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Un Centenario della I^ Guerra mondiale dimenticato. Cimmino: “In tutta italia i vertici hanno mancato al loro dovere”

Nov 3rd, 2018 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

“Caporetto, sinonimo di vergogna militare, fu una battaglia assolutamente normale, anche nelle modalità esecutive”. Lo ha detto ieri sera all’incontro “L’ultimo anno di guerra” organizzato da Fratelli d Italia Belluno-Dolomiti che si è tenuto al Centro Giovanni 23mo di Belluno il professor Marco Cimmino, storico, giornalista, membro della Società italiana di Storia militare e della Società del Museo della Guerra di Rovereto, membro del Comitato di Regione Lombardia per il Centenario. Ad introdurre la serata c’era l’onorevole Luca De Carlo che ha colto l’occasione per un breve aggiornamento sulla situazione in Cadore, dopo l’alluvione, ed ha anticipato una iniziativa di solidarietà a favore dei Comuni e le famiglie più colpiti dall’alluvione.
“Guerra senza odio” – ha ricordato Cimmino – la definì nel 1917 l’allora tenente Erwin Rommel che ricevette la più alta decorazione al valore dell’Impero tedesco, la Pour le Mérite, per i risultati raggiunti con il suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto.
Una riabilitazione, insomma, di quella che nella memoria collettiva è diventata sinonimo di disfatta. Le cause di questa sindrome della sconfitta Cimmino le fa partire da lontano:”Dal 1861 l’Esercito italiano aveva collezionato solo sconfitte, Custoza, Adua, e dunque gli italiani arrivavano alla guerra gravati di una tradizione negativa. Gli stessi generali consideravano l’esercito un’arma spuntata. C’era un ‘complesso di Caporetto’ prima ancora di Caporetto”.
A tutto questo si è aggiunto il mito negativo creato da D’Annunzio che chiamava con disprezzo “imboscati d’oltralpe” i soldati italiani prigionieri di guerra contribuendo così a far morire di fame 100mila uomini nei campi di prigionia, dimenticati da madrepatria.
Nel novembre del 1917 le sorti della guerra cominciano a cambiare. “I Ragazzi del’99, che non erano passati attraverso la sconfitta di Caporetto e quindi rappresentano la nuova Italia – spiega Cimmino – respingono l’attacco austro-tedesco nei pressi di Fagarè, segnando la prima vittoria dopo Caporetto”.
La Prima guerra mondiale, il principale mito fondante di questa Italia, – accusa Cimmino – è stato per lo più dimenticato in questo centenario. I vertici dello Stato hanno mancato al loro dovere. “Molte iniziative locali sono venute dalle periferie, dalle comunità, ovvero il meglio di questo Paese” ha concluso Cimmino. (rdn)

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