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Vittime civili di guerra. La storia di Maria Dalla Rosa, morta il 25 marzo del 1945 a Cavarzano da una bomba sganciata da un aereo americano

Il 25 marzo 1945 una bomba sganciata da un aereo alleato esplode sul giardino della Casa di riposo di Cavarzano (Belluno). Una scheggia colpisce una 17enne staccandole completamente una gamba.  La ragazza muore dissanguata. Era l’infermiera Maria Dalla Rosa, nata a Cesiomaggiore il 14.11.1927 che tutti i giorni prestava servizio nella struttura per anziani di Belluno durante la Seconda guerra mondiale.

La storia è stata raccolta dal compianto Dario Zanolla, appassionato di storia locale, che poi ce l’ha inviata, insieme ad altri ritagli e ricordi personali, per la pubblicazione.

Maria Dalla Rosa proveniva da una famiglia molto religiosa ed anche lei era una ragazza di grande fede, che pregava quotidianamente e aveva anche espresso il desiderio di abbracciare la vita religiosa. L’opera che prestava nella Casa di riposo, infatti, era vissuta come una missione da compiere.

Maria aveva due fratelli imprigionati in campo di concentramento in Germania. E ogni giorno pregava perché potessero far ritorno a casa. “Signore – diceva – prendi me, ma fa che i fratelli tornino da mia madre”.

Quel 25 marzo del ’45 Maria Dalla Rosa si trovava al lavoro nella Casa di riposo insieme a Giovanna Vignaga, una sua paesana di Calliol. Sentendo il rumore degli aerei alleati in avvicinamento, la ragazza commette l’imprudenza di uscire allo scoperto in giardino e invita anche la sua amica a seguirla per vedere gli aerei che sorvolavano Belluno.
Per una di quelle inspiegabili fortuite circostanze l’amica rifiuta l’invito, dicendo “Non vengo, perché ho una infezione agli occhi e non posso guardare.” Maria esce da sola in giardino, e sarà l’ultima volta. Aveva 17 anni, i suoi resti si trovano al cimitero di Pez (Cesiomaggiore), dove il ricordo della giovane donna è ancora vivo.

Quello stesso giorno, alla stessa ora, suo fratello Angelo, un uomo alto 1 metro e ottanta, ridotto a soli 44 Kg. di peso, veniva liberato dalla prigionia in Germania e iniziava il suo viaggio di ritorno in treno. Informato della morte della sorella, alla stessa ora della sua liberazione, e delle preghiere che la ragazza recitava per lui, per tutti gli anni futuri ricordò la “grazia del ritorno” invocata e ottenuta dalla sorella. Anche l’altro fratello Giuseppe, riuscì a sopravvivere alla prigionia e fece ritorno a casa.

Dopo l’attacco aereo americano e la morte di Maria, alcuni partigiani diedero la triste notizia alla madre, che con grande dignità disse, senza mostrare rancori verso nessuno:”Dio me l’ha data, Dio me l’ha tolta.”

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