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Scuola, Bonus libri. Valentina Tomasi: «Burocrazia eccessiva per gli stranieri. Senza la Regione, provvederà il Comune»

«Noi ci comportiamo in maniera uguale con tutti i nostri cittadini, italiani o stranieri, tanto più se sono bambini. L’obbiettivo di un’amministrazione deve essere quello di garantire a tutti parità di accesso ai servizi e pari opportunità. Se la Regione Veneto riterrà di non sostenere le richieste di Bonus libri senza gli ulteriori documenti richiesti, allora ci penserà il Comune»: l’assessore alle politiche sociali e dell’istruzione, Valentina Tomasi, commenta così le indicazioni presenti nelle “richieste per il richiedente” in merito al bonus libri regionale.

«Questo aggravio di burocrazia, solamente per i cittadini non comunitari, è ingiusta: rende quasi impossibile presentare la domanda e carica di ulteriore lavoro gli uffici pubblici. – continua Tomasi – Serve semplificazione, non nuove scartoffie: è chiaro che a tutti gli utenti va richiesta la documentazione necessaria per capire se l’aiuto è necessario o no, ma non può esserci disparità di trattamento tra bambini figli di genitori italiani, bambini nati in Italia da genitori stranieri e bambini nati all’estero e poi arrivati qui con la famiglia. Va difeso il principio di equità nell’accesso ai servizi».

«Le indicazioni che abbiamo dato agli uffici sono quelle di inviare i documenti ricevuti, i modelli ISEE e le autodichiarazioni. Aspettiamo di conoscere dalla Regione, dalle ambasciate e dal Ministero degli Esteri l’esistenza di eventuali convenzioni tra l’Italia e i Paesi stranieri di origine dei richiedenti, visto che si fa riferimento a questa norma nazionale in materia di erogazione di contributi, ma ad oggi non ci è stata data ancora risposta», spiega Tomasi, che annuncia: «Se la Regione decidesse di non accettare queste domande, allora faremo il possibile per finanziarle come Comune, magari anche coinvolgendo i cittadini, fermo restando che è competenza della Regione sostenerle. Vogliamo garantire questo servizio, perché non si può negare a nessuno il diritto allo studio e la parità dei diritti».

Per Tomasi, questa situazione rischia di amplificare i problemi sociali: «Si va nella direzione opposta all’integrazione, con questi provvedimenti. Come può sentirsi parte di una comunità una famiglia, un bambino, un ragazzo a cui, per burocrazia, viene negato un servizio? La Regione dovrebbe concentrarsi sui veri problemi dei suoi cittadini: invece di intervenire su sistemi rodati, si cancellino disequilibri e iniquità sociali, ad esempio incrementando i fondi per i minori in comunità, italiani e non», chiede Tomasi.

«Le politiche del nostro Comune – conclude l’assessore – mirano all’inclusione sociale, andando incontro a chiunque abbia delle difficoltà, da quelle economiche a quelle sociali; combattiamo l’esclusione dai servizi dei residenti nelle cosiddette “terre alte”, di chi lotta contro le barriere architettoniche, di chi parla una lingua straniera. Lavoriamo per la garanzia della parità di accesso ai servizi; l’esclusione mina l’equilibrio della società».

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