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lunedì, Maggio 25, 2020
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Fondi di confine. Bard: Serve un cambio di rotta

Il cambio al vertice nella gestione dei Fondi dei Comuni di Confine viene salutato dal movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti con una speranza: «Non sia più una strumento politico-partitico, ma finanzi i progetti veramente strategici».
«Il Fondo deve tornare nelle mani dei comuni confinanti e delle Province, per lavorare su progetti di sviluppo delle aree periferiche. – commentano dal movimento – Non è più accettabile che queste risorse vengano impiegate per sopperire alle mancanze della Regione e dello Stato, come invece purtroppo è stato fatto in questi anni e come alcuni sindaci vorrebbero continuare a fare».
Troppi gli esempi sbagliati del passato: «Finanziare l’ospedale di Agordo è un progetto strategico? Certamente. Va fatto con i fondi di confine? Assolutamente no! È compito della Regione Veneto, che deve però sopperire ai tagli avuti negli anni di governo PD dallo Stato».
Quale dunque il possibile sviluppo? «Innanzitutto, affidare la responsabilità del fondo ad un tecnico, e non ad un rappresentante politico.

Alla gestione De Menech possiamo dare il solo merito di aver sbloccato il movimento dei fondi, e speriamo che per il futuro venga mantenuta questa tempistica, se non migliorata. Poi, il passo successivo deve essere una trattativa Regione-Governo sul tema dei trasferimenti agli enti locali: vanno ripristinati i fondi a comuni, province e regioni almeno ai livelli del 2008, così che ogni ente sia in grado di garantire i servizi necessari al suo territorio in modo da “liberare” gli 80 milioni di euro del FCC per progetti di sviluppo. Infine, l’autonomia, bellunese e veneta: si prospetta il voto alle Camere su questo tema nel 2019, quindi è tempo di lavorare per il trasferimento delle competenze e delle risorse prima a Venezia e da lì a Roma, oltre che per il ripristino dell’elettività dell’ente Provincia. Se non si rispetteranno questi passi, il Fondo dei Comuni di Confine sarà solo una soluzione per Roma per continuare ad ignorare la “questione montagna”, sottraendo risorse alla Province autonome di Trento e Bolzano. Finchè queste staranno al gioco…».

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