Wednesday, 17 October 2018 - 01:28

Elettrodotto: depositata la mozione. Dario Bond: “Un tavolo tecnico col governo per rivedere il progetto”

Mag 19th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

È stata deposita la mozione sulla questione del progetto di razionalizzazione dell’elettrodotto in provincia di Belluno e che vede come primo firmatario il deputato di Forza Italia, Dario Bond: “Era un impegno preso al tavolo convocato dal Comune di Belluno qualche settimana fa”, ricorda l’onorevole. “Sono riuscito a sensibilizzare tanti colleghi, bellunesi e non, che appoggiano le richieste che ho indicato nella mozione”.

11 i firmatari della mozione: oltre allo stesso Bond, i bellunesi Mirco Badole, Luca De Carlo e Marco Osnato; il trevigiano e collega di partito Raffaele Baratto; Lorena Milanato, Felice Maurizio D’Ettore, Michaela Biancofiore, Francesco Cannizzaro, tutti di Forza Italia; a loro si aggiungono anche Paolo Trancassini e Guido Crosetto, entrambi di Fratelli d’Italia.
L’obbiettivo è quello di rivedere il progetto di Terna, e per questo si impegna il Governo “a farsi promotore di un tavolo tecnico di coordinamento con tutte le amministrazioni interessate”: “È necessario che tutti i territori coinvolti, gli enti, i rappresentanti, si siedano intorno allo stesso tavolo e formulino una proposta univoca e tecnicamente percorribile. Se continuiamo con le divisioni anche tra comuni confinanti e con il “no” a priori senza una controproposta valida, si fa solo il gioco di Terna”.

Lo scopo finale è la revisione della posizione del Consiglio dei Ministri che poco più di tre mesi fa diede il via libera al progetto: “Una posizione presa da un Governo ormai agli sgoccioli del suo mandato e a pochi giorni dalle elezioni, a nemmeno un mese dal voto”, ricorda Bond. “Bisogna assolutamente intervenire in modo da ridurre l’impatto di questo progetto sull’ambiente e sulla popolazione bellunese, che ha il diritto di veder rispettati la sua salute, il suo territorio e la sua volontà”.

