Saturday, 22 September 2018 - 00:19

Banche venete. Il governo del cambiamento sta con i poteri forti: solo il 15% dell’importo perduto a pochissimi risparmiatori, a fronte di 25 milioni di fondo stragiudiziale * di Enzo De Biasi (Codacons Veneto)

Set 16th, 2018 | By | Category: Cahiers de doléances, Lavoro Economia Turismo, Riflettore

Il Decreto Mille proroghe
L’apposizione della fiducia da parte del Governo sul decreto “milleproroghe” alla Camera dei Deputati, ha portato con sé alcune rilevanti novità anche per la legge 205/2017 che in alcuni commi, segnatamente quelli numerati dal 1106 al 1109, sono stati modificati dalle competenti commissioni a cura di esponenti della maggioranza. Il contenuto di queste novità riguarda l’attivazione per i risparmiatori truffati di una corsia preferenziale nel caso in cui questi abbiano perso fino a 100.000,00 € potendo ricevere un ristoro nella misura del 30% in relazione al lodo arbitrale ottenuto da ACF. Inoltre, la norma votata prevede uno stanziamento a favore di Consob presso cui opera A.C F. fino al limite di 25 milioni di €, cosi come rinvia al 31 gennaio 2019
l’adozione del decreto attuativo per realizzare un fondo pro-risparmio tradito, già previsto ma inattuato.
Nel recente incontro avuto a Roma con tanti gruppi parlamentari da parte di una delegazione composta da rappresentanti di Associazioni dei Consumatori, tutti i partiti -in particolar modo quelli governativi- si sono affannati ed affrettati ad assicurare che il “30 per cento” debba intendersi quale acconto, di ciò che sicuramente potrà essere dato successivamente con l’apposito fondo previsto dalla finanziaria dell’anno scorso (legge 205 sopra citata). Tali affermazioni non hanno basi logiche e fattuali, fa parte invece ed a contrario delle scene a soggetto del tipo “fidatevi di noi”, considerato che tali declamazioni si reggono unicamente su di un atto, ad oggi inesistente per decisione degli stessi che finora lo hanno avversato ma pronti a garantire che lo faranno nel prossimo anno! Venendo invece ai fatti, già l’On. Le Baretta disse nel mese di marzo di quest’anno
“il decreto uscirà fra pochi giorni”; non risulta alle cronache cosi come nulla si è avuto finora con i due Sottosegretari in carica che – a differenza del loro predecessore al Tesoro, sono financo privi della delega in materia ma hanno la facoltà di parlare, parlare, parlare sui media e social media, non facendo seguire a tanta verbosità labiale e virtuale uno straccio di provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

