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Stati Uniti – Russia, cosa bolle in pentola. Intervista a Giuseppe D’Amato relatore sabato pomeriggio ai Grandi incontri di Liberal Belluno

Nov 11th, 2018 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Sabato 17 novembre alle ore 17.30 al teatro del Centro Giovanni 23mo di Belluno tornano i Grandi incontri di Liberal Belluno ideati da Rosalba Schenal, presidente dell’Associazione. Si parlerà della Russia e la crisi dell’ordine liberale con il professor Vittorio Emanuele Parsi docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, e con Giuseppe D’Amato, giornalista, scrittore e storico italiano, specialista in questioni della Russia e dell’ex Unione Sovietica.

Abbiamo contattato il dottor D’Amato per rivolgergli alcune domande sull’attuale situazione tra le due storiche potenze antagoniste Stati Uniti e Russia.

Nel 2002 gli Usa con Bush figlio escono dal Trattato ABM quello che incatenava le due potenze a non costruire nessun sistema antibalistico, così nessuno dei due avrebbe attaccato l’altro. Lo scorso settembre Putin dichiara di possedere missili da crociera veloci 10 volte la velocità del suono, non intercettabili, missili intercontinentali a propulsione nucleare veloci 20 volte la velocità del suono, e droni sommergibili nucleari veloci 200 km/h in profondità. Così il vantaggio Usa è annullato. Possiamo stare tranquilli per un po’ di anni, perché nessuno oserà attaccare l’altro?

Il progresso tecnologico rende necessario il cambiamento dei trattati sul controllo degli armamenti e sul disarmo. Lo stesso vale per considerazioni di carattere geopolitico o semplicemente economico. L’uscita Usa dall’ABM, annunciata alla fine del 2001, non ha precluso la successiva firma del SORT nel maggio 2002 sul taglio delle testate nucleari strategiche e l’accordo di Pratica di Mare, negoziato dall’Italia, con la creazione del Consiglio NATO-Russia.
Gli esperti militari occidentali dubitano che in realtà la Russia abbia realmente sviluppato le armi che Vladimir Putin ha dichiarato di possedere.
L’arsenale nucleare serve soprattutto per confermare lo status di grande potenza e non è utilizzabile, se non parzialmente, sui campi da battaglia.
Oggigiorno bastano pochi sommergibili nascosti sotto agli oceani per cancellare mezzo mondo. Non esistono difese.

Sul fronte europeo assistiamo ad un allargamento della Nato con una stretta verso la Russia. La crisi ucraina, il Medio oriente, l’Estremo oriente con la crisi Nord coreana. E’ un passaggio necessario per rendere più efficiente il sistema antibalistico degli Usa per riuscire a colpire più da vicino i missili sovietici? La Russia del resto può disporre solo della Siria come base straniera

L’allargamento della NATO in Europa è conseguenza della sconfitta dell’Urss nella Guerra Fredda. Il mondo delle sfere d’interesse se n’è andato con la fine del “secolo breve”, il XX secolo. Il Cremlino non ha ancora digerito questa realtà, ma al tempo della globalizzazione non si può imporre a Stati sovrani di non fare liberamente le proprie scelte in campo economico, militare e geopolitico. Fondamentale è però gestire saggiamente questi processi in corso, rispettando le sensibilità altrui.
Ripeto, il progresso militare non permette oggi di intercettare il lancio contemporaneo di numerosi vettori. E quelli russi sono missili ultra-sofisticati!
Il futuro è rappresentato dall’ancora più elevata militarizzazione dello spazio, un aspetto che ridimensiona certi posizionamenti sul terreno.

La Lettonia sta costruendo una recinzione metallica di 90 km, alta 2,5 metri, lungo il confine con la Russia con un costo previsto di 17 milioni di euro. Una analoga recinzione di 135 km viene costruita dalla Lituania al confine col territorio russo di Kaliningrad. L’Estonia ha annunciato la prossima costruzione di una recinzione, sempre al confine con la Russia, lunga 110 km e alta anch’essa 2,5 metri. Costo previsto oltre 70 milioni di euro probabilmente finanziati dall Ue. L’efficacia militare è nulla. Siamo in presenza di un simbolismo mediatico per giustificare l’escalation contro la Russia?

I Paesi baltici hanno vissuto mezzo secolo di occupazione sovietica. Le misure da Lei menzionate servono dal punto di vista mediatico per tranquillizzare le opinioni pubbliche nazionali in presenza di una forte minoranza russofona sul territorio e sono dettate come risposta alla cosiddetta “guerra ibrida”, non per niente la NATO ha dislocato sue basi con armamento leggero nelle repubbliche baltiche ed in Polonia non troppo lontano dai confini con la Russia.
Quanto è avvenuto nel 2014 e sta avvenendo in Ucraina orientale terrorizza i Paesi ex satelliti del Cremlino. Non dimentichiamo che in Donbass sono già morte più di 10mila persone secondo i dati delle Nazioni Unite.

Roberto De Nart

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