Ecco il testo della mozione

La Camera,

premesso che:
già nel 2002 la stampa veneta aveva dato notizia della prossima realizzazione di un elettrodotto da 380 KV tra Cordignano (Treviso) e Lienz (in Austria), che avrebbe interessato 21 comuni della provincia di Belluno e 4 in quella di Treviso, per un percorso nel territorio italiano di circa 80 chilometri. Dopo aver avviato tutte le procedure necessarie il gestore della rete di trasmissione nazionale, la GRTN SpA, che ha presentato il progetto, ha ottenuto da parte del Governo alcune semplificazioni degli iter amministrativi per accelerare la realizzazione dell’opera entro il 2006;
l’elettrodotto, ad altissima tensione, rientra nelle tipologia di interventi in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici previsti dalla legge n. 443 del 2001 (cosiddetta legge obiettivo) la cui autorizzazione ai lavori spetta allo Stato, previa intesa con la Regione;
il Consiglio regionale del Veneto approva nel giugno 2003 una risoluzione (n. 58) che impegna la Giunta regionale “a rendere parere negativo su ogni atto relativo alla realizzazione dell’elettrodotto (…) e ad intraprendere tutte le iniziative necessarie ad impedirne la realizzazione”;
la realizzazione dell’opera incontra anche la ferma opposizione dei Comuni di Mogliano Veneto, Preganziol, Casale sul Sile, Silea, Roncade, Monastier, San Biagio di Callalta, Ponte di Piave, Ormelle, Oderzo, Fontanelle, Gaiarine, Godega di Sant’Urbano, Orsago e Cordignano, che denunciano il non mitigabile degrado ambientale del loro territorio gravato dal tracciato in progetto, territorio estremamente sensibile e vulnerabile e quindi fortemente intriso di vincoli naturali di tipo geologico, idraulico e forestale;
anche i Comuni di Cordignano, Sarmede, Fregona, Vittorio Veneto, Farra d’Alpago, Tambre, Puos d’Alpago, Chies d’Alpago, Pieve d’Alpago, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore, Perarolo, Pieve di Cadore, Domegge, Lozzo di Cadore, Vigo di Cadore, Auronzo, Comelico superiore, Danta e S. Nicolò Comelico avevano tempo prima espresso la loro contrarietà al progetto, a causa delle ripercussioni ambientali e di inquinamento elettromagnetico dell’opera, visto che il territorio interessato è quasi interamente sottoposto a vincolo ambientale;
a parere delle amministrazioni comunali non erano quindi compensabili le pesanti incidenze che tale opera avrebbe comportato sugli habitat e sulle specie animali e vegetali censiti ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 43/92/CEE all’interno dei siti “Natura 2000” in prossimità dei quali si sarebbe voluto vorrebbe far snodare il tracciato della linea elettrica;
la GRTN SpA è confluita dal 1° novembre 2005, mediante un’operazione di trasferimento di questa attività, in Terna SpA;
nel 2008, Terna Spa propone quella che definisce “razionalizzazione della rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave”. Il progetto vale 75 milioni di euro e ridisegna la rete di trasmissione elettrica che già oggi connette il Cadore alla Valbelluna seguendo il cammino del Piave verso valle. Con un lavoro di demolizione e ricostruzione, Terna vorrebbe ridisegnare il quadro infrastrutturale dell’alta tensione (le linee a 132 kiloVolt situate perlopiù in sinistra orografica che raggiungono Belluno) e dell’altissima tensione (le linee a 220 kiloVolt presenti soprattutto in destra orografica che proseguono verso Limana). I Comuni di Ponte nelle Alpi e Soverzene vedono nella proposta di Terna una possibile soluzione ai loro problemi: i comuni sono infatti attraversati da linee elettriche a 132 e 220 kV, che in molti casi passano vicino alle case e a luoghi sensibili (scuole, aree sportive). L’accordo quindi prevede che Terna farà la razionalizzazione, spostando alcune linee, interrandone (in parte) altre e liberando così i centri abitati dei due comuni dai tralicci. Tutto il progetto viene inoltre subordinato all’ampliamento della stazione elettrica di Polpet, che sarà potenziata. Il progetto prevede inoltre che le linee a 220 kV afferenti alla stazione di Soverzene (Soverzene-Lienz, Soverzene-Scorzé, Soverzene-Vellai) siano raccordate alla SE di Polpet. Inoltre la linea Polpet-Scorzé, prevista con tensione 220 kV, sarà armata con tralicci rinforzati, adeguati anche per la tensione a 380 kV (altri anche fino a 50 metri);
cittadini e Comuni (in seguito) chiederanno più volte di chiarire se quest’opera, definita “razionalizzazione”, non sia in realtà il frazionamento di un’opera più complessa e delicata: l’interconnessione a 380kV con l’Austria, la vecchia Cordignano-Lienz diventata Lienz-Scorzè. Terna smentisce sempre, ma nei piani di sviluppo della società appare chiaro che l’intervento in oggetto è propedeutico alla realizzazione dell’interconnessione Italia-Austria a 380 mila Volt;
il 31 marzo 2009 i Comuni di Soverzene, Ponte nelle Alpi, Belluno, la Provincia e Terna firmano il protocollo d’intesa per avviare l’intervento. Il 21 luglio 2010 i Comuni di Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo, la Provincia e Terna firmano il protocollo d’intesa per il riassetto della rete nell’alto Bellunese;
