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Sabato la conferenza di Liberal Belluno sui rapporti Usa – Russia. Intervista al professor Vittorio Emanuele Parsi

Nov 11th, 2018 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

“Il ritorno della Russia e la crisi del mondo liberale” è il titolo della conferenza che si terrà sabato 17 novembre alle ore 17.30 al teatro del Centro Giovanni 23mo di Belluno per la rassegna culturale i Grandi incontri di Liberal Belluno ideati da Rosalba Schenal, presidente dell’Associazione.
Ecco l’intervista al professor Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, relatore insieme al dottor Giuseppe D’Amato.

Professor Parsi, nel quadro internazionale vi sono, a suo parere, delle ragioni cogenti che spingono verso la guerra le due superpotenze Usa Russia?
Verso la guerra mi sembra eccessivo. Non c’è però dubbio che Mosca sta assumendo ed ha assunto iniziative importanti: la militarizzazione dell’Artico (la base aerea Trifoglio del Nord), del nord Europa (potenziamento base Alakurtti al confine finnico), il potenziamento dei missili a Kaliningrad, le aggressioni in Ucraina con il sostegno alle “Repubbliche popolari del Dombass”, l’annessione della Crimea, i continui sorvoli sugli spazi di difesa aerea scandinavi e britannici… La Russia insomma si sta ponendo in una posizione di ostilità verso l’Occidente e di questo dobbiamo prendere atto.

In Italia vi sono 113 basi Nato. Non crede che in caso di conflitto Usa Russia noi diventeremo scudi umani della Nato?
Le basi ci sono perché noi siamo, liberamente, un Paese membro e l’Alleanza ci fornisce protezione. A meno che qualcuno non creda che una italietta neutrale possa essere più sicura da sola in un mondo come l’attuale. Semmai ci sarà un conflitto coi russi (cosa che tendo a escludere) sarà della NATO con la Russia, non degli USA soltanto…

La Nato è una monarchia assoluta a comando Usa. E’ realizzabile un’Italia neutrale, fuori della Nato?
Non è così. Nell”Alleanza le decisioni vengono prese per consenso. Significa che anche l’Islanda (che pure non ha un soldato) può porre il veto a una decisione. Ovviamente il peso specifico degli alleati conta. Ma questo non potrebbe essere diversamente in qualunque alleanza. Il neutralismo è un vecchio arnese, ricorrente nelle fasi di stanchezza del pensiero politico di questo Paese.

L’F35 è un jet che può essere armato con bombe nucleari B61-12 (Pare ve ne siano 90 pronte all’uso nelle basi Nato in Italia). Non crede che questa situazione subordini l’Italia alla catena di comando del Pentagono, azzerando di fatto il Parlamento?
Esistono precisi accordi internazionali bilaterali sull’impiego delle armi nucleari stoccate nel Paese. La loro presenza rende credibile il concetto di deterrenza. La catena di comando politica è sempre salva. Le decisioni tecniche spettano agli organismi tecnici, una volta ricevuto il consenso politico. Una volta dichiarato lo stato di guerra, il Parlamento esercita le sue funzioni in maniera diversa rispetto allo stato di pace, ovviamente. E meno male che ci sono gli F35, altrimenti saremo vulnerabili a chiunque.

Roberto De Nart

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