L’A.C.F. “Arbitro per le controversie finanziarie”
L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è un organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra risparmiatori ed intermediari, esso è attivo dal 9 gennaio 2017; opera nel campo dei servizi d’investimento prestati dagli intermediari finanziari nei confronti degli investitori (risparmiatori), nei casi in cui il cliente ritenga che siano stati violati dall’intermediario gli obblighi di diligenza, correttezza, trasparenza e informazione e che ciò gli abbia, ovviamente, procurato un danno. L’istruttoria è fatta da dalla segreteria tecnica di ACF, avendo il collegio arbitrale il compito di esprimersi nel merito della controversia indicando all’intermediario finanziario se soccombente, di risarcire il danno al cliente che lo ha chiamato in causa entro trenta giorni data dalla decisione
adottata.
Alcuni aspetti erano stati dati nell’articolo precedente, ora vale la pena di approfondire alcuni dettagli che riguardano più da vicino l’operatività nel suo complesso e la realtà regionale del Veneto. Nel 2017 sono stati presentati 1.839 istanze a livello nazionale, di queste ben 567 il 31% concerneva la nostra regione. La ricerca registra un considerevole incremento nel periodo maggio-luglio per 692 ricorsi, dovuti – prevalentemente dalla presentazione di un numero significativo di risparmiatori-azionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Nella seconda parte dell’anno l’andamento decrescente del flusso dei ricorsi è stato, quindi, soprattutto effetto della intervenuta revoca, a metà luglio, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria a suo tempo rilasciata alle due banche venete, che ha fatto venir meno lo status di intermediario autorizzato in capo
ad entrambe e che, di conseguenza,” ha precluso la possibilità ai risparmiatori-azionisti di continuare a proporre ricorso all’ACF” Tale riscontro non è privo di significato per le ricadute nelle modalità di accesso che hanno perdurato nel secondo semestre 2017 e per tutto il corrente anno nei riguardi dei risparmiatori truffati, ma -soprattutto- per le modalità d’accesso al ristoro parziale del 30 per cento , appena approvato dalla Camera dei Deputati. Infatti, rischia di essere del tutto vanificata, la possibilità concessa dal legislatore settembrino che potranno essere presentati ricorsi ad ACF fino al 30 novembre (sulla data di termine Dossier Camera 10 09 2018).
Rispetto al numero complessivo di istanze, sono state oggetto di esame da parte del collegio arbitrale una percentuale dell’80% (1.469 casi), considerato che una componente risulta irricevibile od inammissibile ed una certa quota si conclude prima della decisione finale perché le parti si accordano durante l’iter conciliativo.
Il Veneto ha visto accolti nr. 84 ricorsi, di questi rigettati 12 il che vuol dire che il “target” di riferimento per la novellata norma del duo “Bitonci-Villarosa” blindata dalla fiducia della maggioranza Giallo-Verde è pari a 72 casi che, inclusi quelli delle consociate, arrivano 103 persone.
Utile è far sapere, soprattutto ai rappresentanti del popolo, anche la ricaduta economica di questa brillante iniziativa parlamentare. Prendendo spunto dalla citata relazione risulta che nel 2017 il valore economico complessivo deciso per tutti i casi che hanno avuto una decisione positiva è stato pari ad € 5.136.176,00. In media sono stati riconosciuti 27.175 euro a ricorso, a fronte di un valore medio delle richieste pari a 53.818 euro, con uno scarto dunque di circa il 50% tra “richiesto” e “riconosciuto”. L’importo minimo è stato pari a 96,67 euro. Utilizzando quanto appreso alla scuola elementare, il 30% di 27.175 euro è pari a 8.152,50 eurini ai quali vanno sottratti un 10-15% di spese professionali, avvocato e/o commercialista (tipologie non riconosciute da ACF), per un importo finale netto in tasca di eurini 6.929,63.
Inoltre, essendoci “lo scarto tra richiesto ed il riconosciuto pari al 50 per cento”, sempre usando la tabellina delle elementari, avremo che il 30 per cento moltiplicato per il 50 per cento fratto 100, da come risultato finale il 15% di ciò che è stato defraudato.
Davvero un “acconto” ragguardevole per pochi intimi e per pochi denari, mentre alcune decine di migliaia di cittadini-risparmiatori restano in attesa. Tra questi sono compresi anche quelli che credono nella Banca Popolare di Vicenza.
Infine, se la provvista quantificata per la ricaduta economica delle decisioni arbitrali verso le banche “liquefatte” è poco meno di 1 milione di € ovvero 103 per 8.152,50 pari ad € 839.707,50 centesimi perché beneficiare CONSOB -noto soggetto vigilante ed attento alle vicende bancarie come risulta dagli atti depositati presso la Commissione d’Inchiesta Parlamentare che ha chiuso i propri lavori nella precedente legislatura – quasi trenta volte più del necessario? Chissà, ognuno di noi vorrebbe trovare qualcuno a cui rivolgersi chiedendogli: “Ciao, ho bisogno di 840,00 €” e sentirsi rispondere, “ma dai, perché chiedi così poco, ecco qui pronti 25 mila €, quando li hai spesi fammi sapere qualcosa ed io sarò qui pronto ancora! “Che bel Paese, che brava gente!
16 settembre 2018

Enzo De Biasi – Codacons Veneto

La relazione ACF 2017 è scaricabile dal sito:
https://www.acf.consob.it/documents/20184/0/Relazione+annuale+2017/ca4dc891-76a8-4772-b963- bfcd9de2627f

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