Thursday, 20 June 2019 - 14:04

Fondi per la rigenerazione urbana, vertice tra i sindaci del Veneto. Il sindaco di Belluno Massaro scrive ai parlamentari bellunesi

Ago 13th, 2018 | By | Category: Cahiers de doléances, Cronaca/Politica, Riflettore

Continua la mobilitazione dei sindaci contro il congelamento dei fondi destinati alla rigenerazione urbana: nelle prossime ore si incontreranno tutti i primi cittadini delle città capoluogo del Veneto per studiare le prossime iniziative.

«Questo incontro avrà un significato particolare – spiega il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro – perché si andrà oltre il colore politico del singolo sindaco e si ragionerà unitariamente come rappresentanti di territori che non accettano una decisione così grave e penalizzante per i comuni, per il lavoro e per le imprese come quella del congelamento dei fondi per la rigenerazione urbana. Da parte nostra, noi andremo avanti perché non è possibile giocare così con i soldi dei cittadini: per Belluno, a fronte di uno sblocco di avanzo di amministrazione di circa 5 milioni di euro, si perdono investimenti, tra privati e Bando Periferie, per oltre 35 milioni di euro, e questo non è accettabile».

Massaro è anche in stretto contatto con i vertici di ANCI: «Entro fine agosto si completerà la raccolta dei dati sull’attività di tutti i comuni italiani in materia di rigenerazione urbana. – spiega – Le prime stime indicano già che una larghissima parte dei progetti presentati è in avanzato stato di avanzamento, alla faccia di chi sostiene che non si è fatto nulla finora».

Nel frattempo, il primo cittadino del capoluogo ha redatto anche un testo da consegnare ai parlamentari bellunesi: «Nel dossier, che oggi ho inviato ai nostri rappresentanti a Roma, ho raccolto tutto il materiale riguardante la rigenerazione urbana, comprese le attività burocratiche e contabili ed i problemi relativi all’avanzo di amministrazione che deriverebbe dal congelamento del fondo del Bando Periferie . Abbiamo poche settimane per far capire il grave errore che è stato commesso, fare chiarezza su quanto realmente dice la sentenza della Corte Costituzionale e non quanto si vuole far credere, e soprattutto per mettere una pezza ad una scelta gravissima, che va contro le politiche moderne di sviluppo e che blocca la crescita economica del Paese».

 

Jacopo Massaro

Ai Signori Senatore ed Onorevoli

On. Badole Mirco
On. Bond Dario
On. De Carlo Luca
On. De Menech Roger
On. D’Incà Federico
Sen. Saviane Paolo

