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Animali e isolamento sociale: dove deve vivere il cane? * di Cristiano Fant

Feb 27th, 2018 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

Con l’inizio del nuovo anno il movimento antispecista “Siamo tutti animali” ha superato le 600 verifiche effettuate sulle segnalazioni ricevute di maltrattamento di animali.
In questi anni abbiamo visto moltissimi casi di maltrattamento e possiamo dire senza alcun problema che la qualità in sede di verifica e di risoluzione delle segnalazioni non risulta soddisfacente.
Tra i tanti casi che capita di vedere alcuni sono peggiori di altri; e ovviamente ci si aspetta un intervento più deciso e risolutivo da parte degli organi preposti.
Sicuramente l’isolamento sociale del cane, la specie maggiormente segnalata, è la forma di maltrattamento più comune e al tempo stesso la meno considerata.
L’isolamento sociale è una delle forme di maltrattamento peggiori per il cane: la sua natura sociale, infatti, lo porta a vivere in branco, in famiglia, a rapportarsi con altri individui della stessa specie e di specie diverse per trovare un ruolo, un’identità, una sicurezza e un equilibrio psicologico. Il cane che vive isolato non si sente sicuro, vive male, riposa male, non cresce, non matura; portando ansia e depressione, con conseguenze fisiologiche e psichiche importanti.
Ogni veterinario comportamentalista, ogni educatore cinofilo, ogni responsabile competente di un rifugio, ogni etologo vi dirà la stessa cosa. Ne abbiamo incontrati tanti in questi anni e tutti ci hanno confermato quanto stiamo ripetendo da tempo: il cane solo vive in stato di sofferenza.
Oggi gli animali di ogni specie sono considerati individui, esseri senzienti cioè capaci di provare sentimenti, fatto ampiamente provato scientificamente, accettato ufficialmente dall’Unione Europea e dimostrato dalla giurisprudenza con decine di sentenze in merito.
Va ricordato che secondo l’OMS il concetto di salute è dato da “un armonico ed equilibrato sviluppo di tutte le funzioni fisiche e psichiche” , e ciò va ribadito per ogni individuo, di qualsivoglia specie.
La domanda che ne segue è: “dove deve vivere il cane?” Ovviamente in casa, con la famiglia.
Non tutti lo capiscono, tanto meno lo accettano; ecco perché il cane non è un animale per tutti.
La detenzione del cane in modo continuativo in box, in giardino, in terrazza, senza contatti costanti con altri individui, senza che possa interagire con la famiglia e con membri esterni, è una forma grave di maltrattamento. Persino una detenzione isolata in giardini grandi e belli non è adatta. Per quanto spazio il cane abbia a disposizione dormirà sempre sull’uscio, davanti alla porta della veranda, il più possibile vicino alla sua famiglia.
Vediamo e segnaliamo continuamente casi di isolamento sociale e di altre problematiche quali la mancanza di un riparo, di acqua e di cibo o detenzioni in box troppo piccoli e che molto spesso riusciamo a risolvere senza l’intervento delle autorità.
Ma l’isolamento sociale rimane, purtroppo tale.
“È il caso di un cane detenuto da tempo in un’area isolata, legato a catena a punto fisso nei pressi di una baracca in lamiera sotto la quale il cane era stato costretto a scavarsi una tana vista la mancanza di un ricovero. Viveva isolato da tutto e non riceveva acqua e cibo in modo costante. Quando, su segnalazione mi sono recato a vederlo, l’animale presentava evidenti problemi agli occhi. Dopo la nostra denuncia alle autorità e il conseguente controllo da parte
delle forze dell’ordine, tornate poi sul posto con il veterinario pubblico, il proprietario dell’animale è stato costretto a costruire un box con cuccia dietro una casa di proprietà, dove non risiede. Il problema agli occhi è stato curato ma il cane sembra continui a vivere solo, a mangiare e bere occasionalmente.”
Va detto che per quanto concerne l’isolamento sociale, la mancanza di una cuccia, di un riparo dalle intemperie e del sole diretto dell’estate, ogni organo di polizia giudiziaria dovrebbe essere in grado di valutare la situazione, considerando nei fatti l’oggettività data dall’omissione di tali requisiti facilmente reperibili (Allegato A, DGR 272/07 “Linee guida igiene urbana veterinaria”).
In nessun punto della legge 189/04 è previsto l’obbligo del veterinario, quantunque a volte si renda necessario; un agente o ufficiale di polizia giudiziaria deve valutare le condizioni che, una volta documentate con foto, filmati, testimonianze e quanto altro sia utile, sono da ritenersi perfettamente valide ai fini della procedura penale.
Peraltro, nei casi in cui si renda necessario, il considerare il sequestro preventivo dell’animale, affinché il crimine non prosegua, fa parte dei doveri previsti dall’Art 55 del codice penale che recita: “la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che ​vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale” .
La nostra organizzazione non intende mettere sotto accusa gli organi preposti ai controlli, anzi: il maltrattamento di animali è una materia nuova e spesso di difficile interpretazione e applicazione.
“Siamo tutti animali” si propone, come ha sempre fatto, per collaborare con un lavoro di prevenzione: questo ci ha permesso di risolvere, senza l’intervento degli enti, oltre il 70% (più di 400 casi) delle segnalazioni di maltrattamento giunte sino ad oggi al nostro ufficio, con un risparmio notevole di tempo e di denaro pubblico. Abbiamo però il dovere di rispondere alla popolazione su quanto accertiamo e di assicurarci che il benessere animale venga rispettato, verificando, soprattutto nei casi più delicati, gli interventi effettuati dagli organi preposti.
I casi che seguiamo vengono relazionati con l’ausilio di foto, filmati e testimonianze e protocollati prima di denunciare le situazioni di maltrattamento alle forze dell’ordine. E spesso i risultati attesi non sono quelli sperati.
Un cambiamento radicale nel modo di valutare il maltrattamento sarebbe doveroso da parte degli organi preposti e la mancanza di accertamenti verso l’isolamento sociale è da ritenersi una grave omissione da parte di chi dovrebbe vigilare e garantire quel benessere animale che i bellunesi, sempre più numerosi nel segnalare questi casi, attendono.
La nostra organizzazione può fornire assistenza e supporto a chi lo richieda, privati o enti. Abbiamo già collaborato con amministrazioni e forze dell’ordine per tutelare animali di ogni specie.

Per contattarci potete scrivere a
maltrattamenti@siamotuttianimalibelluno.it

Il presidente Cristiano Fant

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