in data 21 febbraio 2011 Terna SpA presenta al Ministero competente il progetto, denominato di “razionalizzazione e sviluppo della Rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave”. L’opera, riguardando la costruzione di elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica, è soggetta ad autorizzazione rilasciata, nell’ambito del procedimento unico, dal Ministero dello sviluppo economico di concerto col Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Regione Veneto;
in merito ai progetti enunciati, numerosi enti, sia pubblici che privati, presentano osservazioni critiche allo studio di impatto ambientale di Terna SpA, evidenziando gravi carenze progettuali, con inaccettabile sottovalutazione dei reali impatti che gli elettrodotti creerebbero;
il Ministero dell’ambiente, con il parere n. 900 del 30 marzo 2012 relativo alla VAS del “piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale del 2011”, elaborato da Terna, dichiara che “Terna non ha mai sviluppato la valutazione delle alternative per nessun intervento e a nessun livello di valutazione” e che “si ritiene necessario analizzare diverse alternative relativamente a differenti modalità di raggiungimento degli obiettivi individuati all’interno delle analisi del fabbisogno stimato dal PdS stesso”;
lo stesso Ministero, con la richiesta di integrazioni del 7 novembre 2012, evidenzia la carenza e sommarietà del progetto, sia in riferimento agli strumenti programmatici e pianificatori sia in merito allo studio del paesaggio, affrontato nello studio di impatto ambientale in maniera molto generica, e come fosse necessario in sede progettuale approfondire le motivazioni dell’opera e della scelta tecnica, valutare tracciati progettuali migliorativi (come ad esempio seguire il corridoio dell’autostrada A27) ed informare il pubblico interessato (di fatto numerosi soggetti, pubblici e privati) il quale può proporre utili osservazioni;
con una nuova risoluzione, approvata all’unanimità il 12 giugno 2014 (n. 72, “Elettrodotti in Valbelluna: rivedere totalmente il progetto partendo dai territori”), il Consiglio regionale del Veneto in modo trasversale riconosce la necessità di sospendere da subito la procedura di VIA del progetto Terna denominato “Razionalizzazione e sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) nella media valle del Piave”, per approntare una revisione totale del progetto, alla luce delle nuove innovazioni tecnologiche e gestionali oltre che delle variazioni di domanda di energia e aprire un tavolo di concertazione tra Regione Veneto e Terna per verificare le criticità della rete elettrica esistente e quella in progetto nel Veneto per arrivare ad una strategia di sviluppo sostenibile delle infrastrutture elettriche che adotti le migliori tecniche possibili in termini sia di efficienza energetica che di impatto ambientale;
il 16 giugno 2014, a seguito di un sopralluogo della commissione Via nazionale, il commissario capo istruttore chiede a Terna nuove integrazioni: la società deposita la nuova proposta a metà agosto 2014: nella relazione Terna mette le tre alternative in valutazione a confronto, concludendo che la proposta presentata in precedenza è ancora la migliore perché “gli impatti sono minori”;
il 19 febbraio 2015 il consiglio comunale di Limana, approva le osservazioni contro la nuova alternativa di Terna, dichiarata “inammissibile dal punto di vista procedurale, non sostenibile dal punto di vista ambientale, inadeguata da quello progettuale”;
Il 24 luglio 2015 il Comune di Belluno delibera per chiedere la riprogettazione, e impedire che i tralicci passino sopra il Piave e in zone di tutela ambientale, disponendo che nuovi elettrodotti potranno passare, a Belluno, solo se interrati. Si prevede infine che debba essere fatto un nuovo progetto, condiviso con tutte le amministrazioni interessate direttamente e indirettamente e con i cittadini. Il Comune di Belluno segnala le criticità che graverebbero sull’aeroporto (ci sono note di Suem, Protezione civile e Forestale che testimoniano la pericolosità di aggiungere nuovi ostacoli al volo ai margini del cono di atterraggio dei velivoli). Segue nel mese successivo una manifestazione di cittadini;
il 14 luglio 2016 la commissione Via regionale esprime parere favorevole al progetto con molte prescrizioni, evidenziando che la soluzione proposta “non è tecnologicamente avanzata”. Vengono elencate le numerose criticità e segnalate alcune irritualità nella procedura seguita da Terna. La Via sottolinea «la necessità di addivenire ad una rivisitazione complessiva della progettazione proposta da Terna Spa nel Bellunese»;
il 19 maggio 2017 la commissione nazionale Via esprime parere favorevole con dodici prescrizioni, ad eccezione dell’interramento ad Andreane e nel cono di volo dell’aeroporto. Risulta assente la Regione Veneto;