Stimati Senatore ed Onorevoli,
mi permetto di inviarVi qui di seguito alcune informali note riepilogative dei devastanti effetti prodotti dalla recente approvazione dell’emendamento 13 al milleproroghe. Sono consapevole della complessità della materia, ed è proprio per tale motivazione che mi sono deciso ad inviarVi questo schema, che spero venga inteso come un mero contributo, spero utile, al Vostro importante e gravoso compito.
1) rispetto alla asserita necessità di “dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 2018“: come noto, la sentenza dichiara la illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 140, della L. 232/2016 “nella parte in cui non prevede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale”. A tal proposito si segnala che:
a) a differenza, ad esempio, degli interventi sul trasporto locale – sempre rientranti nel disposto del comma 140 – gli interventi di rigenerazione urbana NON rientrano nella competenza regionale: i settori riguardanti il programma in oggetto rientrano infatti nella competenza esclusiva dello Stato (come il contrasto al degrado urbano);
b) a dimostrazione del fatto che la sentenza 74 riguarda altri aspetti del comma 140 diversi dalla rigenerazione urbana, si segnala che in data 14/04/2016 è stato acquisito il parere favorevole della Conferenza Unificata sul bando per la presentazione delle proposte progettuali di rigenerazione urbana;
c) ad ogni buon conto, anche se si volesse sostenere che la sentenza 74 riguarda la rigenerazione urbana, per superare ogni ostacolo basta solo convocare nuovamente la Conferenza Unificata ed esprimere un parere sul DPCM del 29 maggio 2017 anziché bloccare 3,9 miliardi di investimenti (in gran parte già effettuati). A tal fine l’ANCI in data 09/08/2018 ha chiesto all’ On. Giancarlo Giorgetti Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Sen. Erika Stefani Ministro per gli Affari regionali e Autonomie al Dott. Stefano Bonaccini Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’immediata convocazione della Conferenza Unificata.
2) le imprese, che potevano lavorare per 3,9 miliardi di euro tra il 2018 e il 2021, dovranno attendere il 2020 per l’avvio dei lavori. Ciò avrà un riflesso su PIL ed occupazione. Il contestuale sblocco degli avanzi avrà effetti minimali, come si dimostrerà nei punti successivi.
3) lo slittamento al 2020 comporta la certa rinuncia di molti partner privati, la perdita delle loro risorse e quindi di lavoro per le imprese e per i lavoratori. D’altronde, è impensabile che il mondo dell’imprenditoria – che da sempre invoca meno burocrazia e tempi più celeri – possa accettare uno slittamento a posteriori di 24 mesi per realizzare un intervento giudicato economicamente attuale e conveniente oggi. In conclusione, lo slittamento non sposta semplicemente in avanti gli investimenti, ma li riduce.
4) le imprese che hanno già effettuato lavori, non verranno pagate per espressa previsione dell’emendamento 13: “le amministrazioni provvedono….a rimodulare…..i connessi pagamenti”. Non è “dimenticandoci” di pagare le nostre imprese che faremo ripartire l’economia.
5) riguardo alla affermazione di alcuni Parlamentari secondo cui in questo anno sul bando periferie “i Comuni hanno fatto poco o nulla e quindi è giusto riprenderci le risorse non spese”, si osserva che:
a) tutti i Comuni interessati hanno già validamente speso le risorse per le progettazioni definitive ed esecutive sulla base di una convenzione – “bollinata” dalla Corte dei Conti – che li autorizzava a spendere le risorse e quindi valeva nei confronti di terzi. Ne consegue che le risorse già spese non possono che essere coperte dalla Istituzione che validamente le ha rese disponibili (col parere favorevole di MEF e corte dei Conti) oppure da chi le revoca a posteriori, mediante il meccanismo della responsabilità.
b) quasi tutti i Comuni sono già in possesso dei progetti esecutivi, come imposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dunque, sono in tabella di marcia. Ciò verrà reso pubblico a fine mese dall’ANCI. Tale stato di avanzamento avrebbe potuto essere noto a tutti (non solo ai Sindaci) se il nuovo Segretario della Presidenza del Consiglio, che presiede il tavolo di monitoraggio della rigenerazione urbana, lo avesse riunito; cosa che non ha mai fatto nonostante i numerosi solleciti.
c) chi non è riuscito a depositare il progetto esecutivo nei termini ed ha richiesto una proroga ai sensi di quanto disposto dalla convenzione, ha ottenuto una valida proroga al 15 settembre dal Segretario della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dunque, sotto il profilo amministrativo i Comuni sono pienamente adempienti anche laddove non avessero presentato gli esecutivi in tempo.
d) i Comuni stanno procedendo all’avvio a gara degli interventi; come noto, per avviare la gara è necessario assumere la determina con un valido impegno di spesa. Poiché la spesa è valida, perché supportata dalla convenzione, ci saranno gli impegni contabili per quasi tutti gli interventi di rigenerazione da qui ad un mese. La dimensione di quanto sottolineato al punto a), dunque, è molto più grande di quanto sembra.
6) con l’emendamento 13, lo sblocco degli avanzi COMUNALI viene fatto risparmiando risorse STATALI. Quindi anche questo Governo fa un taglio lineare agli enti locali, dato che, come dimostrato nei punti seguenti, taglia ai Comuni più risorse di quante risparmia lo Stato.
