Saturday, 17 November 2018 - 15:26

Risparmiatori truffati. Perché dare i soldi anche agli azionisti di Alitalia? * di Enzo De Biasi

Nov 7th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Enzo De Biasi

Nel 2009 Berlusconi -Bossi pescarono 800 milioni dai fondi dormienti per gli “eventi celebrativi”, oggi 300 milioni di meno. Meglio ANAC che Consob.

Il pasticcio dell’art. 38 nella proposta legge di bilancio 2019 fondo ristoro pro-truffati
Come è noto, il precedente governo invece che procedere nella pubblicazione del decreto attuativo della legge 205/2017 che avrebbe già permesso di attivare l’iter di erogazione dei soldi persi dai risparmiatori azzerati dalla vicenda banche, trasmise l’atto (anche se non era formalmente obbligato a farlo) a chi aveva vinto le elezioni del 3-4 marzo: 5 stelle e Lega. I due vincenti bloccarono l’iniziativa e si presero tempo per “studiare (?!)” l’argomento. Orbene, da marzo scorso sono trascorsi 8 mesi (in verità per il provvedimento attuativo ne occorreranno altri due, se sarà mantenuta la scadenza del 31 gennaio prossimo) ed ora ci troviamo di fronte ad un articolo rabberciato ed ambiguo, anche se il 27 settembre in occasione dell’approvazione del DEF 2019 era stato preannunciato un disegno di legge organico recante misure a favore dei soggetti coinvolti dalla crisi del sistema bancario (c.d. Fondo ristoro a favore dei soggetti truffati); del quale si è persa traccia assieme agli altri 11 ddl che avrebbero dovuto accompagnare la manovra di bilancio per il prossimo triennio da approvarsi entro il termine dell’anno in corso. Del resto, l’esecutivo sedicente del cambiamento promette ed assicura a fine settembre ciò che poi cambia un mese dopo, dicasi nuovo stile di governo.

Utile ricordare che, sempre nel DEF, lo stanziamento era ed è pari a zero euro, ne poteva essere diversamente dato che i soldi provenienti dai fondi dormienti sono soldi regalati allo Stato da cittadini smemorati e che, ora, possono essere distribuiti ad altri cittadini vittime di reati finanziari per il tramite del bilancio dello stato che da anni li ha incassati. Nessun impegno aggiuntivo dell’erario pubblico, nessun aumento del deficit, certo una esternazione di volontà di fare qualcosa pro-risparmiatori azzerati, essendosi trovati nelle condizioni ottimali per poterlo fare, anche se ritardando l’azione cosi che nella memoria collettiva della platea dei truffati il merito è ascrivibile unicamente a chi oggi gestisce. Effettivamente, solo nell’anno di grazia 2019 le risorse sono spendibili per le destinazioni volute dalla legge 266/2005 dato che – finalmente – il passare dei giorni, dei mesi e degli anni del calendario solare, ha fatto scattare la perdita di ogni titolo di proprietà a chi si è scordato di avere soldi propri. Tale opportunità non era agibile in toto nel 2018 e tantomeno negli anni antecedenti, proprio perché la prescrizione tombale non era ancora successa. Sia in campo giuridico cosi come nella vita di ciascheduno, il fattore tempo non è di poca importanza. Infatti, amministrando il Governo Giallo-Verde è accaduta la tragedia del crollo del ponte Morandi, l’apocalisse nelle Dolomiti bellunesi e nel resto d’Italia, la chance di poter distribuire i fondi dormienti; tutti avvenimenti capitati reggendo il Paese coloro che hanno vinto a marzo scorso.

Osservando quindi la disponibilità finanziaria introdotta per gli anni 2019-2021, pari ad € 525 milioni per ciascun anno è il caso di segnalare che questa è data dalla somma degli stanziamenti già previsti per 25 milioni, incrementati di 500 milioni. A fronte di un’uscita di soldi occorre reperire una fonte d’entrata e questa, secondo la normale diligenza, dovrebbe essere appunto quella dei “conti dormienti”, così come del resto è nella legge in vigore per 12 milioni sui 25 attualmente in dotazione, troppo semplice. La strada scelta è più arzigogolata ed affatto lineare. In effetti, la provvista sta in un decreto legge del 2009, che richiama la legge Tremonti ma, inopinatamente, aggiunge la possibilità di attingimento anche da una legge dell’anno prima, 2008 che, in realtà ed a contrario di quel che appare a prima vista, dava (dà ancora ?) la possibilità ai piccoli azionisti della spa Alitalia di accedere ai fondi dormienti avendo deciso il Governo dell’epoca ( Forza Italia-Lega) il fallimento della nota compagnia di bandiera, lasciandola al suo triste destino assieme al “parco buoi“. L’operazione più brillante è stata, invece, quella di trasmettere la “parte sana” al team degli industriali italiani definiti “capitani coraggiosi” guidati dal noto imprenditore Roberto Colaninno, finita in un bagno di sangue per i contribuenti italiani.