il 20 luglio 2017 il ministero dei Beni e attività culturali esprime invece parere negativo sul progetto evidenziando il grave impatto ambientale che avrebbe. Il Mibact riprende i due pareri ugualmente negativi della Soprintendenza Belle Arti del Veneto emessi il 21 settembre 2015 e il 1° settembre 2016: in particolare nel primo la Soprintendenza scrive, senza possibilità di fraintendimenti, che “le nuove linee elettriche aeree, l’altezza dei tralicci e l’attraversamento del Piave in più punti andrebbero a incidere negativamente nell’intorno paesaggistico tutelato”, “con interferenze nei coni di percezione visiva su un’area dolomitica di eccezionale importanza ambientale e paesaggistica, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità”;
particolarmente importante e fondamentale dal punto di vista culturale è il parere del Mibact, in quanto il paesaggio è tutelato dall’articolo 9 della Costituzione italiana, poiché esso rappresenta un fondamento del nostro Paese. Paesaggio italiano che, in alcuni contesti come quello dolomitico (sito della WHL dell’Unesco), si rappresenta anche come valore mondiale di bellezza;
in presenza di due pareri difformi, spetta al Consiglio dei Ministri esprimersi. L’8 febbraio 2018, a tre settimane dal voto, il Consiglio dei Ministri delibera, a norma dell’articolo 5, comma 2, lettera c-bis), della legge 23 agosto 1988, n. 400, di consentire la dichiarazione di compatibilità ambientale del progetto relativo alla “Razionalizzazione e sviluppo della rete di trasmissione nazionale (RTN) nella Media Valle del Piave”, a condizione che siano rispettate le prescrizioni espresse nel parere della Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale VIA/VAS. Ma è noto come tra queste non ci sia l’interramento delle linee dell’alta tensione da Andreane a Sagrogna, sopra il Piave, richiesta dal Comune di Belluno e valutata positivamente dall’ente di tutela regionale. Nella delibera è scritto chiaramente che «l’interconnessione delle linee fra Austria e Veneto rappresenta una direttrice strategica» e che il progetto in questione ha valenza europea;
il 23 febbraio 2018 un ordine del giorno in Consiglio comunale a Belluno ribadisce la richiesta di interramento e la ferma opposizione al progetto Terna così com’è stato autorizzato; segue una nuova manifestazione pubblica di cittadini per chiedere un nuovo progetto;
è necessario che le reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale, come recita l’art. 1, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001: “assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio e promuovere l’innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l’intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, secondo le migliori tecnologie disponibili”;
il progetto in questione potrebbe degradare irreparabilmente notevoli parti di territorio in quanto l’impatto ambientale di un’opera, con tralicci alti anche 50 metri e con percorso sviluppato lungo pendii, crinali, dorsali, cime e valli, rappresenterebbe uno sfregio permanente e non mitigabile con possibili incidenze negative sugli habitat e sulle specie animali e vegetali;
il territorio bellunese, grazie anche al fatto di essere inserito con le Dolomiti nella lista Unesco dei siti patrimonio culturale dell’umanità, deve pretendere ed ottenere che le necessarie reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale;
secondo il principio di precauzione, enunciato nell’articolo 191 del trattato istitutivo dell’Unione europea, al fine di garantire la protezione di beni fondamentali come la salute e o l’ambiente, è necessaria l’adozione di misure di cautela anche in situazione di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situazione di rischio presumibile, anche se non è ancora dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo; –

impegna il Governo
tenuto conto degli eventi che si sono succeduti e riportati in premessa, e delle notevoli criticità riscontrate per un intervento ad elevato impatto ambientale e paesaggistico negativo, nonché della necessità di relazionarsi con valori protetti, quali la tutela della salute, dell’ambiente e dei valori del paesaggio, ad adottare ogni iniziativa di competenza per rivedere la posizione assunta dal Consiglio dei Ministri lo scorso 8 febbraio 2018, e prevedere una revisione del progetto “Razionalizzazione e sviluppo della rete di trasmissione nazionale (RTN) nella Media Valle del Piave” proposto da Terna SpA;
a tal fine, a farsi promotore di un tavolo tecnico di coordinamento con tutte le amministrazioni interessate direttamente e indirettamente e con i cittadini, per proporre, sviluppare e condividere soluzioni alternative percorribili, da effettuare con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale per il territorio della provincia di Belluno.

Dario Bond
Mirco Badole
Luca De Carlo
Raffaele Baratto
Marco Osnato
Paolo Trancassini
Guido Crosetto
Lorena Milanato
Felice Maurizio D’Ettore
Michaela Biancofiore
Francesco Cannizzaro

Share

Comments are closed.