Sunday, 23 September 2018 - 08:37

Sanità bellunese, sanità dimenticata

Feb 17th, 2018 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità

La situazione della sanità bellunese desta preoccupazione. A sottolinearlo in una nota è il segretario dell’Unione comunale di Belluno Roberto De Moliner e il Gruppo consigliare con Paolo Bello e Erica Dal Farra.

L’ultima vicenda in ordine di tempo – riscontrano gli esponenti bellunesi del Pd – riguarda la sospensione dei servizi nel fine settimana presso il reparto di neuro chirurgia. Ma, chi segue le vicende della sanità territoriale sa bene che quella della neurochirurgia è solo un esempio che, ancora una volta, evidenzia il rischio concreto che l’ospedale San Martino di Belluno non sia il vero ospedale di riferimento della Provincia come previsto dall’attuale piano socio sanitario della Regione; piano che, oltretutto, verrà rivisto a breve.

La carenza di personale medico nella Neurochirurgia è l’emblema di una generale difficoltà della sanità bellunese a reperire personale qualificato disponibile ad esercitare la professione nel nostro territorio. Questo, già evidente da tempo nelle realtà periferiche, sta diventando realtà anche per la struttura del San Martino. In una realtà periferica come quella bellunese con un bacino d’utenza destinato a breve a scendere sotto i 200 mila abitanti, la casistica e le prospettive di esperienza professionale sono elementi chiave per interpretare il fenomeno.
Accanto a questo – prosegue la nota – appare evidente che le azioni politiche del passato, volte a difendere situazioni indifendibili senza alcuna capacità di razionalizzazione delle risorse e di ottimizzazione dei servizi, hanno sortito l’effetto di un depauperamento della qualità dei servizi stessi con un danno evidente per i cittadini che ne fruiscono.

La politica provinciale quindi è stata sinora gravemente carente ed i primi cittadini non sono riusciti in alcuna occasione a fare rete e ad offrirsi come interlocutori privilegiati e competenti per ridisegnare il panorama dei servizi, alla luce delle nuove istanze. Ciò ha lasciato campo libero all’azione della politica regionale, di cui le varie direzioni strategiche aziendali sono emanazione. Il risultato è una altrettanto evidente incapacità di coniugare i bisogni della realtà con la necessità di ottimizzazione delle risorse e dell’offerta sanitaria.
Eppure, chi ha uno sguardo attento, sa che nella nostra realtà operano servizi e professionisti di ottimo livello; vi sono discipline in cui la sanità bellunese eccelle al punto da attirare pazienti da tutto il territorio regionale e, in taluni casi, anche nazionale.

Pertanto – dichiarano  Roberto De Moliner, Paolo Bello e Erica Dal Farra – noi crediamo sia strategico supportare e potenziare l’eccellenza esistente e immaginare di sviluppare alcuni servizi nelle discipline legate alle patologie più incidenti nel territorio; al contempo garantire servizi essenziali per tutto il territorio; pensare e potenziare le modalità di trasporto sia verso l’ospedale hub che verso realtà sanitarie contermini per servizi di elevata specializzazione che non potrebbero essere forniti localmente con gli stessi standard qualitativi.
Siamo convinti che si possa arrestare lo spopolamento in atto, soprattutto delle terre alte, anche attraverso la garanzia di servizi sanitari adeguati e di qualità, rivolti ai residenti, ma anche ai turisti che in determinati periodi dell’anno incrementano di molto la popolazione residente.

Come cittadini bellunesi, prima che come Democratici, riteniamo necessario chiarire e razionalizzare le competenze delle due principali realtà ospedaliere, garantendo il ruolo di riferimento principale all’ospedale San Martino, come indicato dalla regione nell’attuale piano socio sanitario; potenziando le discipline di buon livello esistenti nelle realtà periferiche; garantendo la qualità dei servizi domiciliari e dei servizi alla terza età che sono di importanza centrale per una provincia ad alto tasso di invecchiamento.
Auspichiamo una inversione di rotta nella politica locale, invitando i primi cittadini e l’ente provincia ad abbandonare le azioni localistiche e di corto respiro per favorire politiche e strategie volte al bene comune. Quella che era la Conferenza dei Sindaci, pur se privata formalmente del suo ruolo, può ancora essere uno strumento prezioso di lavoro in questa direzione da noi auspicata.

Tutti possono e devono dare il proprio contributo in modo generoso – conclude la nota – senza calcoli di basso profilo che puntino al mero consenso immediato. In particolare il comune capoluogo, carente in questi anni, deve riappropriarsi di un ruolo guida che è necessario per il confronto con la Regione Veneto e indispensabile per promuovere il bene di tutto il territorio.

 

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