Friday, 21 September 2018 - 14:47

Riunito a Mel il Consiglio di sorveglianza ACC. Il sindaco Stefano Cesa chiede giustizia per le condotte illecite che hanno rovinato lo stabilimento

Mar 2nd, 2018 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Mel, 2 marzo 2018  –  Oggi nel Municipio di Mel, si è riunito il Consiglio di sorveglianza, socio istituzionale di ACC Wanbao a seguito dell’informativa inviata dal Commissario straordinario Maurizio Castro.

Lo riferisce in una nota il sindaco di Mel Stefano Cesa, promotore dell’incontro.
“Tra le iniziative portate avanti con grande determinazione dal Commissario straordinario – prosegue la nota –  ha assunto particolare rilevanza la denuncia presentata presso la Procura della Repubblica di Pordenone per le gravi condotte di bancarotta poste in essere dagli ex amministratori Luca Amedeo Ramella, Paolo Pecorella e Fausto Cosi.
La vicenda di ACC, precedentemente alla dichiarazione dello stato di insolvenza ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs n. 270 del 08.09.1999 (giugno 2013), che anche quest’oggi vogliamo riportare all’attenzione di tutte le Istituzioni e dei cittadini, è emblematica sotto molti profili. Sottolinea innanzitutto i drammatici pericoli della finanziarizzazione dell’economia”.

Stefano Cesa, sindaco di Mel

“Quando è stata ceduta, ACC era un’azienda solida e profittevole, leader nel mondo per qualità dei prodotti e quota di mercato. In 10 anni, i fondi speculativi che ne sono diventati proprietari l’hanno rovinata, conducendola ai margini della competizione internazionale a causa di una serie ininterrotta di terribili scelte di gestione.

La ragione di un simile fallimento – spiega il sindaco Cesa – sta tutta nell’incapacità di quei fondi di comprendere le logiche industriali di un business fatto di prodotto, di tecnologia, di servizio, di competenza, e dunque animato da strategie complesse e di lungo termine; le ossessive dinamiche a breve degli uomini di finanza, la loro vocazione a spremere anziché a far maturare, a incassare anziché ad investire, a comandare anziché a mobilitare, a movimentare astratti algoritmi anziché a realizzare fatti concreti, si sono rivelate nemiche della fabbrica di Mel, della sua tradizione di affidabilità e del suo patrimonio di esperienza.

Oltre quattrocentocinquanta milioni di debiti irrecuperabili: questo il lascito nel Bellunese di nomi altisonanti della finanza nostrana ed internazionale.

Nel 2013, a seguito dell’ammissione di ACC alla procedura di Amministrazione straordinaria, c’è stata una grande manifestazione che ha visto l’intero territorio bellunese, rappresentato dai cittadini, dalle Istituzioni, dalle parti sindacali, dalla politica e dalle Associazioni di rappresentanza economica porre il tema morale della speculazione finanziaria nella gestione dei complessi industriali come ACC sottolineando anche e soprattutto il ruolo e la responsabilità istituzionale e sociale degli Istituti di Credito.
Si verificava infatti la situazione paradossale che dopo anni in cui gli Istituti di Credito avevano finanziato a lungo e copiosamente la vecchia ACC, tanto che le banche hanno accumulato crediti in sofferenza per circa 150 milioni senza che venissero impedite le scelte più scellerate della proprietà e soprattutto senza che destassero allarme numeri sin dal primo momento indici di un governo del business confuso ed inefficace, gli stessi Istituti di Credito non volevano finanziare le operazioni industriali del Commissario Castro dopo che lo stesso era riuscito a recuperare la fiducia dei grandi clienti internazionali dell’elettrodomestico e dopo aver acquisito ordini capaci di riportare al lavoro tutti i dipendenti e programmato il ritorno al pareggio operativo già nel primo anno.

