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Controvento * di Paolo Benvegnù, segretario regionale di Rifondazione Comunista – Veneto

Nov 22nd, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Paolo Benvegnù

Il 76% di gradimento da parte dell’elettorato veneto è certamente un risultato di cui Luca Zaia può andare fiero. Un risultato raggiunto con un significativo balzo in avanti sulle rilevazioni di settembre. La grancassa delle tivù locali, e ora anche di quelle nazionali, funziona a meraviglia. Il presidente di regione più amato d’Italia vede schiudersi prospettive politiche senza limiti. E’ più amato perfino di Salvini: bisogna dire che può veramente essere orgoglioso…
Per quel che ci riguarda, stiamo tranquillamente dalla parte della minoranza che non applaude. Non lo facciano per motivi ideologici, ma per una ragione molto semplice: non abbiamo perso la memoria!

Presidente della Regione Veneto dal 2010, e vicepresidente all’epoca del non compianto Galan, Luca Zaia è tra i primi responsabili dei disastri di cui paghiamo e pagheremo un prezzo altissimo, proprio per i ruoli che ha ricoperto e quello che ricopre tuttora.

Pochi giorni fa il professor Foresta, andrologo di fama mondiale, ha presentato a Padova una ricerca che dimostra scientificamente i danni gravissimi prodotti dall’inquinamento da Pfas. Un dato inoppugnabile che conferma le denunce che comitati, medici del territorio, esponenti politici di minoranza, hanno fatto da molti anni, rimanendo inascoltati. Si è dovuti arrivare ad una quasi sollevazione popolare nelle zone più colpite perché finalmente la giunta regionale e il suo “celeste” presidente avviassero i primi, discutibili provvedimenti. Accompagnati dalla solita grancassa mediatica, quei provvedimenti sono serviti a buttare fumo negli occhi delle cittadine e dei cittadini che lo sostengono con il loro consenso. Resta però il fatto tremendo che una parte cospicua dei danni subiti dalle persone in carne e ossa, dall’ambiente, dalle falde acquifere, potevano essere evitati. E’ lungo il conto delle mancate risposte di Luca Zaia, del suo partito, e del centrodestra che governano da decenni interrottamente il nostro territorio. Le mancate risposte nelle sedi istituzionali, in consiglio provinciale di Vicenza, in consiglio regionale, e le innumerevoli denunce dei comitati, delineano il quadro dell’inerzia, della complicità con chi ha potuto inquinare per decenni. Vale per i Pfas come per il fallimento delle banche Venete.

Ricordiamo che nel 2014, in epoca sospetta, quando la Bce e la Banca d’Italia indagavano e chiedevano conto della “disinvolta” gestione del credito e la verifica dei conti al management delle banche venete, all’assemblea di Veneto banca, di fronte a migliaia di azionisti plaudenti, Zaia interveniva contro le ingerenze “romane” a difesa dei primi responsabili della formidabile truffa che ha impoverito decine di migliaia di clienti degli istituti diretti dai suoi “protetti”. Da corresponsabile quantomeno morale del disastro, Zaia si è trasformato nel nume tutelare dei risparmiatori veneti. Anche qui la rimozione della memoria ha lavorato bene.
Aspettiamo ora gli esiti dell’inchiesta della guardia di finanza sulla vicenda Pedemontana veneta, sul suo, onnipotente fino a ieri, commissario Vernizzi, a cui la giunta regionale e il suo illustre presidente, campione di consenso, avevano affidato la realizzazione della grande opera.
Siamo cattivi e andiamo avanti nell’esercizio faticoso, ma necessario, della memoria.

Scorrendo le immagini dell’onnipresente Zaia nel Bellunese (colpito dal recente, estremo, evento meteo: ormai non più eccezionale), ci torna alla memoria che il suo partito, la Lega, non ha votato in parlamento europeo la ratifica degli accordi di Parigi sul clima. Coerenti con le posizioni della destra internazionale e degli amici di Trump, i leghisti hanno manifestato il loro disprezzo per quello che ormai tutta la scienza va dicendo: che bisogna intervenire con determinazione per impedire i disastri climatici futuri.
I giri in elicottero nelle zone colpite sono un’ottima propaganda; però quello che serve è un altra politica. Una politica diversa che Zaia e i mestieranti come lui non sanno fare, e non potranno mai fare.
È ormai del tutto evidente che la riconversione ecologica delle produzioni, la fine delle politiche predatorie di consumo del suolo, la dismissione di tutte le produzioni inquinanti, la fine dello sfruttamento del lavoro e della natura, sono le sole politiche in grado di dare un futuro certo all’umanità e a chi verrà dopo di noi.
Gli amici di Trump, di Bolsonaro che prepara la fine della foresta amazzonica, gli amici dei costruttori, dei banchieri ladri, degli industriali che hanno inquinato il nostro territorio, stanno da un’altra parte.

Paolo Benvegnù, segretario regionale di Rifondazione Comunista – Veneto

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