Tuesday, 23 July 2019 - 12:13

Anche il bellunese Adriano Ghedina all’esperimento “Abbraccio a distanza”

Ago 28th, 2018 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Trovate nuove conferme del misterioso “abbraccio a distanza” tra particelle previsto dalla fisica quantistica e chiamato entanglement: scetticamente bollato come una “fantomatica azione a distanza” da Albert Einstein, questo fenomeno esce davvero dagli schemi della fisica classica.

Telescopio nazionale Galileo (Tng) dell’Inaf, sull’Isola di La Palma, alle Canarie. Crediti: Renato Cerisola/Inaf

Un risultato ottenuto anche grazie al bellunese Adriano Ghedina, diplomato al liceo scientifico Galilei di Belluno, laureato in astronomia a Padova, che col collega Massimo Cecconi, lavora alle isole Canarie presso il Telescopio Nazionale Galileo dell’Istituo Nazionale di Astrofisica (Inaf).

«È sempre una soddisfazione avere un articolo scientifico pubblicato – racconta Adriano Ghedina -. Essere stati inclusi come co-autori di questo articolo in particolare è ancora più appagante in quanto è il modo in cui il gruppo di Zeilinger ha riconosciuto il nostro contributo a questo esperimento. Siamo noi infatti che abbiamo deciso come integrare meccanicamente e allineare otticamente il loro strumento al Telescopio Nazionale Galileo (che riceveva i fotoni da uno dei quasar) e come ottimizzare il collegamento alla base ricevente per la misura sui fotoni entangled. È stato un piacere lavorare con questo gruppo che è rimasto soddisfatti dal nostro aiuto e dai nostri suggerimenti (soprattutto dal risultato dell’esperimento)».

Le prove dell’esperimento, tra le più solide finora disponibili, sono state raccolte sfruttando antichi quasar, bizzarri oggetti cosmici la cui luce è stata intercettata anche grazie proprio ai due italiani, che lavorano alle isole Canarie I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) e dall’Università di Vienna. Per capire meglio, abbiamo chiesto ad Adriano Ghedina di spiegarci l’esperimento. «Non è facile usare parole semplici quando si parla di fisica quantistica – premette -. L’esperimento di Bell sul entanglement dei fotoni è già stato fatto da tempo e lo stesso gruppo del Prof. Zeilinger nel febbraio del 2017 aveva usato due stelle come generatori casuali di fotoni e osservato i fenomeni predetti dalla fisica quantistica.

Il gran passo di questo esperimento è stato quello di usare due telescopi classe 4 metri per spingersi quasi ai confini dell’universo: da stelle lontane 600 anni luce a quasar posti a più di 8 miliardi di anni luce. Il problema di questi esperimenti è eliminare la possibilità che la stessa misura possa influenzare il risultato. In particolare la scelta di come fare la misura deve essere casuale (libertà di scelta o freedom of choice). Allora si sono usati i fotoni degli oggetti più lontani che si potessero osservare, quasi al limite dell’universo conosciuto, per escludere la possibilità che qualche variabile classica nascosta potesse influenzare la misura che si stava facendo in quel momento. Usando come generatori casuali i fotoni che sono partiti dai quasar più di 8 miliardi di anni fa, si calcola che la probabilità che una variabile classica nascosta possa aver alterato la misura sia inferiore a uno su mille miliardi di miliardi(10^-21). Questo eventuale meccanismo che rispetta la fisica classica e altera il nostro risultato avrebbe dovuto cominciare ad agire prima ancora che esistessero la terra e il sistema solare. Quindi si può ragionevolmente dire che non si può spiegare con la fisica classica e che l’entanglement quantico è valido.

Particelle “entangled” si può tradurre come particelle impigliate o abbracciate (traducendolo dal tedesco); in pratica la misura che si fa su una particella immediatamente influenza lo stato dell’altra particella, indipendentemente dalla distanza. Si potrebbe quasi pensare che sia come un una specie di empatia: per due particelle che sono state presentate e sono diventate “amiche” quello che succede a una influenza immediatamente la sua amica. Il ritorno di questi risultati è innanzitutto soddisfare la curiosità scientifica e creare nuovi dubbi e nuove sfide. Ma le proprietà della fisica quantistica si stanno già usando per comunicazioni quantiche e per computer quantici. In particolare sono molto promettenti gli studi per criptografía e sistemi di sicurezza basati sull’entanglement. I fotoni entangled sono generati a metà strada tra i due telescopi e sparati uno verso il TNG e uno verso il WHT mentre questi osservano due quasar in punti opposti del cielo. I fotoni che vengono dai quasar servono come generatori casuali e decidono arbitrariamente come fare la misura sui fotoni entangled per dimostrare la validità della fisica quantistica. Questo è l’esperimento in super-sintesi».

Federica Fant

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