Monday, 25 June 2018 - 15:44

La storia di Domenico Bovone e Angelo Sbardellotto nel libro di Pablo Dell’Osa “Il tribunale speciale e la presidenza di Guido Cristini 1928-1932”

Mar 12th, 2018 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

La storia di Angelo Pellegrino Sbardellotto, l’anarchico di Villa di Villa (Mel) fucilato il 17 giugno del 1932 per aver progettato di uccidere Benito Mussolini, torna in libreria.
A ricostruire la vicenda processuale, arricchita di nuovi particolari, è Pablo Dell’Osa, giornalista e scrittore nativo di Pescara, inviato della rivista “D’Abruzzo”, autore del libro “Il tribunale speciale e la presidenza di Guido Cristini 1928-1932” (Mursia editore, 348 pag. II edizione 2017, 19 euro).
Dell’Osa in questo suo ultimo lavoro, ripercorre la carriera di Guido Cristini figlio del farmacista di Guardiagrele (provincia di Chieti in Abruzzo), avvocato, deputato, faccendiere, era tenente dei bersaglieri durante la I^ Guerra mondiale, decorato con medaglia d’argento al valor militare. Il suo destino si incrocia con quello di Benito Mussolini, caporale nel suo reparto. Durante gli anni della sua presidenza Cristini “la jena del Tribunale speciale” come lo definisce l’autore, infligge 1.725 condanne, comminando 8.806 anni di carcere con 9 condanne a morte tutte eseguite. Piero Calamandrei, della presidenza Cristini scrive nel 1950 al Consiglio nazionale forense: “Il modo in cui si svolsero quei cosiddetti processi, che non furono giudizi ma preordinati assassini, sono fatti che non si cancellano”. Eppure, Cristini, passa indenne i processi, e la Cassazione, con sentenza del 31 ottobre del ’46, lo manda libero grazie all’amnistia della Legge Togliatti. Unico sopravvissuto tra i tre presidenti del Tribunale speciale in carica dal 1927 al 1943, muore a Chieti nel 1979 all’età di 84 anni.
Il libro, nel capitolo dal titolo “Assalto al cane grosso”, dedica una trentina di pagine alla vicenda di Domenico Bovone e Angelo Pellegrino Sbardellotto, uniti casualmente nel processo apertosi il 14 giugno del 1932 nell’Aula IV del “Palazzaccio” ovvero il Palazzo di Giustizia di piazza Cavour a Roma. In soli due giorni arriva la condanna a morte per entrambi. Ma quella del 16 giugno 1932 sarà l’ultima sentenza pronunciata da Cristini, costretto a dimettersi tre mesi dopo.
Pablo Dell’Osa riporta una descrizione minuziosa della scena che si svolge nell’aula giudiziaria. Con i giudici, Lussorio Cau, Giuseppe Rambaldi, Renato Pasqualucci, Alberto Piroli, Ivo Oliveti, tutti ufficiali della milizia in alta uniforme con vistose decorazioni appuntate al petto. Giudice relatore, l’unico con la toga, Giovanni Presti. In mezzo a loro il presidente Guido Cristini, luogotenente generale, onorevole e avvocato, alto e robusto di corporatura, all’epoca 37enne. Oltre a una sessantina di giornalisti italiani e stranieri.
Nel processo Bovone-Sbardellotto la sentenza di condanna era già confezionata. E se è vero che per Bovone le prove di colpevolezza per gli attentati commessi erano schiaccianti, per Sbardellotto la posizione processuale era più leggera. Infatti aveva solo progettato l’attentato a Mussolini, ma era stato arrestato prima di poter mettere in atto il suo piano. Ma la questione doveva chiudersi con una sentenza esemplare di condanna. Un monito per tutti: per i nemici dello Stato la massima pena. Angelo Sbardellotto non fece alcun passo indietro, rifiutò di chiedere la grazia e dormì tranquillamente l’ultima notte, tanto che dovettero svegliarlo.
La seconda edizione della sera del quotidiano L’Impero apre il 15 giugno del 1932 con: “Il popolo italiano esige che, con la fucilazione di Bovone, Sbardellotto e compagni sia definitivamente chiusa la serie degli attentati al Duce”.

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