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venerdì, Giugno 5, 2020
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La proposta da retrobottega dell’Ana e di De Menech: rendere obbligatorio il servizio civile. Proposta inaccettabile. I giovani già lo fanno con il precariato di oggi. E’ solo un inutile parcheggio e ulteriore lavoro a basso costo

«Rendere obbligatorio il servizio civile contribuirebbe a ricostruire quel senso di comunità che stiamo perdendo o, forse, abbiamo già perso». Il deputato veneto Roger De Menech appoggia la richiesta dell’ANA, l’associazione nazionale Alpini, che tutti i cittadini e le cittadine italiane dedichino un periodo variabile dai 6 agli 8 mesi al Paese.
Mi corre l’obbligo di ricordare all’Associazione nazionale alpini, nostalgica dell’armata Brancaleone, e all’onorevole De Menech, che i giovani, qualora fosse loro sfuggito, già lo fanno il “servizio civile obbligatorio”. Eccome che lo fanno con il precariato di oggi. Se è vero come è vero che i governi succedutisi negli ultimi vent’anni altro non hanno saputo fare che svalutare il lavoro.
Ma li leggono lor signori i concorsi e le opportunità di lavoro che tutte le settimane l’Ufficio Informagiovani del Comune di Belluno pubblica e invia a chi ne faccia richiesta?
Li vogliono laureati, con la laurea magistrale 3+2, ma attenzione, che non sia stata conseguita da più di tre anni altrimenti non va bene, e li pagano 400 euro al mese lordi.
Signori, io questo lo chiamo servizio civile obbligatorio!
Non lamentiamoci se poi i giovani se ne vanno all’estero in cerca di opportunità migliori. Un Paese che non investe nei giovani non ha futuro!

«Non si tratta solo di addestrare i giovani alla difesa, al pronto intervento in caso di calamità o al soccorso in mare o in montagna», afferma De Menech. «Siamo tutti consapevoli che molti di questi servizi sono assicurati grazie al lavoro di decine di migliaia di volontari e il modello funziona. Tuttavia, credo ancora più importante ricostruire un’identità italiana e un senso di appartenenza alla comunità che inevitabilmente si è perso in questi anni. Se tutti dedicassero un po’ di tempo alla collettività forse avremo un Paese più coeso e solidale».

Onorevole De Menech, abbia pazienza, ma se si è persa l’identità italiana e il senso di appartenenza alla comunità, dovrebbe chiedersi innanzitutto chi ha determinato questa situazione. Io dico che è stata la classe dirigente, i politici che hanno allontanato i cittadini dalla Patria.
Dell’accoglienza, tanto per esser chiari, oramai non ci crede più nessuno. Sappiamo dalle intercettazioni telefoniche che i migranti hanno reso più del traffico della droga alle organizzazioni criminali.
Di un disegno di legge per reintrodurre il servizio civile obbligatorio non sappiamo cosa farcene. Sarebbe solo un inutile parcheggio, o peggio, del lavoro a basso costo sulla pelle dei giovani.
Di queste trovate estemporanee il popolo sovrano non ne ha bisogno.

Roberto De Nart

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