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La cimice asiatica torna dopo un anno e la politica s’interroga nuovamente su cosa fare

Nov 13th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

Cimice cinese

Poco meno di un anno fa, nel dicembre del 2017 si apprendeva che l’Unione europea consentiva di importare il Trussolcus halyomorphae, il cosiddetto parassita “buono” che potrebbe essere la soluzione contro la cimice asiatica che stava causando gravi danni ai noccioleti e ai frutteti del Piemonte. Del problema si era interessato l’eurodeputato Alberto Cirio, che aveva presentato a ottobre del 2017  un’interrogazione al commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan.

Ebbene, probabilmente sarà l’arrivo dell’inverno a risolvere la situazione perché a un anno di distanza la politica sta ancora discutendo di cosa fare per la cimice asiatica.

Il parlamentare Federico D’Incà, Questore della Camera dei deputati, infatti, ha ricevuto oggi in Aula risposta all’interrogazione che aveva presentato per conoscere quali interventi e iniziative stia adottando il governo per far fronte all’invasione della cimice cinese nelle campagne venete. Un’invasione senza precedenti che sta producendo centinaia di milioni di danni alle aziende agricole, in particolare per quelle che producono soia e frutta, per le quali si stimano danni pari al 30% dei raccolti. La risposta del Sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimenti, forestali e del turismo, Alessandra Pesce, ha confermato che questo insetto ha dimostrato un’elevata capacità di diffusione nel Mediterraneo. Le misure di contrasto, che devono essere mirate e non sono assicurate dall’uso esclusivo di trattamenti chimici, sono legate all’attività di monitoraggio: le cimici si spostano molto e quindi il singolo trattamento può non bastare.

Il servizio fitosanitario regionale farà attività di monitoraggio e divulgazione dei temi legati alla cimice, in collaborazione con le strutture tecniche territoriali per supportare gli agricoltori nella lotta all’insetto. In particolare, il Centro di ricerca difesa e certificazione, il Crea-DC, è stato identificato come istituto di supporto per l’approfondimento degli aspetti scientifici, e nel contempo sono state avviate sperimentazioni, con prove in campo e in laboratorio, per individuare le sostanze più idonee al contrasto. Sono già state ottenute le relative autorizzazioni.

Sono stati avviati studi per capire quali possano essere gli antagonisti naturali del parassita ed è stato individuato un imenottero – Ooencyrtus telenomicida, allevabile in biofabbriche su ospiti alternativi – che si nutre delle uova delle cimici. Il Crea sta facendo quindi dei test sulla specie ritenuta più efficace in tal senso, il Trissolcus Japonicus, a carico del quale sono in fase avanzata i necessari studi, in particolare quelli sull’impatto ambientale nei nostri agroecosistemi.

Sarà inoltre valutata l’opportunità per i coltivatori di accedere ad interventi specifici per il contenimento degli organismi nocivi, sulla base dell’eventuale predisposizione di uno specifico fondo per le emergenze fitosanitarie, da iscrivere nel bilancio del Ministero. Contestualmente il Crea sta proseguendo le ricerche su tutti gli antagonisti naturali della cimice attivi sul territorio nazionale, che stanno iniziando ad utilizzare la cimice come vittima.

“Sono soddisfatto della risposta del Sottosegretario Pesce – dichiara il deputato bellunese – Ho sollecitato il governo ad accelerare i tempi perché la situazione per le aziende è drammatica”.

“Per questo – conclude – D’Incà – ho chiesto di individuare e reperire al più presto dei fondi per le aziende agricole che a causa di questa invasione, hanno subito ingenti danni che in alcuni casi compromettono il loro futuro”.

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