7) è assolutamente evidente che gli avanzi che si vorrebbero sbloccare con i risparmi prodotti dall’emendamento 13 sono enormemente inferiori al valore movimentato dalla rigenerazione urbana. Solo per fare un esempio: per sbloccare circa 5-6 milioni di euro di avanzo del Comune di Belluno, si bloccano 18 milioni di euro di contributo al comune e 35 milioni di euro totali di interventi più le risorse illustrate ai punti 8 e 9. La situazione è simile per tutti i Comuni interessati.
8) i Comuni hanno destinato grandi parti del proprio spazio di patto 2018 al cofinanziamento della rigenerazione (Belluno e quasi tutte le Città di media dimensione hanno destinato TUTTO lo spazio alla rigenerazione urbana). Il blocco tardivo delle risorse statali provoca la perdita delle risorse allocate dai comuni (non ci sono i tempi per le gare per mettere in salvo nel Fondo Pluriennale Vincolato le risorse comunali dato che le norme statali non ci hanno consentito di fare progettazioni esecutive per opere non interamente finanziate). Dunque, il danno non è limitato alla perdita del contributo e del cofinanziamento dei privati che si ritireranno, ma verranno perse le risorse spendibili dai Comuni nell’anno 2018, che confluiranno……nell’avanzo di amministrazione! Dunque, se lo scopo dei 140 milioni di euro risparmiato con l’emendamento 13 era di liberare l’avanzo, è opportuno sapere che invece ne crea di nuovo. Ne consegue che per liberare gli avanzi non basteranno più 140 milioni (cifra comunque già insufficiente), ma le risorse per il 2019 andranno incrementate quasi dell’intero spazio di patto 2018 perso dai comuni capoluogo. A spanne, circa altri 100 milioni almeno.
9) Tutti i Comuni che avevano al loro interno la rigenerazione di scuole e strutture sportive, hanno utilizzato gli specifici spazi di patto messi a disposizione dal Governo per sbloccare l’avanzo comunale. Il Comune di Belluno, ad esempio, cofinanzia il progetto anche con 3,6 milioni di euro di avanzo, sbloccato con il consueto bando edilizia scolastica (Decreto MEF 09/02/2018 che fa riferimento alle varie finanziarie degli ultimi anni). L’emendamento 13 provoca due effetti devastanti:
a) non si possono più spendere i 3,6 milioni di euro di avanzo di amministrazione comunale (ma l’emendamento 13 non serviva a sbloccare gli avanzi?);
b) le norme statali stabiliscono che gli spazi di patto per spendere l’avanzo debbono essere utilizzati entro il 31 dicembre (cosa che con l’emendamento 13 non si potrebbe più fare); in caso di mancato impegno, il Comune dovrebbe restituire lo spazio di patto nel 2019. In sostanza, il Comune sforerebbe il patto di stabilità e subirebbe pesantissime conseguenze per colpa del Governo, che ha cambiato a posteriori le regole del gioco. In sostanza, il Governo penalizza di più i Comuni virtuosi che meglio si sono mossi (che hanno ottenuto più contributo, che hanno movimentato più soldi privati che sono riusciti a spendere i propri avanzi).
10) Rispetto all’asserita necessità di “restituire a tutti i Comuni, e non solo i capoluoghi, spazi di patto per non creare disparità tra comuni di serie A e comuni di serie B”, si fa presente che i Comuni assegnatari del bando periferie sono già sono stati espressamente esclusi dall’accesso ad ingenti risorse (DM 29 gennaio 2018, a valere sulle risorse di cui all’art. 1, comma 853, l. n. 205/2017 ed altri bandi) proprio per evitare vantaggi ai comuni capoluogo. L’emendamento 13, dunque, crea sperequazione tra i Comuni di serie A (quelli che hanno potuto partecipare a tutti i bandi) e quelli di serie B (esclusi dai bandi perché assegnatari di un contributo poi tolto a posteriori).
11) una considerazione politica: il bando periferie ha introdotto finalmente in Italia il concetto di “rigenerazione urbana”, cioè di creare sviluppo socio-economico combattendo degrado ed abbandono e frenando il consumo di territorio (come da anni viene fatto nei Paesi più evoluti d’Europa). E’ di tutta evidenza che la scelta dell’emendamento 13 è quella di abbandonare il concetto di rigenerazione urbana – che aveva frenato gli appetiti speculativi e iniziato a dirigere l’interesse privato verso il recupero in luogo della nuova costruzione – e di far ripartire la speculazione edilizia basata sul consumo di territorio. Davvero è questa la nuova prospettiva economica verso cui vogliamo avviarci?

Stimati Parlamentari, come si può capire, la situazione creata dall’emendamento 13 è ben più grave di quanto pensi qualche tecnico che nulla sa di cosa significhi realmente amministrare, stare in trincea e dover fare il bene dei Cittadini in mezzo ad una giungla di norme e principi contabili; per sbloccare circa 5 milioni di euro di proprio avanzo comunale, ad esempio, il comune di Belluno dovrà rinunciare a:
35 milioni di investimenti (di cui 18 milioni da contributo statale);
700.000 euro di risorse proprie sottratte ad investimenti e manutenzioni;
3,6 milioni di avanzo non più utilizzabile;
tutti i trasferimenti e gli spazi di patto futuri che verranno persi ad opera delle sanzioni per lo sforamento 2019;
freno allo sfruttamento del suolo.
Ne vale la pena? Mi appello al Vostro attaccamento al bene comune, che so essere radicato, affinché possiate intervenire nell’interesse dei Cittadini.
Io resto a totale Vostra disposizione per fornire ogni utile delucidazione.
Ringraziandovi sin d’ora per quanto potrete fare, Vi saluto cordialmente.

IL SINDACO
Jacopo MASSARO

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