Successivamente, nel 2015, con una compagine governativa di mutato colore, il rinomato giornale indipendente denominato “Il fatto quotidiano” in due articoli del 05 febbraio e 23 giugno poneva l’accento e sulla questione delle casse vuote dei fondi dormienti al fine di ristorare i piccoli azionisti e sul fatto che un risparmiatore salentino vinceva la causa contro il MEF per 345.mila € che, però, non ha avuto. Gli interrogativi, a questo punto sono molteplici, sperare di avere risposte approfondite ed esaustive sul perché il decreto “salva Alitalia” sia finito in questo abborracciato articolo è tempo sprecato. L’esigenza – qui ed ora – è quella di essere leali e corretti verso i truffati dalle banche, limitando l’azione del richiamo all’art. 7 quinquies comma 7 del Decreto-legge nr 5 del 10.02.2009 convertito dalla Legge nr 33/2009 fino alle parole “23 dicembre 2005, n. 266”.

L’intero inciso che riguarda i piccoli azionisti Alitalia va cassato, cosi come vanno cancellate le parole finali “a legislazione vigente” sostituite dalle finalità specifiche della disciplina primaria che regola la destinazione delle risorse provenienti dai “rapporti dormienti”.

A differenza di altre situazioni, crack Parmalat, Bond Argentini eccetera, il fallimento di Alitalia è stato voluto e deciso dal Governo Berlusconi quater e di questo ne dovrebbe rispondere lo Stato con soldi propri e non di terzi “ereditati”. Come sempre, i governanti transitano per le stanze del potere e chi viene dopo di loro si prende i cocci fatti da quelli di prima; bon gré o mal gré.

Interessante è anche la lettura del decreto governativo da cui trae origine l’art. 7 quinquies citato, che con l’art. 1 istituisce un fondo di 400 milioni per il 2009 ri-programmato per la stessa cifra anche per il 2012. Gli 800 milioni sono riservati ai settori dell’istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi (oibò?!) ed il finanziamento arriva dai fondi dormienti. Che c’azzeccano gli eventi e le manifestazioni con le causali previste dalla legge 266? Peraltro, difficile non annotare che 800 sia di 300 sopra i 500 milioni, scovati già da settembre 2017 e ritardati nell’erogazione agli azzerati fino al secondo semestre 2019, tutto merito dell’attuale Governo.

Per mera informazione entrambi gli atti e le rispettive leggi (2009 e 2008) di conversione sono state emanati dall’accoppiata Berlusconi-Bossi, con la Lega saldamente in tolda di comando allora come ora.

Stando nell’area di bilancio, è stucchevole registrare che i collaboratori che verranno assunti da ACF/Consob siano previsti in servizio fino al 2023, mentre la previsione per ristorare i truffati si fermi al 2021. Certo l’assunzione può avvenire una volta approvata la finanziaria 2019 ed il contratto spesato per i prossimi cinque anni, mentre la programmazione finanziaria ha valenza triennale, per legge. Ma perché non si prende atto che l’alimentazione dei fondi dormienti è costante, prosegue di anno in anno e conseguentemente non si assicurano e vincolano le necessarie risorse per i truffati anche per il post 2021? Dicasi norma programmatica, esplicitazione di una volontà politica chiara e coerente in perfetta sintonia con le dichiarazioni e declamazioni fatte finora avanti i media e la platea degli interessati.

No ai paletti anti-risparmio tradito ed inoltre meglio ANAC che Consob/ACF
L’accesso alle misure al fondo è palettato da due criteri, affatto condivisibili, pari al 30% dell’importo riconosciuto con sentenza o lodo per un totale massimo di 100.000,00 €. I due parametri non hanno una plausibile giustificazione. In linea di principio il risparmio tradito nella fiducia non è un valore negoziabile a percentuali e negato a priori a chi supera una certa soglia di danno ingiusto e subito. Qualsiasi cittadino italiano beffato, raggirato e coinvolto in una truffa di massa perpetrata dagli istituti di credito vigilati (?!) da organismi pubblici, ha diritto ad essere tutelato nel proprio risparmio in uno Stato che si regge, tra gli altri, sull’art. 47 della Costituzione Repubblicana. Il ristoro va quindi fatto al 100 per 100 a tutti coloro che vantano un atto giudiziale o stragiudiziale fino alla concorrenza di € 40.000,00.