A seguito dell’ammissione di ACC alla procedura di Amministrazione straordinaria è stato istituito un Consiglio di Sorveglianza socio istituzionale fra gli enti locali che presidiano le comunità interessate alle sorti del compendio industriale di ACC Compressors con la partecipazione delle RSU e delle OO.SS. di riferimento, dei rappresentanti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e dei Comuni di Mel, Provincia di Belluno, Comuni di Belluno, Feltre, Trichiana, Lamon, Lentiai e Pordenone, coordinato dal sindaco di Mel e aperto ai parlamentari e ai consiglieri regionali dei territori coinvolti.
Il Consiglio di sorveglianza – che ha ottenuto formale riconoscimento anche dal MISE nell’ambito dell’accordo sindacale sottoscritto il 4 agosto 2014 – sin dalla sua istituzione ha svolto un ruolo fondamentale nelle fasi più critiche della vicenda, garantendo il reperimento delle risorse finanziarie per assicurare la continuità della produzione durante la Gestione Commissariale e quella del mantenimento del livello occupazionale durante la trattativa con l’acquirente Wanbao.
Nel corso degli ultimi anni si è riunito regolarmente con il Commissario straordinario per monitorare e valutare di volta in volta le iniziative da intraprendere.
Nell’ambito di tale attività, sempre allo scopo di tutelare gli interessi dei lavoratori, le istituzioni territoriali, tramite il Consiglio, hanno fin da subito condiviso con ACC la necessità di perseguire le condotte illecite degli ex amministratori manifestando la volontà di costituirsi parte nel relativo procedimento penale.

Dalla relazione tenuta oggi dal Commissario straordinario Maurizio Castro – riferisce il sindaco Cesa – , apprendiamo come tutti gli elementi delle indagini condotte, evidenziano gli argomenti che hanno confermato la sussistenza di plurime condotte di bancarotta, le quali trovano evidenza anche dall’attività investigativa della Guardia di Finanza e dalla perizia prodotta dal Consulente Tecnico dell’Università Bocconi, nominato dalla stessa Procura della Repubblica.
Il Consiglio di sorveglianza, socio istituzionale, a nome dell’intero territorio bellunese ha da sempre denunciato le condotte “spregiudicate” e compiacenti degli ex amministratori dell’ACC Compressor con evidenti conflitti di interesse e arricchimenti a favore della Alix Partners, la società di consulenza – gestita dall’ex amministratore Luca Ramella – alla quale i fondi speculativi hanno affidato la gestione della società a partire dal 2009.
Al riguardo è scandaloso rammentare come l’iscrizione a bilancio del marchio gonfiato assurdamente in misura di 27 milioni di euro ha avuto l’effetto di alterare la situazione economico – patrimoniale della società in modo sensibile, ma soprattutto ha consentito che venissero coperte le perdite maturate permettendo la prosecuzione dell’attività della società, astenendosi dal farne dichiarare lo stato di insolvenza.

A fronte di tali evidenze, da sempre denunciate da questo territorio – sottolinea il sindaco Stefano Cesa – , si è accolta con sorpresa e sgomento la notizia della decisione da parte del procuratore di Pordenone di chiedere l’archiviazione del procedimento.

Nel corso di questi anni con le vicende di ACC, il territorio ha voluto porre l’attenzione anche sulla difficile condizione di molte grandi e piccole aziende e di importanti settori economico-produttivi della nostra Provincia e sulla drammatica condizione di molte lavoratrici e lavoratori che hanno perso il lavoro e che difficilmente, nel breve termine, potranno trovare una nuova collocazione. E’ stata ed è tuttora una vera emergenza sociale quella che stiamo vivendo, una emergenza che non conoscevamo da tempo e che ci ha impegnato in questi anni a tentare di ricercare soluzioni immediate e solide prospettive.

Il nostro territorio ha sempre reagito con determinazione e coraggio alle sfide ed ai drammi della sua comunità: orgoglio, laboriosità, intelligenza, capacità di sacrificio sono tratti che da sempre hanno contraddistinto la nostra Comunità e sui quali ancor oggi possiamo fare affidamento.

Pertanto – conclude il sindaco di Mel Stefano Cesa – , il territorio bellunese qui oggi riunito nel Consiglio di sorveglianza socio istituzionale, chiede a gran voce, attraverso la celebrazione del processo, un atto di giustizia perché non si consumi, attraverso l’impunità di condotte che hanno arrecato danni indicibili a una comunità di lavoro e d’impresa, ch’era stata esemplarmente prospera prima di essere dannata ad un’ingiusta rovina economica, una lacerazione sociale, morale senza precedenti”.

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