Thursday, 19 September 2019 - 02:11
direttore responsabile Roberto De Nart

Ancora una volta si parla di maltempo o calamità naturale anziché dell’effetto dei cambiamenti climatici in corso

Nov 5th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Non lascia tregua il brutto tempo, che continuerà anche martedì 6 novembre. In ginocchio è il Nord Est del nostro territorio, in particolare il Bellunese, mettendo in difficoltà lo sforzo che fa la popolazione per riprendersi. La stampa e le televisioni hanno raccontano e raccontano quello che sta succedendo, un disastro ambientale. Le precipitazioni sono superiori a quelli registrati nella grande alluvione del 1966.

Il vento ha sfiorato anche i 200km/h. Un vento distruttivo paragonabile come violenza ad un uragano forza 4. Sono crollati o sono inagibili ponti e strade, sono scoperchiati moltissimi tetti di case, scuole, piccole aziende. Si stima che i danni ammontino ad un miliardo di euro. Intanto continua a piovere e il terreno già impregnato d’acqua non resiste più. Sono ventisette le strade interrotte nella nostra provincia. Una frana di terra e fango ha bloccato la strada regionale 203 che collega Cencenighe con Agordo. I paesi di Rocca Pietore, Colle Santa Lucia e Selva di Cadore sono ancora in parte isolati. Probabilmente la ferita più profonda nell’anima del popolo bellunese sono i boschi rasi al suolo: intere foreste di abeti secolari, componenti fondamentali del paesaggio, della vita e dell’economia del territorio sono stati distrutti per sempre. I boschi, patrimonio comune, non sono solo legati alla sfera dei nostri ricordi affettivi ma rappresentano la prima difesa idrogeologica, la prima barriera contro le valanghe e gli smottamenti.

Di fronte a tutto questi vanno prese in considerazioni le parole di Riccardo Carraro, pubblicate da DinamoPress e riprese da Ancora Fischia il Vento:

“Ancora una volta si parla di “maltempo” o “calamità naturale” anziché di prodotto consequenziale dei cambiamenti climatici in corso.

Ancora una volta la notizia è in primo piano, ma al secondo giorno passerà inesorabilmente nelle pagine interne o nella cronaca regionale.

Ancora una volta non bastano fatti così drammatici a farci pensare che dobbiamo cambiare radicalmente la nostra modalità di produzione e di consumo, che dobbiamo fermare l’economia capitalistica perché, se non lo facciamo, renderemo questo pianeta inospitale, perché il riscaldamento globale sta procedendo a passi incessanti e non ci rimane molto tempo per provare a cambiare rotta.

Mi domando allora quando lo capiremo e quando verrà fatto qualcosa. Spero non sia già troppo tardi quando accadrà. Intanto, oggi, abbiamo perso un pezzo grande delle foreste dolomitiche della provincia di Belluno.”

Francesco Cecchini

Share

Comments are closed.