La precedenza nell’esame delle richieste e la priorità nei pagamenti vanno date alle persone più bisognose che hanno perso fino a 30.000,00 € stimabili in circa 140.000. La somma necessaria di € 1.679.125.000,00 è di poco superiore a quanto già validato al 31 12 2017 raggiungibile con il consuntivo 2018 (tra meno di tre mesi), certamente acquisibile nel 2019 allorquando potranno essere disponibili 1.895.000.000,00. La previsione di dette cifre si basa sulla serie storica finora verificata, che registra un’entrata annua media sotto la voce rapporti dormienti di 160 milioni. Ciò deriva dai dati MEF/Consap a partire dal 14 giugno 2010, in quanto le cifre del 2009 e 2008 non sono stati comunicate dal Ministero al Parlamento; forse una ragione è rinvenibile nel paragrafo precedente. Il target dei potenziali richiedenti è di 300 mila persone, cui sono stati applicati le fasce di importo riconosciuto ed accolto innalzato al 70% anziché al 50% medio riconosciuto da ACF, incidenza dei ricorsi procedibili sul totale pervenuto ed altre regole desunte dal report di detta agenzia nel 2017; leggasi note e tabelle allegate. Utilizzando appieno i soldi già in cassa si arriva a ripagare le persone più svantaggiate da subito, senza operare la fastidiosa differenza degli sportelli per i disabili ed affini unicamente nella tempistica della liquidazione e riservando loro comunque il 30%, quando “si può dare di più….se lo vuoi anche tu (governo)” Risarcendo una discreta quota di beneficiari, questi non diventano numeri a disposizione degli studi legali e gli avvocati più attenti all’osservanza del proprio codice deontologico, possono ritornare tranquillamente ai loro patrocinati quanto e se finora percepito dato che è cessata la causa del contendere.

In un Paese civile, questo è il minimo sindacale pardon il minimo professionale! Così facendo, assume significato e ruolo la surroga dello Stato nei confronti del credito vantato dal truffato finalmente ristorato, non far rinunciare quest’ultimo in anteprima per un obolo caritatevole del 30% che in molti casi sono poche migliaia di €. Altrettanto miserevole è l’auspicio che “in caso di incapienza della dotazione finanziaria del fondo” si potrà “aumentare la misura percentuale del rimborso …tenendo conto delle risorse effettivamente disponibili”. Il Governo è talmente forte con i deboli, che non se la sente di assumersi manco uno straccio di impegno nel prevedere un incremento 60-70 punti in più di % e rinvia alla verifica puntuale di quanto “effettivamente disponibile”. La progressività della somma già accumulata e del netto incrementato di anno in anno nelle casse erariali, ovvero la differenza tra soldi dimenticati e soldi reclamati dei cittadini smemorati accertata da un settennio non è ritenuta sufficientemente credibile? Oppure il tema è un altro, in verità non si vuole programmare l’intera somma per i risparmiatori truffati delle 6 banche coinvolte nello tsunami finanziario. Nei fatti la percentuale del 30% ed il non ristoro oltre il limite dei 100.000,00 € è questo che rappresentano, una prima volta a settembre in sede di “mille proroghe” ed ora ripetuto ad ottobre/novembre con l’art. 38 per l’anno a venire.

Del tutto negativo è l’affidare a Consob per il tramite di ACF l’intero procedimento di accoglimento, analisi, giudizio delle richieste di chi ritiene di essere stato danneggiato dalle banche, per la non osservanza dei doveri posti in capo dalla legge agli istituti di intermediazione. La Commissione d’inchiesta parlamentare ha già accertato l’esistenza di manchevolezze del duo preposto a vigilare, Banca d’Italia e Consob. In questo contesto, appare evidente il conflitto d’interessi per chi come anche Consob, ha consentito gli aumenti di capitale farlocchi nel periodo 2013 -2015 ed ora si trova ad esaminare l’adeguatezza della truffa da parte dei risparmiatori che sono stati ingannati dai medesimi soggetti ai quali, guarda caso, erano state consentiti certe operazioni! Sembra quasi una ripicca nei confronti della legge 205/2017 che prevede, non a caso, un soggetto terzo al di fuori dei conflitti di interesse con le banche e di funzioni con l’altro organismo di vigilanza. Il riferimento è ad ANAC che sta già operando, sulle stesse tematiche, maturando esperienza per il ristoro delle obbligazioni di 4 banche fallite. Per quanti si lamentano della presunta lentezza di ANAC, va da sé che la possibilità di assumere 55 operatori qualificati ora previsti per Consob dietro una corresponsione di 22 milioni e 250 mila €, potrebbe velocizzare e le pratiche già in gestione e quelle che potranno sopravvenire da parte dei risparmiatori truffati. Si chiama appropriatezza nella scelta dell’operatore qualificato.

Enzo De Biasi – Team Codacons Veneto

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