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Gestione della montagna. Luca De Carlo: “Daspo, ma non solo”

Ago 23rd, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

“Le ‘grandi ammucchiate’ di agosto ci lasciano un messaggio chiaro: la montagna va gestita. E per gestirla occorrono pianificazione, organizzazione, volontà e si, anche risorse. Non è pensabile infatti che migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali sicuramente civili, possano affollare le nostre montagne senza aver dato loro un minimo di corretta informazione ed anche, quando serve, educazione”.

Lo sostiene Luca De Carlo, sindaco di Calalzo di Cadore e deputato di Fratelli d’Italia.

“Premesso tutto ciò, siamo oggi, e lo sono le nostre attività economiche, nella condizione di permettersi di scegliere che turista avere ? Oppure la limitatezza temporale della “stagione”, il clima che condiziona pesantemente l’attività sopratutto in quota, i costi notevolmente più alti che le nostre imprese devono sopportare, uniti ad un fisco che in Italia schiaccia e mortifica gli imprenditori, non consentono di scegliere, ma costringono gli operatori a ‘pigliare tutto quello che passa il convento’?

Questo è il tema fondamentale perché, se è vero che nei mesi di giugno, luglio e settembre i frequentatori della montagna sono per lo più veri appassionati l, e a dire il vero più stranieri , è altrettanto vero che nel mese di agosto il turismo cambia, si massifica. I veri appassionati lasciano il posto a famiglie, persone che scappano dal caldo afoso delle città attratte dalla possibilità di vivere un’esperienza alla Mauro Corona. Il tutto snaturando la vera bellezza della montagna che è fatica, silenzio e contemplazione, ma tutto ciò fa poco PIL, non consente agli operatori di vivere. Hanno bisogno di numeri anche maggiori di quelli in pianura. Non accade solo in montagna che grandi quantità di persone di affollino in luoghi ristretti, solo che da noi l’ambiente è più difficile, più angusto , impervio con tutte le difficoltà che ne derivano. Si pensi solo agli approvvigionamenti o allo smaltimento dei rifiuti nei rifugi alpini.

Allora che fare?

Accanto ad azioni propriamente locali, che come sindaco e presidente dell’Unione Montana tento da anni, come l’intensificazione del presidio del territorio nei periodi di massima affluenza con convenzioni con la polizia provinciale, considerato che una scelta errata ha portato il Corpo Forestale ad occuparsi, di fatto, di altro. Ma anche con gli accordi con una cooperativa del territorio per la pulizia delle aree più sensibile durante i giorni festivi. Molte sono da sempre le iniziative di sensibilizzazione in collaborazione con Soccorso Alpino e Dolomiti Emergency che hanno puntato a spiegare la montagna, le sue peculiarità, ma anche i suoi pericoli e le sue insidie. Azioni queste che andrebbero istituzionalizzate e supportate anche economicamente. Ma accanto a queste vanno studiate delle strategie per preservare la montagna, ma anche chi ci vive e chi ci fa impresa! Perché un conto è essere colpiti dalla sindrome di Heidi e voler passare in settimana tra prati curati e caprette come vorrebbe un certo ambientalismo che non conosce l’uso del rastrello e della “roncola”, bel altro conto è rimanere abbarbicati in quota 365 giorni l’anno.

E allora pensiamo veramente ad una tassazione agevolata sopra una certa altitudine, vincolata al rispetto di determinate regole di servizio ed ecosostenibilità. Non contributi spot ma un serio piano fiscale per le aree non disagiate, perché mi offendo quando ci si definisce così , ma per le aree montane di tutta Italia. Regole uniformi dalle Alpi agli Appennini. Alleggerendo il fardello fiscale potremmo permetterci di scegliere che turista avere e alzare il livello della nostra offerta puntando su un turismo, e quindi su un turista, più consapevole della bellezza ma anche della fragilità dell’ambiente che lo ospita. Per farlo ci vuole la volontà di vedere la montagna sotto un aspetto differente e ci vogliono risorse economiche da dedicarle. Si chiama federalismo fiscale? Può essere. L’unica cosa certa però – conclude De carlo – è che, aldilà della filosofia e delle belle parole, ci vogliono i soldini e volontà appunto di investirli in quota”.

 

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