluno ed altri uffici di polizia. Non c’era occasione migliore per presentare la novità durante il Cortina Fashion Weekend 2018, dove l’attenzione è alta in tema di proposte.
La “Bagus Bag” è di fatto una borsa che contiene tutto il materiale necessario per realizzare le audizioni e le specifiche attività di polizia anche al di fuori degli ambienti d’ufficio, rivolto principalmente alle fasce deboli ed è un dono che l’associazione fa alla Questura della

provincia di Belluno.

Katia Tafner, presidente Bagùs Aps:
«Abbiamo pensato di creare un kit che consentisse alle vittime di violenza di potersi avvicinare al momento della denuncia con più facilità possibile e così è nata “Bagus Bag”. È pratica, compatta, discreta e raggiunge chi ne ha bisogno. I dati relativi ai casi di violenza sono purtroppo in aumento, ma crediamo che favorire le denunce possa consentire una maggiore tutela giudiziaria delle persone offese».

Lucio Aprile, questore:
“Ringrazio sentitamente l’Associazione Bagus per la vicinanza e l’importante collaborazione con la Polizia di Stato, che testimonia ancora una volta l’attenzione e la sensibilità della società civile per l’attività di polizia giudiziaria, in un ambito così cruciale quale quello della violenza domestica e della violenza di genere.”

Vincenzo Zonno, dirigente della Squadra mobile:
“Voglio ringraziare Katia Tafner non solo perché la valigetta ideata e predisposta dall’Associazione Bagus contiene materiale tecnologico d’avanguardia per l’attività che svolgiamo ogni giorno, ma perché essa ci permetterà di operare più agevolmente in contesti a volte trascurati, diversi dagli uffici di polizia, in posti in cui la vittima si possa sentire più a suo agio”.

L.S. ispettore superiore Squadra mobile, capo sezione reati contro la persona, in danno dei minori e reati a sfondo sessuale:
“E’ la prima volta in tanti anni di attività che per il mio lavoro quotidiano mi forniscono un kit comprensivo di tutta la strumentazione per le verbalizzazioni. Per noi significa lavorare in ambienti il più confortevoli possibile, in quanto è fondamentale che la persona da sentire sia a suo agio: la vittima deve stare al centro del sistema e dopo tutte le sofferenze patite è necessario che il momento del racconto alla Polizia non sia vissuto come un’ulteriore fonte di stress e angoscia”.

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